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SCUOLA/ Il preside: salvare le medie? Basta imparare da quelle che funzionano

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- In secondo luogo, a fronte di una malintesa equiponderalità delle discipline, tali scuole hanno optato per una diversificazione dei ruoli delle diverse discipline ai fini del raggiungimento di obiettivi comuni, distinguendo sia nei percorsi sia nelle modalità di conduzione delle lezioni le discipline teoriche che impongono uno studio più manualistico e riflessivo e le attività più manuali ed espressive, caratterizzate dal “fare per capire”. Tale diversificazione non solo non ha penalizzato le discipline più pratiche, ma anzi le ha nobilitate perché ha invitato i docenti sia a riappropriarsi della specificità dei loro insegnamenti, sia a collaborare con i colleghi delle discipline teoriche, realizzando esempi di reale interdisciplinarità (che non avviene per somma o giustapposizione, ma per condivisione di una sintesi, di un senso ultimo).

- Tale impostazione è stata possibile grazie alla disponibilità dei docenti ad essere in continua ricerca e in dialogo tra loro (anche tra colleghi di scuole diverse). Docenti competenti nella loro disciplina, liberi e creativi, disponibili a condividere con gli studenti la loro ricerca. Questo è il profilo ideale dell’insegnante delle medie, che deve coniugare una solida preparazione e una sensibilità non indifferente al bisogno del ragazzo in evoluzione. Una urgente riforma da attuare per migliorare la scuola media è dunque l’assunzione diretta dei docenti (con tirocinio formativo e concorso abilitante indetto dalla scuola stessa o da una rete di scuole, perché no?). Ogni preside insomma sia libero di formare la sua squadra, perché non è possibile un’avventura educativa laddove gli adulti non condividano un progetto comune.

- Ultima notazione: i risultati migliori nella scuola media si ottengono laddove vi è flessibilità negli orari, nell’organizzazione delle cattedre, dove i vincoli ministeriali non penalizzano i tentativi di personalizzazione dei curricula. Perché se vuol essere davvero una scuola orientativa, la scuola media deve tener conto che la singola persona in questi anni inizierà ad evidenziare le sue attitudini, le sue inclinazioni, i suoi interessi e i suoi limiti. E per dar spazio e risorse a diverse modalità di accompagnamento degli studenti alla ricerca di sé stessi, occorre poter potenziare o recuperare, intensificare o ridurre, scegliere, anche eliminare… Il 20 per cento di autonomia alla scuola media non basta: occorre ampliare il margine di libertà e di diversificazione, per non penalizzare chi alla scuola crede ancora come possibilità di scoperta di sé e del proprio compito nella realtà.



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COMMENTI
03/12/2011 - scuola media 2 (maria schepis)

Chiedo scusa se rubo altro spazio, ma desidero aggiungere qualche altra informazione. Per quanto concerne l'orario nella scuola media c'è la possibilità di scelta tra 27, 36, 40 ore di lezioni settimanali e tutti i genitori (nella mia scuola) hanno scelto le 36 ore, quindi il tempo prolungato, che prevede una mensa e poi il seguito delle lezioni. Il nostro comune non può offrirci la mensa, per cui tutti gli alunni, alle cinque ore di lezioni del mattino, devono aggiungere due rientri obbligatori dalle 15.30 alle 18.30, ore in cui non svolgono attività di laboratorio (previste nelle 40 ore) ma lezioni curriculari di lettere e matematica, i ragazzi che seguono il corso di sperimentazione musicale hanno altre ore supplementari per lo strumento e la musica d'insieme. Nel tempo libero molti ragazzi seguono corsi di nuoto e/o di danza, stanno sino ad tarda ora davati la tv e il tempo per studiare é minimo. In poche famiglie circolano libri e giornali e l'italiano è una lingua sconosciuta. I ragazzi posseggono un lessico poverissimo, ogni termine nuovo va sempre spiegato. La mia scuola possiede alcune lim e un solo dizionario d'italiano, lavorare non sempre è facilissimo, l'insegnante diventa un dizionario orale, ma non s'impara solo con l'ascolto. Se la fondazioni Agnelli volesse incominciare a dare una mano, potrebbe donare un bel pò di dizionari. La scuola media va ridefinita e migliorata, troppo tempo perso a inseguire progetti inutili, poco tempo per lo studio e l'approfondimento.

 
02/12/2011 - scuola media (maria schepis)

Da una ricerca della fondazione Agnelli risulta che la scuola media è l'anello debole del nostro sistema scolastico. Non volendo contrastare con esempi troppo personali lo studio, posso, da docente di scuola media, insistere sul fatto che nel bene e nel male la scuola la fanno i docenti. I presidi possono favorire un'organizzazione più o meno efficace, ma non possono intervenire nella progettazione didattica che è a carico degli insegnanti. E' chiaro che un preside lungimirante e competente potenzia la qualità. La scuola media è fondamentale e strategica, vuoi per l'età particolare degli allievi, entrano bambini ed escono adolescenti, sia per le competenze. Deve consolidare e in certi casi, assolutamente non rari, dare le conoscenze fondamentali, inoltre deve creare i presupposti per potere affrontare con basi solide gli studi nelle scuole superiori. Spesso ciò avviene, ma per dar credito allo studio, devo pensare che altre volte non succede. E' anche vero, che non pochi allievi, incontrando l'insegnante della scuola media dicono di "vivere di rendita". Che gli insegnanti vadano formati è indispensabile, ma che tutta la scuola media vada male, no. Quando ci si attiene solo alle prove Invalsi, si trascura che in questo tipo di scuola a volte prevalgono tematiche importanti per gli allievi, che poco centrano col proseguo degli studi, io ad esempio, ho dovuto fare anche "Educazione sessuale", parlare di droga, fumo, ecc. Tutto ciò senza trascurare le Lettere mie amate discipline.

 
02/12/2011 - Le metafore sportive... (Franco Labella)

"Ogni preside insomma sia libero di formare la sua squadra, perché non è possibile un’avventura educativa laddove gli adulti non condividano un progetto comune". Il problema è, magari, proprio capire il progetto comune e stabilire anche quale sia quello migliore per gli studenti. Insomma best practices e non best manager. Non sempre c'è equivalenza. La terminologia usata nell'articolo non incoraggia perchè le squadre servono nello sport. La scuola, anche la media tanto vituperata, è una cosa un po' diversa da un campionato di calcio. A parte il piccolo particolare che si immaginano "presidi" inamovibili, in caso contrario, come avviene, gli "allenatori" cambiano (come è giusto che sia) e non si capisce quali "squadre" stabili possano o debbano costruire a loro immagine e somiglianza.

 
02/12/2011 - Ottimo articolo (Giorgio Israel)

Ottimo e ragionevole articolo. Il buco nero della scuola italiana sono le primarie, un segmento in cui non si fa niente, un prolungamento dell'asilo, depressivo, frustrante e deprimente le capacità dei bambini. Il rapporto della Fondazione Agnelli ha il solito difetto delle analisi tecnocratiche: l'astrattezza. Se si mettessero in funzione le nuove lauree magistrali per le medie e i relativi TFA verrebbero riparati i guasti peggiori di questo segmento, soprattutto l'impreparazione dei docenti di matematica e scienza. Ma, inutile dirlo, questa "riforma" sta naufragando, sabotata da sindacati e dirigenza ministeriali alleata con i riformatori confindustriali che hanno in mente una sola cosa: nuove tecnologie e cooperative learning. Chissà perché....

 
02/12/2011 - grazie (marco ferrari)

grazie, ho trovato il pezzo molto interessante, da un metodo di visione della realtà condivisibile, è tecnico ma non astratto.

 
02/12/2011 - dubbi (enrico maranzana)

Esistono discipline teoriche in un sistema orientato alla promozione delle competenze?