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SCUOLA/ Licei vs. istruzione tecnica, smontare il centralismo in 6 mosse

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In particolare la scuola ha finito per essere la prima vittima di questa concezione generalista- elitario-parassitaria. La quale tende a produrre avvocati, notai, giudici, docenti, attori, giornalisti e funzionari dello stato dando alle loro funzioni una iperdignità culturale e riducendo assolutamente ad uno status marginale la funzione e la dignità del lavoro produttivo ed anche manuale. Che non sono, come giustamente afferma Bertagna, un misero e malinconico prodotto della necessità ma un fenomeno divino che esprime l’umanesimo integrale e genera costantemente stimoli evolutivi, culturali e spirituali oltre che vantaggi economici.

Ma per noi è chiaro che non si tratta di una semplice problematica culturale: dietro il paravento dello scontro su ciò che è più culturale o meno in realtà il centro sud (la sua classe dirigente) che è molto attento a quantità, reddito, potere (molto più del nord) ha stabilito la preminenza di ciò che è statale su ciò che è regionale, garantendosi per altri 30 anni il monopolio dei posti di lavoro nella scuola di Stato, dalla quale quasi tutto il personale del nord è stato espulso.

Pertanto la via d’uscita dalla licealizzazione patologica (degradata dal crollo della qualità docente) crescente non sarà tanto una battaglia ideale per valorizzare la cultura del lavoro, quanto una vera lotta politica per invertire la tendenza descritta.

Secondo il punto di vista dell’Asnrf (Associazione per una Scuola Nostra Regionale e Federale) che io rappresento gli elementi per acquisire, facilmente al nord, un sostegno di massa alla indispensabile battaglia sono:

– Il lancio massiccio di esperienze e pratiche di alternanza scuola-lavoro che consentano ai nostri giovani di avere una miriade di esperienze significative e stimolanti sul piano cognitivo, culturale, spirituale ed esistenziale e di integrarsi fecondamente nel territorio in cui sono nati e cresceranno.

– L’opposizione aperta e serrata al curricolo gigantesco che viene imposto agli alunni (al solo scopo di dilatare il numero dei docenti stipendiati) e maggiore di circa il 50 per cento rispetto a quello medio europeo, considerando sia il curricolo annuale (1.000 ore contro le 750 della media Ocse) sia quello totale e cioè i 13 anni pre-universitari anziché i 12 diffusi in Europa.

– L’incitamento nei confronti delle regioni del nord affinché esigano l’applicazione dell’art. 117 della Costituzione ed avviino passi concreti nell’esercizio anche unilaterale del loro potere.



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