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SCUOLA/ Cari prof, così avete "ucciso" la vostra autorità

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Autorità è parola dai molti sensi. Per l’origine, continua auctoritas latina, che indicava capacità di far crescere, dunque “prestigio, stima”: veniva da auctor, che denotava “chi fa crescere, chi è fondatore”. Alla base vi era il verbo augere, ossia “aumentare”. Nel dizionario etimologico di Ernout e Meillet, augere gode della massima attenzione, poiché ha sviluppato un gran numero di derivati, fra i quali spicca il nome degli augures, i sacerdoti che scrutavano i fenomeni naturali, come il volo degli uccelli, e formulavano una previsione, detta augurium, perché si auspicava favorevole. Gli antichi avevano bisogno di auxilium, cioè di un aiuto che “accresce le forze”. In questo ambito si colloca l’esperienza della auctoritas: la parola ha valenza positiva e attesta la fiducia nel futuro, che è visto come crescita, sviluppo ed è promessa di un bene.

In epoca moderna, per un caso di metonimia (che trasferisce la parola da un elemento a un altro nello stesso dominio), autorità si è estesa dalla capacità all’individuo che ha la capacità. Si è così chiamata autorità anche la persona che riveste un’alta carica pubblica (una posizione che conferisce il potere di “far crescere”, di “costruire”). Si tratta di un uso di matrice francese, che risale al tardo Settecento. Un passaggio ulteriore ha tolto il rapporto con gli individui: autorità è così giunta a designare il potere legale di gestire i comportamenti sociali. Il nesso con l’antico verbo augere e con il prestigio goduto dagli auctores è ormai opaco. Peraltro, questo legame si coglie ancora, pur lievemente, nell’aggettivo autorevole e nel nome autorevolezza. L’elemento –evole è una continuazione del latino –abilis: auctorabilis designava chi è capace di essere auctor.

Come si può notare, l’odierna autorevolezza è vicina, per il senso, all’antica auctoritas: è un prestigio morale, una stima che si diffonde nella comunità e non dipende da un’imposizione, ma da una condivisione. Era l’autorità dotata di un fondamento ragionevole: era riconosciuta perché se ne vedevano gli effetti.

Altri tempi, altri costumi. Nel mondo moderno si è lacerato il legame tra morale e ragione.



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COMMENTI
18/12/2011 - Auctoritas (Rita De Cillis)

Condivido il contenuto dell'articolo. Mi limito a riportare un episodio. La scorsa settimana ho lasciato parlare i miei ragazzi a scuola sconvolti per la lezione dell'ora precedente. Una ragazza ripetente dopo alcune osservazioni sulle motivazioni dello studio, mi dice "prof! Ma lei ci fa venire voglia di studiare!"

 
16/12/2011 - non tu, non io, ma noi (francesco taddei)

Secondo me invece l'autorevolezza dell'insegnante è la conoscenza senza il trasferimento della quale (da insegnante ad alunno) non si forma l'individuo (conoscenza di qualsiasi tipo: dall'umanistica a quella tecnica), mentre l'autorità è il mezzo con cui acquisire/trasferire la conoscenza. Occorre rispiegare agli alunni che se uno disturba è un danno per tutti gli altri. Credo sia questa mancata consapevolezza da parte degli alunni che crea più danni.

 
16/12/2011 - Sono d'accordo tranne ... (Gianni MEREGHETTI)

Sono d'accordo ma il titolo no, non sono d'accordo. Non siamo noi insegnanti ad avere ucciso la nostra autorità, non è nostra la colpa! In noi insegnanti, in molti di noi c'è in atto da tempo un riscatto contro quella cultura ideologica che ha tentato di ridurci ad automi, funzionari che debbono mettere in atto quello che o una ideologia o una organizzazione ha deciso. Il potere non vuole che uno insegni dando la vita per coloro cui insegna, non solo il potere delle istituzione, ma il potere che entra dentro la mente della gente e combatte contro l'umano. Noi insegnanti, o almeno chi di noi entra in classe in forza del cuore, oggi continuiamo ad essere autorevoli, perchè puntiamo sulla positività che ogni studente porta con sè. L'autorevolezza c'è dove c'è un uomo che sa vedere in ogni giovane il suo positivo e lo affida alla sua libertà. Per questo è bello, bellissimo insegnare!

 
16/12/2011 - Siamo nel 2011 (enrico maranzana)

“L’autorevolezza, nasce dalla capacità di mostrare il bene futuro”, proprio come avviene nelle pratiche sportive. Si deve però considerare la sostanziale differenza che esiste tra chi allena un atleta per il salto in alto e chi una squadra di calcio. Nel secondo caso la credibilità del gruppo deriva dalla coesione dei suoi componenti, da qui l’origine del successo. L’allenatore è figura cardine. Due situazione profondamente differenti, proprio come quelle che segnano la scuola di inizio secolo scorso e quella dei giorni nostri. Ieri l’istituzione mirava a trasmettere conoscenza .. oggi ha il compito di promuovere capacità e competenze. Ecco il problema! I dirigenti scolastici possiedono le chiavi per conquistarne la soluzione perché hanno mandato di “assicurare la gestione unitaria” del servizio. A tal fine, se fossero uomini di buona volontà, dovrebbero far tesoro di quanto è indicato in “Coraggio! Organizziamo le scuole”, visibile in rete, “per far crescere/educare” i giovani e ridar loro ”speranza nel futuro”.