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SCUOLA/ I manuali di latino e greco: cose morte o strumenti per capire?

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Il docente di latino e greco si trova ad usare quattro diverse tipologie di manuali scolastici: le grammatiche (articolate in una sezione di teoria e una di esercizi), per il biennio; il testo di brani da tradurre (le “versioni”) e l’antologia di autori in lingua originale; per il triennio la storia della letteratura corredata di antologia con testi in traduzione (spesso con l’originale a fronte). Per il latino, meno per il greco, sono state introdotti manuali “integrati” che presentano oltre alla narrazione della storia letteraria e l’antologia in traduzione, anche i testi in lingua.

Ma i manuali quando servono? E a cosa servono? Le grammatiche servono quando aiutano a cogliere la comunicazione verbale come un fatto sorprendente: come è possibile che un suono o un segno grafico (che sono eventi fisici) comunichino un senso? A quali condizioni dalle parole si arriva alla composizione di un testo sensato? E cosa serve per interpretarne il senso e per riformulare lo stesso senso in un’altra lingua? Servono, dunque, quando la lingua non è presentata come un meccanismo combinatorio, ma come strumento usato da un soggetto per produrre un senso, cioè quando è colta nel suo nesso con la ragione.

Così i manuali che raccolgono le “versioni” servono quando i testi non sono offerti come palestra di esercizio per l’applicazione di regole, ma quando lo studente è sfidato a cogliere il senso non solo letterale del testo: perciò offrono un corredo di informazioni che possa creare il common ground tra scrittore antico e studente, condizione necessaria per la comprensione. Un esempio elementare: per tradurre il racconto dell’assedio di Alesia nel De bello gallico non si può non avere negli occhi il campo di battaglia, le opere di fortificazione, le armi, etc. Basta qualche illustrazione perché lo studente possa scoprire anche la sua immaginazione come strumento di un lavoro ragionevole. Del resto le recenti Indicazioni nazionali consigliano di “presentare testi corredati da note di contestualizzazione (informazioni relative all’autore, all’opera, al brano o al tema trattato), che introducano a una comprensione non solo letterale”.



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COMMENTI
18/12/2011 - Un sentiero accidentato ma nella giusta direzione (enrico maranzana)

“I manuali che raccolgono le “versioni” sfidano lo studente a cogliere il senso non solo letterale del testo” in quanto l’oggetto del lavoro scolastico è un’attività di ricerca, di problem solving. I giovani sono chiamati a scandagliare un terreno che a loro è sconosciuto, a analizzare dati, a formulare ipotesi e a validarle e, infine, a comunicare l’esito del proprio lavoro. Ecco perché è importante e “opportuno fornire traduzioni accreditate da mettere a confronto, fra loro e con la propria”. Si tratta di un’organizzazione della didattica che utilizza strumentalmente gli oggetti disciplinari al fine di sollecitare competenze, comportamenti che rendono visibili le capacità: la finalità sia dell’insegnamento delle materie umanistiche, sia dell’intero sistema scuola. Enunciazione in linea con l’orientamento dell’istituzione ma che è contraddetta, o quanto meno offuscata, nella chiusura dello scritto quando si afferma che “un manuale serve quando sfida la ragione dello studente a conoscere quel pezzo di realtà che è oggetto della disciplina”.