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SCUOLA/ Aprea: maxi-concorso, tutte le ragioni per dire no

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Ansa)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Ansa)

Essendo questo un governo tecnico, dovrebbe occuparsi solo di provvedimenti e non di riforme. Lei a quali pensa, realisticamente?
Le contesterei questa domanda: come governo tecnico hanno appena fatto una manovra che ha toccato il cuore della vita e delle regole della vita sociale come le pensioni e la modalità di utilizzo del denaro. Credo che proprio questi ministri e questo governo che può godere per ora dell’appoggio di un maggioranza definita di responsabilità nazionale sia chiamato anzi a fare riforme vere. Quelle che una sola parte politica difficilmente può fare.
Dunque che aspettative ha?
Mi aspetto che anche nella scuola e nelle università il ministro adotti lo stesso sistema usato nella manovra, cioè una discontinuità con le vecchie logiche del passato e impianti molto più severi e rigorosi dal punto di vista della spesa dello Stato, ma che siano anche improntati a leggi di qualità e di selezione nell’interesse degli studenti e delle famiglie.



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COMMENTI
02/01/2012 - Meglio il concorso del pantano burocratico (J Papagni)

Sono per il concorso. Meglio il concorso di quelle autentiche prese in giro che sono le Siss e il TFA. E' ora di sburocratizzare la scuola e farla finita con la logica dei "diritti", delle graduatorie, dei punteggi, delle "liste", della concertazione con i sindacati, dei decreti e dei regolamenti. Ci devono essere solo persone abilitate a insegnare nella scuola pubblica oppure no. E le scuole devono essere rese autonome nelle risorse e nella facoltà di assumere.

 
20/12/2011 - Purchè si faccia presto..... (luca caserini)

Non so quale sia la soluzione migliore, l'importante è che si facci apresto. Da tempo l'on. Aprea parla di questo TFA ma ancora non si sa quando si farà. Il mio augurio è che si passi presto dalle parole ai fatti, consentendo l'accesso all'insegnamento di tanti giovani da molto tempo in attesa.

 
20/12/2011 - a certe condizioni può essere la strada (Marco Campione)

Comprendo le obiezioni dell'On. Aprea. A mio avviso però ci sono i margini per evitare i rischi paventati da lei come da Mereghetti o Bruschi. Che sia necessario trovare un modo per dare una chance anche ai giovani lo pensiamo tutti e quindi una via d'uscita va trovata. L'unica strada che avvicina la scelta alle scuole nel rispetto della formula di rito "fatti salvi i diritti acquisiti" è quella del concorso a livello di rete di scuole. In un articolo per qsrmagazine.it ho provato ad argomentare quali altre condizioni dovrebbero verificarsi per rendere la strada del concorso compatibile con l'innovazione. Riprendo le proposte conclusive per i lettori del Sussidiario: 1. Difendere il principio che solo gli abilitati possono partecipare al concorso. 2. Archiviare per una volta lo spirito olimpico, tipico della Pubblica Amministrazione: vincere un concorso vuol dire vincerlo e quindi parteciparvi non dà diritto ad alcun titolo per future assunzioni (sono bandite dieci cattedre? I primi dieci entrano in ruolo, gli altri è come se non avessero partecipato). 3. Fare il concorso a livello di rete di scuole nello stesso giorno alla stessa ora, per impedire le partecipazioni multiple. 4. Non valutare le competenze disciplinari (i candidati sono laureati e abilitati e dunque con competenze già "certificate" dallo Stato); concentrarsi sugli aspetti che consentano si capire se il candidato potrà essere o meno un valido insegnante.

 
20/12/2011 - non sarei così negativo.... (Max Bruschi)

Ogni ipotesi di selezione diretta da parte delle scuole ha la necessità di un presupposto normativo: che, come capita per le università, il personale passi alle dirette dipendenze delle istituzioni scolastiche. Riforma che, al di là del merito che mi vede tutt'altro che contrario (vedi il ddl Gelmini sul merito, presentato nella scorsa legislatura, cui ho contribuito per la parte scuola), richiede un non facile passaggio parlamentare. E nel frattempo? Non è meglio bandire dei concorsi a cattedra, che biennalmente (in attesa della riforma di cui sopra), mettano i docenti in condizione di concorrere per la metà dei posti vacanti e disponibili? Non è meglio stabilire dei titoli professionali che colleghino profili dei docenti e richieste delle scuole intervenendo sull'assegnazione? Non è meglio trasformare l'anno "di prova e formazione"? Da dodici anni, in attesa di una auspicabile grande riforma, il sistema si è incancrenito. Forse è meglio curarne subito le piaghe, con gli strumenti oggi possibili. Altrimenti, vedo all'orizzonte nefaste riaperture di graduatorie.

 
20/12/2011 - UN NO DECISO E SENZA OMBRA DI DUBBIO! (Gianni MEREGHETTI)

Un maxi-concorso sarebbe la riedizione dello statalismo, sarebbe riproporre un sistema vecchio e superato che ha ampiamente dimostrato di essere inefficace. I maxi concorso hanno sempre assunto a capocchia chi vale con chi non vale imponendo a famiglie e studenti gli insegnanti, che invece famiglie e studenti dovrebbero poter scegliere. La scuola italiana urge un sistema di reclutamento alla pari con i tempi e invece le stanno preparando una minestra riscaldata. Non un maxi concorso, ma un nuovo sistema di reclutamento che premi i giovani di valore, è di questo che ha bisogno la scuola!