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SCUOLA/ Orientare in III media? Tre regole per non "dimenticare" gli studenti

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Alcuni studi di caso evidenziano una correlazione tra corrispondenza consiglio/scelta e stabilità e sostanzialità del rapporto scuola-famiglia, così come dal considerare l’atto del consiglio orientativo come frutto maturo di un percorso di orientamento costruito nel tempo, invece che, come spesso accade, come anonimo prodotto da catena di montaggio costruito in modo standardizzato.

Vi sembra eccessiva questa definizione? I fatti dimostrano che spesso il c.o. è concepito dalla scuola come un atto estemporaneo e poco più che formale, da consegnare in busta chiusa alle famiglie e al quale non pensare più, concentrando le proprie energie sullo “svolgimento del programma in preparazione all’esame di Stato”. Le pratiche seguite nelle scuole per la redazione del  consiglio orientativo, occorre dirlo, sono spesso affrettate ed approssimative, o basate su pregiudizi e luoghi comuni. Il documento di norma è redatto per tutta una classe (fino a ventinove allievi!) in un’ora o poco più di Consiglio di classe dove i criteri, non va nascosto, spesso sono ancora il “chi va bene al liceo, i medi all’istituto tecnico, e chi va male al professionale, tanto lì è tutto facile”. Oppure, se c’è qualche voce fuori dal coro, dove l’ultima parola va all’insegnante più carismatico, o, tipicamente, a quello di italiano, “perché l’orientamento in fondo è affar suo”. Spesso neanche gli insegnanti sanno dire su cosa si basi il consiglio esteso (Attitudini? Interessi? Risultati di apprendimento? Stili cognitivi? E rilevati come: osservazioni registrate? Sensazioni e/o intuizioni più o meno vaghe o circostanziate dei singoli insegnanti? Confronto collegiale nel tempo?).

Il format del documento è lasciato alla libera iniziativa (autonomia) della scuola, e questo è un bene, quando però questa libera iniziativa non corrisponda invece ad incuria e scontatezza, a superficialità o schematismo.

Non si risentano gli insegnanti che leggono queste righe, sappiamo bene che la maggior parte fra loro (non la totalità) è realmente appassionata al bene di chi è loro affidato. Dall’analisi dei consigli e delle modalità con le quali essi (non) sono condivisi con le famiglie abbiamo tuttavia uno spaccato della scuola e di parte delle aporie che attualmente la caratterizzano: se da una parte per sua natura essa si propone di aprire al ragazzo nuove prospettive accompagnandolo nell’incontro con la realtà, dall’altra tende a chiudere gli orizzonti (realismo o reductio?) con un ottuso disciplinarismo; se è nella sua natura valutare, e quindi valorizzare, di frequente esprime giudizi definitori, quando non definitivi; se sa di avere davanti persone in crescita, spesso si rivolge solo all’allievo, concependo il suo futuro solo in rapporto al successo (o al possibile insuccesso) scolastico presupponendo di conoscere la persona, ma considerando in realtà solo la sua parte discente o peggio intellettuale; se sa di dover tener conto di tutti i fattori in gioco (passioni, desideri, fatiche, stili, volontà...), spesso concentra la sua attenzione su dimensioni residuali, o comunque non esaustive di per sé della ricchezza e complessità del percorso di crescita (voti dell’ultimo periodo, autonomia esecutiva...); se nel sostenere l’orientamento consapevole dovrebbe conoscere le strade che conducono verso l’orizzonte (es. l’offerta formativa e non solo scolastica del territorio), spesso conosce e quindi propone solo le vie più tracciate e consuete, tralasciando colpevolmente di mettere in luce validi percorsi alternativi o paradossalmente più diretti per ciascuno.



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COMMENTI
12/12/2011 - Una proposta inconcludente (enrico maranzana)

“Le pratiche seguite nelle scuole per la redazione del consiglio orientativo sono spesso affrettate ed approssimative, o basate su pregiudizi e luoghi comuni”: si tratta di una chiara, esplicita denuncia alla cui origine sono da collocare la confusione gestionale e la latitanza della dirigenza. La significatività dell’accusa appare evidente se la si accosta all’assioma costitutivo: “La scuola media è orientativa in quanto favorisce l'iniziativa del soggetto per il proprio sviluppo e lo pone in condizioni di conquistare la propria identità di fronte al contesto sociale”. Se il documento d’orientamento è la sintesi dell’attività che la scuola svolge, allora prorompe il verdetto che consegue alla sua banalizzazione. In altri termini: la gestione del servizio scolastico elude il dettato legislativo che la vorrebbe unitaria, progettuale, controllata! Chi è “realmente appassionato al bene di chi gli è affidato” deve agire come il buon seminatore che si adopera per preparare il terreno in cui collocherà il seme e non accetta supinamente ambienti sterili, senza finalizzazione e organizzazione.