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SCUOLA/ Orientare in III media? Tre regole per non "dimenticare" gli studenti

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In queste settimane tardo autunnali nelle case delle famiglie dei ragazzi che frequentano la terza media (secondaria di primo grado), si palesa – a volte come dal nulla – un atto formale redatto dalla scuola: il consiglio orientativo.

Il Consiglio per l’Orientamento, più comunemente denominato consiglio orientativo, esiste fin dagli anni sessanta e ha attraversato alterne vicende e alterne fortune. È un atto dovuto da parte del Consiglio di classe ed è volto ad esprimere per ciascun alunno un’indicazione ragionata rispetto al percorso da intraprendere a conclusione del primo ciclo di istruzione, il percorso che sembra poter essere più interessante, adatto ed opportuno per ciascuno.

Il consiglio orientativo si colloca in uno snodo temporale e relazionale significativo, quello della scelta, dove si incrociano, e  volte si ingorgano, percorsi e istanze differenti e complementari: le dimensioni del soggetto, ovvero i valori e il contesto nei quali è cresciuto, le sue curiosità e interessi, la sua modalità di approccio all’esperienza e alla conoscenza, le strategie che mette in campo, le competenze che matura, i rapporti che vive, ma anche ciò che i genitori vedono in lui, desiderano per lui e, a volte, desiderano per loro attraverso di lui, le opportunità e i vincoli che la società mette in campo, con le pressioni che impone, e il punto di vista degli insegnanti... La questione è assai ricca e articolata, e proprio per questo a volte confusa.

Innanzitutto: cos’è un consiglio? Certo, è un’opinione, un parere, un suggerimento con cui si intende aiutare qualcuno in una decisione o in una difficoltà. Ma, come ogni buon counsellor sa, un consiglio così inteso lascia il tempo che trova, soprattutto quando non è richiesto, e quando non sia del tutto riconosciuta l’autorevolezza del consigliere... In realtà un consiglio è da intendersi anche come consultazione e confronto tra più persone, con funzioni consultive o deliberative. Alcuni filologi, analizzando l’etimo, risalgono a sedere insieme, onde il senso di consultarsi, e questa mi pare un’immagine molto bella, se la rendiamo tridimensionale con le persone attrici di questo snodo: il ragazzo, la sua famiglia, i suoi insegnanti.

La scelta, come è noto, spetta alla famiglia che per prendere una buona decisone deve poter contare su tutti i contributi alla conoscenza del proprio ragazzo e dell’offerta formativa di cui possa disporre. Vien da sé che in questo senso il punto di vista della scuola è importantissimo, ma non è che una parte del campo e, soprattutto, pur nella specificità del suo punto di osservazione, non dovrebbe mai essere autoreferenziale. I dati disponibili, peraltro ancora scarsi e a macchia di leopardo, testimoniano che la corrispondenza tra il consiglio orientativo e la scelta poi effettuata varia da livelli bassissimi, vicini al 30%, a livelli assai elevati, anche superiori al 90%. 



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COMMENTI
12/12/2011 - Una proposta inconcludente (enrico maranzana)

“Le pratiche seguite nelle scuole per la redazione del consiglio orientativo sono spesso affrettate ed approssimative, o basate su pregiudizi e luoghi comuni”: si tratta di una chiara, esplicita denuncia alla cui origine sono da collocare la confusione gestionale e la latitanza della dirigenza. La significatività dell’accusa appare evidente se la si accosta all’assioma costitutivo: “La scuola media è orientativa in quanto favorisce l'iniziativa del soggetto per il proprio sviluppo e lo pone in condizioni di conquistare la propria identità di fronte al contesto sociale”. Se il documento d’orientamento è la sintesi dell’attività che la scuola svolge, allora prorompe il verdetto che consegue alla sua banalizzazione. In altri termini: la gestione del servizio scolastico elude il dettato legislativo che la vorrebbe unitaria, progettuale, controllata! Chi è “realmente appassionato al bene di chi gli è affidato” deve agire come il buon seminatore che si adopera per preparare il terreno in cui collocherà il seme e non accetta supinamente ambienti sterili, senza finalizzazione e organizzazione.