BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Chiosso: le punizioni "hockey" di Rossi Doria? Bene, ma non ci sono ricette magiche

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Immagine d'archivio  Immagine d'archivio

Il sottosegretario all'Istruzione Marco Rossi Doria deve anche essere un appassionato di sport come l'hockey. Parlando infatti al convegno Tenere la classe, la responsabilità degli adulti che si è svolto nei giorni scorsi a Trento, ha proposto l'introduzione nelle scuole della cosiddetta regola della sospensione che vige nell'hockey. In pratica, quando si viene espulsi, non si viene cacciati dal campo fino al termine dell'incontro come avviene ad esempio nel calcio, ma solo per qualche minuto rimanendo a guardare gli altri che continuano a giocare, poi si rientra in campo. Un modo, dice Rossi Doria, per riflettere su quello che si è fatto. Per il sottosegretario - che ha citato il caso di una scuola di Trento che già applica tale norma - una idea da sviluppare e proporre a livello nazionale. Nella scuola in questione, i ragazzi che si rendono autori di comportamenti contro le regole vengono sanzionati, invece che lasciandoli a casa, facendo loro svolgere dei lavori socialmente utili o restando in classe, ma sperati dai compagni. Una sanzione dunque alternativa e rieducativa. Secondo Giorgio Chiosso, professore ordinario di Storia dell'educazione nell'Università di Torino, "un esperimento senz'altro interessante, ma che deve tenere conto delle regole pedagogiche fondamentali dell'aspetto educativo". Per Chiosso, è necessaria prima di tutto la condivisone sul metodo da applicare: tra i docenti e con le famiglie.

Professore, una riflessione a caldo su quanto suggerisce il sottosegretario all'Istruzione: le sembra una proposta valida?
Innanzitutto penso sia importante che ritorni sulla scena del dibattito generale il fatto che esiste un problema di disciplina nelle scuole. Un tema che invece per decenni è stato ovattato dentro una specie di buonismo e permissivismo mescolati, nella convinzione che qualunque azione non dico di tipo punitivo, ma di tipo correttivo fosse una azione anti libertaria, che violasse la libertà dell'altro, qualcosa che insomma metteva in discussione il libero sviluppo dell'energia altrui.
Qual è allora il modo giusto per discuterne?
Credo che il fatto che se ne ridiscuta, e soprattutto se ne ridiscuta non solo nell'ottica del voto di condotta, come è stato con recenti provvedimenti in un logica di tipo disciplinare militare, ma in un logica educativa, sia una cosa importante e significativa. Vuol dire tornare a prendere coscienza di qualcosa che gli insegnanti sperimentano tutti i giorni e cioè che è difficile tenere la disciplina nelle classi, e che ci sono molti casi complessi.
Il suggerimento di Rossi Doria in sostanza la trova d'accordo.
Credo che quella della sospensione a termine sia un primo elemento interessante.
Ma non sufficiente?
Sono convinto che in materia correttiva non esista alcuna ricetta magica. Quello tenuto a Trento e ripresa da Rossi Doria è sicuramente un esempio interessante,  non so però se è generalizzabile. Credo non ci sia infatti ambito così soggettivo e così legato alla situazione particolare come quello che tocca la sfera della disciplina e del comportamento etico.
Quale sarebbe allora il suo suggerimento al proposito?
Sarei dell'avviso che bisognerebbe lasciare libertà di iniziativa alle scuole, trovare dentro la loro autonomia delle regole condivise e approcci congruenti con il territorio e con i soggetti con cui hanno a che fare. Perché un conto è lavorare in una scuola bene del centro di Milano o di Torino, e un conto è lavorare nelle periferie di Napoli o Palermo, oppure lavorare in un piccolo paese di campagna. Credo ci sia una forma di autonomia scolastica educativa che vada esercitata, naturalmente escludendo i fatti gravissimi che sfiorano i reati penali.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
12/12/2011 - Il problema non sono le punizioni (Gianni MEREGHETTI)

Il nuovo sottosegretario Rossi Doria esordisce con le punizioni, un tema affascinante come affascinante la sua proposta delle punizioni hochey, un'idea - riconosciamolo - geniale per affrontare una questione decisiva nella scuola, come mettersi in rapporto con chi non è proprio interessato a mettersi in rapporto con l'insegnante o a qualsivoglia adulto. Punizioni hochey, così i ragazzi anche se l'hanno commessa grossa vengono tenuti in rapporto con la scuola, devono continuare ad esserci in classe. Una soluzione che vuole mantenere entrambi i corni del problema, sia la necessità di punire ciò che dentro la scuola è fuori luogo sia l'urgenza di tenere gli studenti "discoli" in rapporto con l'ambiente scolastico. Manca una questione decisiva in questo aspetto così importante, ed è che non sono le punizioni, anche le più blande o razionali ad educare, non sono le punizioni, ma lo sguardo del docente o dell'adulto. Ciò di cui un giovane d'oggi ha bisogno non è della punizione hochey, ciò di cui sente l'esigenza è uno sguardo di simpatia totale. Sentire su di sè questo sguardo, è questo a liberare l'umano che vibra in ciascun di noi.