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SCUOLA/ Orientare in III media? Tre regole per non "dimenticare" gli studenti

Il consiglio orientativo, indicazione sul percorso scolastico data agli studenti di III media, può non ridursi a un semplice proforma. Si deve però sapere come “usarlo”. CRISTINA CASASCHI

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

In queste settimane tardo autunnali nelle case delle famiglie dei ragazzi che frequentano la terza media (secondaria di primo grado), si palesa – a volte come dal nulla – un atto formale redatto dalla scuola: il consiglio orientativo.

Il Consiglio per l’Orientamento, più comunemente denominato consiglio orientativo, esiste fin dagli anni sessanta e ha attraversato alterne vicende e alterne fortune. È un atto dovuto da parte del Consiglio di classe ed è volto ad esprimere per ciascun alunno un’indicazione ragionata rispetto al percorso da intraprendere a conclusione del primo ciclo di istruzione, il percorso che sembra poter essere più interessante, adatto ed opportuno per ciascuno.

Il consiglio orientativo si colloca in uno snodo temporale e relazionale significativo, quello della scelta, dove si incrociano, e  volte si ingorgano, percorsi e istanze differenti e complementari: le dimensioni del soggetto, ovvero i valori e il contesto nei quali è cresciuto, le sue curiosità e interessi, la sua modalità di approccio all’esperienza e alla conoscenza, le strategie che mette in campo, le competenze che matura, i rapporti che vive, ma anche ciò che i genitori vedono in lui, desiderano per lui e, a volte, desiderano per loro attraverso di lui, le opportunità e i vincoli che la società mette in campo, con le pressioni che impone, e il punto di vista degli insegnanti... La questione è assai ricca e articolata, e proprio per questo a volte confusa.

Innanzitutto: cos’è un consiglio? Certo, è un’opinione, un parere, un suggerimento con cui si intende aiutare qualcuno in una decisione o in una difficoltà. Ma, come ogni buon counsellor sa, un consiglio così inteso lascia il tempo che trova, soprattutto quando non è richiesto, e quando non sia del tutto riconosciuta l’autorevolezza del consigliere... In realtà un consiglio è da intendersi anche come consultazione e confronto tra più persone, con funzioni consultive o deliberative. Alcuni filologi, analizzando l’etimo, risalgono a sedere insieme, onde il senso di consultarsi, e questa mi pare un’immagine molto bella, se la rendiamo tridimensionale con le persone attrici di questo snodo: il ragazzo, la sua famiglia, i suoi insegnanti.

La scelta, come è noto, spetta alla famiglia che per prendere una buona decisone deve poter contare su tutti i contributi alla conoscenza del proprio ragazzo e dell’offerta formativa di cui possa disporre. Vien da sé che in questo senso il punto di vista della scuola è importantissimo, ma non è che una parte del campo e, soprattutto, pur nella specificità del suo punto di osservazione, non dovrebbe mai essere autoreferenziale. I dati disponibili, peraltro ancora scarsi e a macchia di leopardo, testimoniano che la corrispondenza tra il consiglio orientativo e la scelta poi effettuata varia da livelli bassissimi, vicini al 30%, a livelli assai elevati, anche superiori al 90%. 


COMMENTI
12/12/2011 - Una proposta inconcludente (enrico maranzana)

“Le pratiche seguite nelle scuole per la redazione del consiglio orientativo sono spesso affrettate ed approssimative, o basate su pregiudizi e luoghi comuni”: si tratta di una chiara, esplicita denuncia alla cui origine sono da collocare la confusione gestionale e la latitanza della dirigenza. La significatività dell’accusa appare evidente se la si accosta all’assioma costitutivo: “La scuola media è orientativa in quanto favorisce l'iniziativa del soggetto per il proprio sviluppo e lo pone in condizioni di conquistare la propria identità di fronte al contesto sociale”. Se il documento d’orientamento è la sintesi dell’attività che la scuola svolge, allora prorompe il verdetto che consegue alla sua banalizzazione. In altri termini: la gestione del servizio scolastico elude il dettato legislativo che la vorrebbe unitaria, progettuale, controllata! Chi è “realmente appassionato al bene di chi gli è affidato” deve agire come il buon seminatore che si adopera per preparare il terreno in cui collocherà il seme e non accetta supinamente ambienti sterili, senza finalizzazione e organizzazione.