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SCUOLA/ Cara Repubblica, non bastano i soldi a salvare la scuola statale

Pubblicazione:

Facile, no? E poi, volendo, basta accedere all’area “pubblicazioni” (sempre nel sito Miur) ed è possibile scaricare anno per anno i volumi “La scuola in cifre” e consultare tabelle dettagliatissime, addirittura con i dati relativi alle iscrizioni alle scuole private negli ultimi 10 anni. Un esempio? eccolo:

 

http://archivio.pubblica.istruzione.it/mpi/pubblicazioni/2007/scuola_in_cifre.shtml

Dati celati? Bah, sarà... A meno che, per Repubblica, le statistiche non siano ufficiali solo quando le conoscono loro.

Ma andiamo avanti. Scuola “pubblica” che cala? Qui siamo al solito equivoco, alimentato ad arte: “pubblico” non equivale a statale, così come paritario non equivale a “privato”. Eh sì, è ormai noto a tutti, tranne a quelli che proprio non vogliono saperlo, che le scuole paritarie sono pubbliche, cioè aperte a chiunque vi si voglia iscrivere, e che fanno parte per legge (62/2000) del sistema nazionale integrato di istruzione. Non basta? Ecco allora la sentenza 2605/2001 del Consiglio di Stato, che riconosce che la scuola paritaria è pubblica in quanto erogatrice di un servizio offerto a tutti e orientato al bene della res publica. Non basta ancora? Viene allora in nostro soccorso il ministro Fioroni, che a fine 2006 fece introdurre nella finanziaria 2007 alcune importanti novità in tema di contributi alle scuole paritarie, utili a “dare il necessario sostegno alla funzione pubblica svolta dalle scuole paritarie nell’ambito del sistema nazionale di istruzione” (art. 1 c. 635 l. 296/2006).

E poi, in definitiva, è la realtà che parla da sé, mica c’è bisogno di sentenze…



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COMMENTI
19/12/2011 - Pof e professionalita (enrico maranzana)

“La scuola statale cala perché è in crisi profonda di identità e di idealità, e solo una vera autonomia la potrà salvare”. Questo scritto, però, non aiuta a risolvere il problema.. anzi. La non condivisione del linguaggio crea confusione che, come dice la bibbia, è un castigo di Dio; come tale, deve essere combattuta. L'autore, invece, intorpidisce ulteriormente le acque assegnando alla parola autonomia un significato che non corrisponde a quello specificato dalla legge. Sarebbe opportuno che leggesse “La scuola rivedrà le stelle” visibile in rete per diventare paladino d’iniziative atte a ridare “identità e idealità” alla servizio pubblico, sia a quello statale che a quello paritario.

RISPOSTA:

Premesso che l’autonomia introdotta con il DPR 275/99 è – come risaputo dalla maggioranza degli operatori scolastici e pure sottolineato da numerosissimi giuristi - una autonomia parziale e inefficace (“Le istituzioni scolastiche sono espressioni di autonomia funzionale”, art. 1), la tesi dell’articolo è chiarissima: se vogliamo che la scuola statale rialzi la testa, occorrono sì risorse finanziarie, ma soprattutto strumenti adeguati a far sì che essa possa proporsi con una identità forte al suo interno, chiara verso l’esterno e soprattutto condivisa da chi vi lavora, in primis i docenti. Per questo, sarebbe necessaria una autonomia reale e completa (e non quella da barzelletta che ci hanno propinato in tutti questi anni) fino alla possibilità di arruolamento diretto almeno di una parte –se non della totalità- degli insegnanti da parte di autentici organi decisionali. La proposta può non essere condivisibile (non abbiamo la pretesa di piacere a tutti), ma non ci si venga a raccontare che assegniamo alla parola autonomia un significato che non corrisponde a quello specificato dalla legge; la prima a utilizzare la parola “autonomia” in modo parziale e foriero di confusione, è proprio la legge stessa… Il castigo di Dio –come ci insegna la Bibbia (B maiuscolo)- nasce dalla confusione alimentata ad arte dagli uomini che adorano gli idoli, come Repubblica e i suoi sostenitori, che non riescono proprio a staccarsi dall’idea che solo lo Stato con le sue “splendide leggi” ci potrà salvare… VS