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SCUOLA/ Prima di accusare le medie, diamo un'occhiata all'"indice di corruzione"...

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Si tratterà di una correlazione “spuria” (cioè non indotta da meccanismi di causa-effetto, ndr)? Non crediamo sia così. Il meccanismo causa-effetto è semplice e perverso: se per raggiungere obiettivi sociali ed economici, singoli o collettivi, non servono conoscenze-competenze, ma raccomandazioni (purché si disponga del titolo di studio adeguato) o, peggio ancora, altro... a che serve studiare matematica? In questo modo, pur restando alto l’interesse per il conseguimento di un pezzo di carta, l’impegno nello studio e nella scuola perde quell’importanza, anche morale, che invece è forte e ben radicata nelle civiltà dell’estremo oriente, guarda caso tra le meno corrotte.

Che fare per cambiare la situazione? In attesa che il Paese cambi radicalmente sotto il profilo etico, politico e culturale, molti sono ormai d’accordo sull’opportunità di favorire tale cambiamento con politiche dell’istruzione basate su meccanismi incentivanti. Le recenti riforme ne sono una testimonianza. Ma qui sorge spontanea una domanda: meccanismi incentivanti che non siano fortemente incentrati sull’acquisizione di elevati livelli di conoscenze-competenze (misurate ovviamente in maniera “oggettiva” e non semplicemente certificate da giudizi soggettivi come il voto scolastico o quello negli esami universitari) cosa incentivano di fatto? La crescita delle conoscenze-competenze... o della corruzione?

A parer nostro si è di fronte a un problema simile a quello che dovettero affrontare Giovanni senza Terra e Federico II per modernizzare, razionalizzare e ridurre il grado di corruzione nelle rispettive realtà e periodi storici: non a caso uno dei loro provvedimenti fu proprio l’introduzione di unità di misura oggettive. Allora si trattava di birra e di grano, oggi... di conoscenze.

Le potenzialità derivanti dallo sviluppo di misure oggettive delle competenze-conoscenze per i diversi livelli di istruzione (università compresa) sono ancora tutte da indagare, ma in questo senso Gori e Vittadini ne hanno già indicate alcune: tra queste il diretto coinvolgimento delle famiglie, in funzione sussidiaria all’attività di controllo della qualità delle scuole, in modo da superare i limiti degli organi di controllo e di valutazione nazionali ed internazionali che, purtroppo, sono destinati ad arrivare sempre troppo tardi rispetto alle reali esigenze del singolo studente, specie di quello che resta indietro e dovrebbe essere riportato prontamente sulla strada della crescita delle conoscenze attraverso interventi mirati e legati alla sua “zona di sviluppo prossimale”.

Ma questo apre problemi di natura psico-pedagogica ed organizzativa troppo vasti 2), sui quali non appare opportuno soffermarsi in questa sede, e sui quali si spera possa svilupparsi in futuro un dibattito libero da pregiudizi.

 

 

(1) Al di là dei dati relativi ai 12 paesi della tabella, se si mettono in correlazione le misure di conoscenza dell’Ocse rilevate nelle ricerche Pisa, da un lato, con l’indice Cpi si scopre una correlazione molto elevata a livello mondiale (superiore a -0,60), e se si calcola la correlazione tra ranghi a livello dei soli paesi europei, si arriva a totalizzare un -0,90: con Italia e Grecia (guarda caso) agli ultimi posti per la matematica ed ai primi per corruzione.

(2) Ad esempio sul problema della composizione ottimale delle classi in funzione degli obiettivi dell’apprendimento: meglio classi omogenee o classi eterogenee? Meglio classi “fisse” come composizione o classi che si formano, di volta in volta anche durante l’anno, in funzione delle esigenze di apprendimento e sviluppo dei diversi gruppi di studenti e del loro livello?

 



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COMMENTI
13/12/2011 - Una vista di superficie (enrico maranzana)

“Il derogare e l'indurre a derogare ai doveri d'ufficio in cambio di denaro o di altri vantaggi personali” definisce la corruzione in ambito amministrativo e indica la via maestra per diagnosticare il male della scuola: l’omissione e l’elusione della legge. Lo scritto non percorre questa via ma, illuminando solo gli aspetti motivazionali, perde ogni incisività. Nello specifico: si associano acriticamente le competenze con le conoscenze offuscando il fatto che il servizio scolastico deve essere orientato alla promozione delle competenze ATTRAVERSO la conoscenza. Il nesso fine..mezzo è, di conseguenza, evaporato. Si parla di merito e di qualità senza padroneggiare il problema [si veda quanto ho scritto su questo giornale il 7/3/2010]. Si riflette sulle competenze matematiche trascurando la componente astratta di tali comportamenti: le capacità. Omissione figlia di un’idea di scuola segmentata, in cui l’interdipendenza tra gli insegnamenti non è percepita, in cui i traguardi formativi, educativi e dell’insegnamento sono stati cestinati.

RISPOSTA:

Caro collega, l'articolo è stato motivato da un risultato a dir poco sorprendente contenuto nel recente rapporto della Fondazione Agnelli: "Secondo le rilevazioni internazionali, gli studenti italiani sono quelli che patiscono la più profonda flessione dei propri risultati di apprendimento nel passaggio dalle scuole elementari alla media". Questo confermerebbe "la cattiva reputazione che la secondaria di primo grado oggi gode presso l’opinione pubblica, le famiglie e nello stesso mondo della scuola". Sinceramente ci pare strano che i ragazzi di III media (la vecchia cara media inferiore) sappiano meno matematica degli studenti di IV elementare. Abbiamo il timore che la "superficialità" non stia dunque nelle nostre vite, bensì nella preparazione statistica di molti e nell'uso di queste ricerche internazionali le quali, pur limitandosi agli aspetti più misurabili (le conoscenze disciplinari specifiche), pongono le basi per una riflessione ed un confronto. L'importante è che l'uso dei dati sia corretto. Non ci sembra finora sia stato così. Ma spero che potremo avere modo di approfondire la questione. Colgo qui l'occasione per porgere i miei saluti ed omaggi alla prof.ssa Angarano, della scuola media inferiore Angelo Poliziano di Firenze, che con estremo rigore, ci ha trasmesso l'amore per il ragionamento scientifico e matematico. EG