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SCUOLA/ Cara Repubblica, non bastano i soldi a salvare la scuola statale

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Il sospetto lo avevano in molti, adesso arriva la conferma dei numeri. In pochi anni, le scuole paritarie hanno visto crescere il numero dei propri iscritti. Mentre le statali, travolte dai tagli soprattutto dell'ultimo governo Berlusconi, segnano il passo…”. Niente male come incipit dell’articolo apparso su Repubblica lo scorso 15 dicembre (titolo: Anni di tagli, le "pubbliche" calano. Boom iscritti alle scuole paritarie). Un’ouverture dai toni melodrammatici, che quasi quasi non avrebbe bisogno di ulteriori spiegazioni, tanto è chiara la tesi di fondo: le famiglie si stanno orientando sulle scuole paritarie (“private”, aziendaliste e ideologiche) solo perché costrette obtorto collo dallo stato di sofferenza cui sono state ridotte le scuole statali (“pubbliche”, pluraliste e democratiche) dal Governo Berlusconi, che novello Robin Hood a rovescio ha tolto ai poveri per dare ai ricchi. E poi questo vizio di nascondere la verità: Il dato degli alunni delle private è stato pubblicato ieri dall'Ufficio statistica del ministero dell'Istruzione nell'ambito del dossier sugli alunni disabili e mancava dalle statistiche ufficiali da circa 10 anni.”

Insomma, così come ormai ci hanno abituati gli amici de la Repubblica, si tratterebbe di un vero e proprio complotto, che non porterà nulla di buono alla nostra gente. Per tranquillizzarli, allora, ci permettiamo di “aggiungere” al loro articolo qualche dato, che forse non attenuerà il tradizionale risentimento nei confronti delle scuole private, ma che probabilmente servirà a fare un po’ di chiarezza, mostrando che non di complotto si tratta, bensì di puro esercizio di un diritto costituzionalmente riconosciuto: la libertà di educazione, connessa al diritto/dovere dei genitori di educare i figli.

Innanzitutto i dati “celati” dal Ministero: si tratta evidentemente di una “bufala”; infatti, è sufficiente entrare nel sito del Ministero e accedere alla sezione “statistiche” per rendersi conto che sono fruibili da chiunque tutti i numeri utili a capire, anno per anno, l’evoluzione della situazione del nostro sistema nazionale di istruzione. Un esempio: basta cliccare su questo link

http://oc4jesedati.pubblica.istruzione.it/Sgcnss/ e si aprono i dati relativi alle scuole per l’a.s. 2004/2005, paritarie comprese.



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COMMENTI
19/12/2011 - Pof e professionalita (enrico maranzana)

“La scuola statale cala perché è in crisi profonda di identità e di idealità, e solo una vera autonomia la potrà salvare”. Questo scritto, però, non aiuta a risolvere il problema.. anzi. La non condivisione del linguaggio crea confusione che, come dice la bibbia, è un castigo di Dio; come tale, deve essere combattuta. L'autore, invece, intorpidisce ulteriormente le acque assegnando alla parola autonomia un significato che non corrisponde a quello specificato dalla legge. Sarebbe opportuno che leggesse “La scuola rivedrà le stelle” visibile in rete per diventare paladino d’iniziative atte a ridare “identità e idealità” alla servizio pubblico, sia a quello statale che a quello paritario.

RISPOSTA:

Premesso che l’autonomia introdotta con il DPR 275/99 è – come risaputo dalla maggioranza degli operatori scolastici e pure sottolineato da numerosissimi giuristi - una autonomia parziale e inefficace (“Le istituzioni scolastiche sono espressioni di autonomia funzionale”, art. 1), la tesi dell’articolo è chiarissima: se vogliamo che la scuola statale rialzi la testa, occorrono sì risorse finanziarie, ma soprattutto strumenti adeguati a far sì che essa possa proporsi con una identità forte al suo interno, chiara verso l’esterno e soprattutto condivisa da chi vi lavora, in primis i docenti. Per questo, sarebbe necessaria una autonomia reale e completa (e non quella da barzelletta che ci hanno propinato in tutti questi anni) fino alla possibilità di arruolamento diretto almeno di una parte –se non della totalità- degli insegnanti da parte di autentici organi decisionali. La proposta può non essere condivisibile (non abbiamo la pretesa di piacere a tutti), ma non ci si venga a raccontare che assegniamo alla parola autonomia un significato che non corrisponde a quello specificato dalla legge; la prima a utilizzare la parola “autonomia” in modo parziale e foriero di confusione, è proprio la legge stessa… Il castigo di Dio –come ci insegna la Bibbia (B maiuscolo)- nasce dalla confusione alimentata ad arte dagli uomini che adorano gli idoli, come Repubblica e i suoi sostenitori, che non riescono proprio a staccarsi dall’idea che solo lo Stato con le sue “splendide leggi” ci potrà salvare… VS