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SCUOLA/ Chiosso: le punizioni "hockey" di Rossi Doria? Bene, ma non ci sono ricette magiche

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Quali criteri base adottare?
L'unico criterio di cui tenere conto è che la correzione-punizione - correzione perché una punizione per essere educativa deve essere sempre correttiva -, non sia solo fine a se stessa altrimenti entra nella logica punitiva militare. Prima occorre individuare delle regole pedagogiche che funzionano; la libertà lasciata alle scuole deve essere inquadrata in queste regole. Mi sembra che Rossi Doria sostanzialmente si muova dentro questa logica.
Ci faccia un esempio del tipo di correzione che lei reputa valido ed efficace.
La correzione prima di tutto deve essere immediata, non si può intervenire a distanza di tempo di fronte a una situazione di sbaglio o di comportamento inadeguato. Ci vuole poi un intervento congruo e proporzionato, congruente al fatto commesso e proporzionato all'età e al contesto e soprattutto ci deve essere una decisione condivisa: che è il punto più delicato. E condivisa tra docenti e famiglie. Per capirci: un tempo era normale che io - parlo di sessant'anni fa - se dicevo a mio padre che a scuola ero stato punito, mi prendessi uno schiaffone senza che mio padre volesse neanche sapere il motivo della punizione. Oggi invece inizia un processo agli insegnanti per capire quali ragioni li hanno portati a rimproverare un figlio. La condivisone è problema serio e delicato.
E' decisiva, dunque, la partecipazione della famiglia al processo educativo.
Se dopo un rimprovero qualcosa scatena la reazione dei genitori, è chiaro che otteniamo il risultato opposto: niente viola di più la regola educativa che la disunione degli educatori.



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COMMENTI
12/12/2011 - Il problema non sono le punizioni (Gianni MEREGHETTI)

Il nuovo sottosegretario Rossi Doria esordisce con le punizioni, un tema affascinante come affascinante la sua proposta delle punizioni hochey, un'idea - riconosciamolo - geniale per affrontare una questione decisiva nella scuola, come mettersi in rapporto con chi non è proprio interessato a mettersi in rapporto con l'insegnante o a qualsivoglia adulto. Punizioni hochey, così i ragazzi anche se l'hanno commessa grossa vengono tenuti in rapporto con la scuola, devono continuare ad esserci in classe. Una soluzione che vuole mantenere entrambi i corni del problema, sia la necessità di punire ciò che dentro la scuola è fuori luogo sia l'urgenza di tenere gli studenti "discoli" in rapporto con l'ambiente scolastico. Manca una questione decisiva in questo aspetto così importante, ed è che non sono le punizioni, anche le più blande o razionali ad educare, non sono le punizioni, ma lo sguardo del docente o dell'adulto. Ciò di cui un giovane d'oggi ha bisogno non è della punizione hochey, ciò di cui sente l'esigenza è uno sguardo di simpatia totale. Sentire su di sè questo sguardo, è questo a liberare l'umano che vibra in ciascun di noi.