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SCUOLA/ Cara Repubblica, non bastano i soldi a salvare la scuola statale

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Insomma, quella che cala non è la scuola pubblica, ma la scuola statale! E perché cala? Certo, le risorse sono diminuite e si fa più fatica a gestire i servizi, però la causa principale non è questa: la scuola statale cala perché è in crisi profonda di identità e di idealità, e solo una vera autonomia la potrà salvare. Non basterebbe nemmeno il raddoppio delle risorse; occorre una piena autonomia didattica, amministrativa e gestionale, che arrivi sino al punto di consentire agli organi decisionali di assumere direttamente i docenti in base ad un autentico POF, come veri e propri professionisti.

E, viceversa, perché cresce la scuola paritaria? Perché è chiaro cosa offre, e nonostante le difficoltà economiche da cui continua ad essere strutturalmente afflitta, ai genitori è chiaro cosa e come sarà proposto ai loro figli. Qui sta la grande differenza e qui si gioca il grande equivoco: per RepubblicaNelle statali tutto dipende dai fondi disponibili”, e col venir meno dei fondi viene meno tutto il resto. Nelle paritarie, invece, che pure di fondi ne hanno sempre avuti pochi e devono fare i salti mortali per andare avanti, anche col venire meno dei soldi non viene mai meno il vero fattore vincente: l’ideale educativo da cui sono state originate e che diventa proposta pubblica.

Vogliamo dare un consiglio agli amici di Repubblica: la smettano di affliggersi per la fine dei tempi d’oro della scuola statale (che non sono mai esistiti!) e inizino a battersi per un sistema scolastico davvero autonomo e competitivo, lasciando da parte i soliti e ormai superati schemi ideologici. La crisi in cui ci siamo addentrati, e da cui non usciremo facilmente né rapidamente, impone una nuova visione del Welfare e, dunque, anche del sistema di istruzione, e la scuola statale non potrà più permettersi il lusso di sperperare risorse di tutti per mantenere in vita il sistema elefantiaco e inefficiente che abbiamo conosciuto sino ad oggi.

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COMMENTI
19/12/2011 - Pof e professionalita (enrico maranzana)

“La scuola statale cala perché è in crisi profonda di identità e di idealità, e solo una vera autonomia la potrà salvare”. Questo scritto, però, non aiuta a risolvere il problema.. anzi. La non condivisione del linguaggio crea confusione che, come dice la bibbia, è un castigo di Dio; come tale, deve essere combattuta. L'autore, invece, intorpidisce ulteriormente le acque assegnando alla parola autonomia un significato che non corrisponde a quello specificato dalla legge. Sarebbe opportuno che leggesse “La scuola rivedrà le stelle” visibile in rete per diventare paladino d’iniziative atte a ridare “identità e idealità” alla servizio pubblico, sia a quello statale che a quello paritario.

RISPOSTA:

Premesso che l’autonomia introdotta con il DPR 275/99 è – come risaputo dalla maggioranza degli operatori scolastici e pure sottolineato da numerosissimi giuristi - una autonomia parziale e inefficace (“Le istituzioni scolastiche sono espressioni di autonomia funzionale”, art. 1), la tesi dell’articolo è chiarissima: se vogliamo che la scuola statale rialzi la testa, occorrono sì risorse finanziarie, ma soprattutto strumenti adeguati a far sì che essa possa proporsi con una identità forte al suo interno, chiara verso l’esterno e soprattutto condivisa da chi vi lavora, in primis i docenti. Per questo, sarebbe necessaria una autonomia reale e completa (e non quella da barzelletta che ci hanno propinato in tutti questi anni) fino alla possibilità di arruolamento diretto almeno di una parte –se non della totalità- degli insegnanti da parte di autentici organi decisionali. La proposta può non essere condivisibile (non abbiamo la pretesa di piacere a tutti), ma non ci si venga a raccontare che assegniamo alla parola autonomia un significato che non corrisponde a quello specificato dalla legge; la prima a utilizzare la parola “autonomia” in modo parziale e foriero di confusione, è proprio la legge stessa… Il castigo di Dio –come ci insegna la Bibbia (B maiuscolo)- nasce dalla confusione alimentata ad arte dagli uomini che adorano gli idoli, come Repubblica e i suoi sostenitori, che non riescono proprio a staccarsi dall’idea che solo lo Stato con le sue “splendide leggi” ci potrà salvare… VS