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SCUOLA/ Fioroni (Pd): prima del concorso occorre sbloccare il Tfa

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Giuseppe Fioroni (Imagoeconomica)  Giuseppe Fioroni (Imagoeconomica)

Guardi, occorre avere il coraggio di firmarlo perché è parte integrante dell’ordinamento e non si può far finta che non sia così. E questo dev’essere fatto al più presto, certamente entro marzo. Chi si oppone fa finta di non sapere che la formazione non è più quella di prima, un bel corso di laurea al quale fanno seguito le supplenze e il piazzamento in graduatoria. Dalla delega in poi, abilitazione e reclutamento sono distinti.

Sui giornali si legge di un fabbisogno stimato in 25-30mila posti l’anno da coprire per il 50 per cento con personale in graduatoria e per il 50 per cento tramite concorso. Lei che ne dice?

Le regole sono chiare, i numeri vanno definiti nel rispetto di tutti i fattori: il nuovo sistema pensionistico e un sistema composito di riferimento, che non sono soltanto i posti liberi del sistema statale ma dell’intero sistema d’istruzione pubblico. Il tutto nel rispetto del mutato contesto, sapendo cioè che siamo in un nuovo sistema, quello che separa abilitazione da reclutamento.

Da quando Profumo ha detto di voler indire un concorso, a 11 anni di distanza dal precedente, si parla di modalità e cifre ma nessuno o quasi mette in questione la scelta. È così anche per lei?

Penso che il meglio sia spesso nemico del bene; e che attivare modalità di assunzione diverse da quella di un reclutamento nazionale rischi di far sì che per cambiare tutto, tutto resti uguale.

No dunque all’ipotesi di un’assunzione diretta da parte di scuole o di reti di scuole, come voleva il progetto Aprea?

Dobbiamo ragionare con ciò che c’è. Ciò che siamo chiamati a fare è ammodernare un sistema di reclutamento nazionale sulla base delle regole che ci siamo dati, tenendo conto della nuova formazione e dell’importanza del nuovo reclutamento per avere una classe docente preparata. Il meglio che molti ipotizzano in varie direzioni è spesso la copertura che impedisce l’innovazione e lascia tutto com’è.

Ha citato la qualità dei docenti: altro problema aperto.



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COMMENTI
21/12/2011 - Sintonizzarsi con il presente (Chiara Esse)

Le circostanze fortuite sono sindacati e apparati romani intesi esclusivamente allo smaltimento delle file e all’asservimento ad una lobby chiassosa. Il canale abilitante è stato bloccato da soggetti non titolati e culturalmente non qualificati per intervenire sulle formazione iniziale degli insegnanti. Suona come una beffa che quanti attendono da ormai quattro anni il ripristino dei corsi abilitanti possano ritrovarsi esclusi dal concorso per una manciata di mesi. Al netto della retorica sui giovani, che si pone alla stregua dei pretestuosi “diritti acquisiti”, si deve costruire un sistema stabile che preveda PROCEDURE CONCORSUALI A CADENZA REGOLARE (max biennale) per assicurare opportunità ai meritevoli e qualità alla scuola. Il MAXI-concorso è un pachiderma destinato per sua natura ad essere episodico: ad andar bene ce ne potrà essere uno ogni dieci anni. Perché si deve mobilitare l'Italia intera all'unisono? Reti di scuole all'occorrenza devono poter bandire un concorso, eventualmente prevedendo prove preselettive per ridurre il numero dei candidati da sottoporre poi a verifiche più raffinate. E’ assurdo che Roma pretenda di gestire tutto direttamente, e inevitabilmente in modo inefficiente: bisogna decentrare, riconoscere le autonomie, favorire lo snellimento delle procedure. Il centro si riservi il fondamentale compito di vigilare e verificare, anche ex post. Questo vale per abilitazione (stabilisca i requisiti in ingresso e in uscita, non i numeri!) e reclutamento.

 
21/12/2011 - Tecnica e politica (enrico maranzana)

“Valutare significa premiare chi fa bene, ma dare a chi resta indietro gli strumenti per recuperare”. La valutazione presuppone il controllo, processo che si sostanzia nell’attribuzione di un peso agli scostamenti esistenti tra obiettivi e risultati. La condizione necessaria per l’esercizio del controllo è l’esatta e circostanziata descrizione dei risultati attesi, puntualizzazione che è all’origine della progettazione formativa – educativa - dell’insegnamento. Ne consegue che l’affermazione “ La valutazione dei ds è il primo requisito per poter valutare l’attività della scuola e intervenire con una correzione” è generica e perciò inconcludente, figlia di un’idea di scuola inadeguata alla società contemporanea e, oltretutto, non in linea con gli intendimenti legislativi.