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SCUOLA/ Cari prof, così avete "ucciso" la vostra autorità

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Per conseguenza, autorità denota soprattutto ciò che attua imposizioni. Il bene futuro non è considerato. L’accento cade sull’obbligo nel presente. L’educazione non sa che fare di questa autorità: imponendo di ubbidire non si “fa crescere”; al più, si comprime, si reprime.

La crisi dell’autorità nel mondo odierno è forse legata al divorzio con l’autorevolezza. La ribellione sorge là dove autorità indica solo imposizione, obbligo incapace di mostrare un bene futuro che dia senso all’ubbidienza. Invece, là dove opera un individuo o un esempio autorevole, si avverte il bisogno di ubbidire. Non si sente un obbligo, ma un bisogno di seguire chi ha autorità. Una disciplina assai rigida è ben diffusa nella pratica sportiva: chi si sottopone ad allenamenti duri e monotoni trova una ragione in quel che fa – ed è la ricompensa del successo futuro. Lo stesso vale per chi affronta “sessioni” sfibranti in palestra, mentre fatica a prepararsi per una sessione di esame.

L’autorità dipende dal bene che può suscitare. Se non si vede un bene futuro, non si trova motivo per seguire chi chiama all’ubbidienza. Molti individui – per lo più giovani d’età – rifiutano l’autorità per questo motivo. Altri individui – meno giovani dei primi – non accettano il rifiuto dell’autorità. Costoro peraltro mancano di autorevolezza, non hanno cioè la capacità di mostrare il bene futuro. Vi è pure chi ha contribuito, in passato, a distruggere il principio di un’autorità fondata su un bene dal fondamento ragionevole, e ora si lamenta perché l’autorità non è più seguita.

Resta la possibilità di costruire rapporti umani costruiti nell’incontro con persone in carne e ossa, capaci di “far crescere”, cioè di educare ad avere speranza nel futuro. Occorre tornare “a crescere”, dicono in tanti. A tale scopo, non servono personaggi “sobri”, austeri, paladini del rigore, dispensatori di prediche vuote. Per crescere bisogna generare umanità. E questo è possibile partendo dalla carità guidata dalla fede. Il futuro non è solo dei soliti Übermenschen, cui tutto è permesso e nessun divieto appare fondato.



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COMMENTI
18/12/2011 - Auctoritas (Rita De Cillis)

Condivido il contenuto dell'articolo. Mi limito a riportare un episodio. La scorsa settimana ho lasciato parlare i miei ragazzi a scuola sconvolti per la lezione dell'ora precedente. Una ragazza ripetente dopo alcune osservazioni sulle motivazioni dello studio, mi dice "prof! Ma lei ci fa venire voglia di studiare!"

 
16/12/2011 - non tu, non io, ma noi (francesco taddei)

Secondo me invece l'autorevolezza dell'insegnante è la conoscenza senza il trasferimento della quale (da insegnante ad alunno) non si forma l'individuo (conoscenza di qualsiasi tipo: dall'umanistica a quella tecnica), mentre l'autorità è il mezzo con cui acquisire/trasferire la conoscenza. Occorre rispiegare agli alunni che se uno disturba è un danno per tutti gli altri. Credo sia questa mancata consapevolezza da parte degli alunni che crea più danni.

 
16/12/2011 - Sono d'accordo tranne ... (Gianni MEREGHETTI)

Sono d'accordo ma il titolo no, non sono d'accordo. Non siamo noi insegnanti ad avere ucciso la nostra autorità, non è nostra la colpa! In noi insegnanti, in molti di noi c'è in atto da tempo un riscatto contro quella cultura ideologica che ha tentato di ridurci ad automi, funzionari che debbono mettere in atto quello che o una ideologia o una organizzazione ha deciso. Il potere non vuole che uno insegni dando la vita per coloro cui insegna, non solo il potere delle istituzione, ma il potere che entra dentro la mente della gente e combatte contro l'umano. Noi insegnanti, o almeno chi di noi entra in classe in forza del cuore, oggi continuiamo ad essere autorevoli, perchè puntiamo sulla positività che ogni studente porta con sè. L'autorevolezza c'è dove c'è un uomo che sa vedere in ogni giovane il suo positivo e lo affida alla sua libertà. Per questo è bello, bellissimo insegnare!

 
16/12/2011 - Siamo nel 2011 (enrico maranzana)

“L’autorevolezza, nasce dalla capacità di mostrare il bene futuro”, proprio come avviene nelle pratiche sportive. Si deve però considerare la sostanziale differenza che esiste tra chi allena un atleta per il salto in alto e chi una squadra di calcio. Nel secondo caso la credibilità del gruppo deriva dalla coesione dei suoi componenti, da qui l’origine del successo. L’allenatore è figura cardine. Due situazione profondamente differenti, proprio come quelle che segnano la scuola di inizio secolo scorso e quella dei giorni nostri. Ieri l’istituzione mirava a trasmettere conoscenza .. oggi ha il compito di promuovere capacità e competenze. Ecco il problema! I dirigenti scolastici possiedono le chiavi per conquistarne la soluzione perché hanno mandato di “assicurare la gestione unitaria” del servizio. A tal fine, se fossero uomini di buona volontà, dovrebbero far tesoro di quanto è indicato in “Coraggio! Organizziamo le scuole”, visibile in rete, “per far crescere/educare” i giovani e ridar loro ”speranza nel futuro”.