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SCUOLA/ Prima di accusare le medie, diamo un'occhiata all'"indice di corruzione"...

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Per quanto riguarda l’Italia, il dato più rilevante è che questa si colloca in posizione inferiore alla media mondiale per tutti i gradi di istruzione. In effetti qualche preoccupazione in più per la media inferiore può trovare giustificazione nella perdita di posizione (il rango del nostro paese passa da 4 a 2) tra la IV elementare e la III media. Ma il fatto che a 15 anni si risalga a rango 4 non appare elemento decisivo per una condanna della sola media inferiore. La “risalita” di rango dei 15enni può dipendere semplicemente dal fatto che gli studenti che escono con scarse competenze dalla media inferiore tendono a non iscriversi alle medie superiori, nonostante l’obbligatorietà, o ad abbandonare precocemente gli studi. In sostanza, è tutta la scuola italiana che ha grossi problemi di qualità, collocandosi sotto la media mondiale in tutti e tre i gradi di istruzione considerati, per i 12 paesi partecipanti a tutte e tre le indagini. Concentrare l’attenzione sulla scuola media inferiore, rilevando che la primaria sarebbe indenne da problemi di qualità, rischia pertanto di lanciare messaggi che coprono la reale gravità della situazione.

La questione della crisi del sistema di istruzione italiano è probabilmente ben più profonda, e assume risvolti di natura etica, politica e culturale: si è infatti di fronte ad un “clima” a dir poco “sfavorevole” per l’apprendimento ed il merito (misurati in maniera oggettiva), mentre tutta l’attenzione è portata verso il conseguimento del titolo di studio, quale mero pezzo di carta, da conseguire a tutti i costi, anche truffaldini. E questo a tutti i livelli, università compresa: basti pensare che il “18 politico”, faticosamente bandito dalle università dopo la sbornia del ’68, è stato da tempo riesumato, con il bene placet di docenti e studenti, sotto forma di “18 Ffo” (più esami positivi si registrano... maggiori finanziamenti si ottengono dal Fondo di Finanziamento Ordinario), con effetti sugli apprendimenti a livello universitario ancora tutti da indagare.

Una conferma che il problema della scuola è insieme etico, politico e culturale e non semplicemente di cattiva gestione di un suo particolare comparto (la media inferiore), sta proprio nella forte correlazione tra il grado di corruzione di un paese e le competenze di matematica a 15 anni. Tale evidenza empirica non è stata fino ad ora sottolineata da altri autori, a quanto ci risulta. A questo scopo la tabella riporta, per ogni paese, l’indice Cpi (Corruption Perceptions Index) costruito dall’organizzazione Transparency International: tale indice, purtroppo, mostra una forte correlazione con il livelli di apprendimento a 15 anni (correlazione tra ranghi di Spearman pari a -0,91)(1): questo ci dice molto semplicemente che là dove c’è maggiore corruzione i giovani conoscono meno matematica, e probabilmente non solo quella.



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COMMENTI
13/12/2011 - Una vista di superficie (enrico maranzana)

“Il derogare e l'indurre a derogare ai doveri d'ufficio in cambio di denaro o di altri vantaggi personali” definisce la corruzione in ambito amministrativo e indica la via maestra per diagnosticare il male della scuola: l’omissione e l’elusione della legge. Lo scritto non percorre questa via ma, illuminando solo gli aspetti motivazionali, perde ogni incisività. Nello specifico: si associano acriticamente le competenze con le conoscenze offuscando il fatto che il servizio scolastico deve essere orientato alla promozione delle competenze ATTRAVERSO la conoscenza. Il nesso fine..mezzo è, di conseguenza, evaporato. Si parla di merito e di qualità senza padroneggiare il problema [si veda quanto ho scritto su questo giornale il 7/3/2010]. Si riflette sulle competenze matematiche trascurando la componente astratta di tali comportamenti: le capacità. Omissione figlia di un’idea di scuola segmentata, in cui l’interdipendenza tra gli insegnamenti non è percepita, in cui i traguardi formativi, educativi e dell’insegnamento sono stati cestinati.

RISPOSTA:

Caro collega, l'articolo è stato motivato da un risultato a dir poco sorprendente contenuto nel recente rapporto della Fondazione Agnelli: "Secondo le rilevazioni internazionali, gli studenti italiani sono quelli che patiscono la più profonda flessione dei propri risultati di apprendimento nel passaggio dalle scuole elementari alla media". Questo confermerebbe "la cattiva reputazione che la secondaria di primo grado oggi gode presso l’opinione pubblica, le famiglie e nello stesso mondo della scuola". Sinceramente ci pare strano che i ragazzi di III media (la vecchia cara media inferiore) sappiano meno matematica degli studenti di IV elementare. Abbiamo il timore che la "superficialità" non stia dunque nelle nostre vite, bensì nella preparazione statistica di molti e nell'uso di queste ricerche internazionali le quali, pur limitandosi agli aspetti più misurabili (le conoscenze disciplinari specifiche), pongono le basi per una riflessione ed un confronto. L'importante è che l'uso dei dati sia corretto. Non ci sembra finora sia stato così. Ma spero che potremo avere modo di approfondire la questione. Colgo qui l'occasione per porgere i miei saluti ed omaggi alla prof.ssa Angarano, della scuola media inferiore Angelo Poliziano di Firenze, che con estremo rigore, ci ha trasmesso l'amore per il ragionamento scientifico e matematico. EG