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SCUOLA/ Il concorso? Un non-senso che si fa beffe dello Stato (e dei giovani)

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(Immagine d'archivio)  (Immagine d'archivio)

Lo stesso Tfa transitorio, che permette di conseguire l’abilitazione mediante il compimento del solo tirocinio formativo attivo ed è pensato per non fare torto ai 129mila non abilitati con almeno 360 giorni di insegnamento e ai 200mila già laureati che fanno supplenze brevi (dati ministeriali), nonché a tutti coloro che si sono laureati in materie attinenti all’insegnamento dopo la chiusura delle Ssis e conservano una vocazione al dialogo educativo, è un intenso corso di preparazione all’esercizio della professione, cui si accede dopo il superamento di tre prove selettive e che si conclude con l’esame di abilitazione. Esso comprende, inoltre, insegnamenti di scienze dell’educazione, insegnamenti di didattiche disciplinari, laboratori e un tirocinio indiretto e diretto di 475 ore svolto presso le istituzioni scolastiche sotto la guida di un tutor.  

In fin dei conti quello che qui si intende sostenere è che dopo l’emanazione del DM 249/2010, per quanto ancora lettera morta (ma è comunque una legge dello Stato), tutta la materia del reclutamento, compresi i concorsi per i ruoli, deve essere ripensata e urgentemente riscritta, proprio perché l’accesso ai corsi di laurea quinquennale, ai bienni specialistici per l’insegnamento nelle scuole medie e superiori e ai Tfa transitori è in qualche modo già orientato ad una valutazione della disposizione culturale e attitudinale dei candidati. Ne consegue, per esempio, che chi superasse il Tfa transitorio sarebbe ritenuto già idoneo all’insegnamento.

Perché allora l’annuncio di un altro concorso destinato a coprire il 50 per cento dei posti disponibili per le immissioni in ruolo (l’altro 50 per cento è destinato allo “sgocciolamento” dalle GaE)?

Cui prodest? Indubbiamente un concorso ordinario a cattedra per soli docenti abilitati (da escludere il concorso abilitante per i motivi di cui sopra, che possono essere bypassati solo al prezzo di fare carta straccia del Regolamento del 2010), avrebbe la funzione di sgonfiare ulteriormente le GaE, fonte di precariato: non però di salvare i diritti legittimi dei giovani insegnanti che attendono da anni di potersi abilitare, se si dilazionasse ancora la partenza delle nuove lauree abilitanti e l’avvio del Tfa transitorio.

Insistiamo sul fatto che in queste dinamiche c’è un ordine logico, oltre che politico, che deve essere considerato per un rispetto nei confronti della realtà. In due sensi: anzitutto una prova concorsuale, anche nell’ipotesi di una scadenza biennale della stessa, non dovrebbe precedere l’avvio dei percorsi abilitanti di Tfa, proprio per non contraddire il messaggio rivolto ai giovani che si vorrebbe lanciare con un concorso, al quale i non abilitati non potrebbero partecipare; in secondo luogo, una nuova fase concorsuale non dovrebbe prescindere totalmente dal quadro concettuale che il Regolamento sulla formazione iniziale in qualche modo ha inaugurato.



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COMMENTI
23/12/2011 - Per presto che si cominci, sarà sempre tardi (Sergio Palazzi)

Come quasi tutti i docenti in servizio non ho avuto alcuna "preparazione" specifica. Avevo vinto il concorso del '90, fatto quasi per scherzo mentre ero ricercatore industriale; se avessi accettato allora una cattedra l'avrei avuta sic et simpliciter. Anni dopo ho sentito come una sfida personale quella di portare ciò che sapevo nella scuola; se mi avessero detto che oltre a rinunciare a buona parte del mio reddito e a tutte le possibilità di carriera avrei per di più dovuto sobbarcarmi un annoso e oneroso percorso di natura e utilità non definita, con l'alea di restare nel limbo della disoccupazione, avrei riso per non piangere e sarei rimasto dov'ero. È per questo che fatico a capire chi siano oggi i giovani eroi che scelgono di portare le loro vite nella scuola, se hanno possibilità di impiego e realizzazione in altri settori (intendo, non i famosi "paraumanisti light" del percorso liceo-facoltà letteraria-call center, come scriveva Pedrizzi). Il dato fondamentale che leggo in Foschi e Mereghetti è: prima o poi sarà evidente a tutti che la strada è quella della professionalizzazione e responsabilizzazione del rapporto di lavoro, legata ad un CV in cui ogni percorso formativo sarà un elemento valutabile di qualità e non una onerosa corvée burocratica. Come per le pensioni, da quando si smette di cincischiare con l'omeopatia e si mette mano al bisturi, van messi in conto decenni di confusione, dolore e instabilità. Per presto che si cominci sarà sempre tardi.

 
22/12/2011 - Meglio che niente... (Daniele Taghiri)

Quante sciocchezze. Chi scrive l'articolo dimostra una totale incoscienza dell'attuale situazione e una profonda ideologia. Gli aspiranti insegnanti non hanno bisogno di essere ulteriormente "formati" dopo l'università. Chiunque abbia fatto le SISS può garantire che siano state solo un inutile e dispendioso spreco di tempo. Molti di quelli che aspettano il TFA stanno già svolgendo misere supplenze di qualche ora al mese (facendosi le ossa dietro le proprie cattedre provvisorie). I nuovi insegnanti non vanno formati più quanto già non lo siano dopo l'università (sono già pronti o lo saranno dopo un paio d'anni di esperienza pratica!), vanno solamente scelti, vagliati, tra i tanti che attalmente desiderano svolgere la professione, hanno studiato e non possono farlo. Io non sono abilitato, insegno da tre anni e da tre anni aspetto anche solo la possibilità di partecipare a questi fantomatici TFA per prendere uno straccio di abilitazione. Il precedente governo ha fatto solo deludenti promesse. Davanti a Profumo che propone un concorso da 12.500 posti io non mi lamento affatto (come voi) che non siano di più o che la modalità non sia adeguata, ma sono lieto che finalmente ci sia qualcuno che permette a me e a tanti nella mia situazione di ricoprire legalmente, con dignità e speranza il lavoro che vorremmo svolgere e per il quale abbiamo studiato (o che stiamo addirittura già svolgendo da anni in modo egregio).

 
22/12/2011 - Più che d'accordo! (Gianni MEREGHETTI)

Sono più che d'accordo! E' vero che servono nuovi prof, e giovani e validi, ma non è un maxi concorso che li porterà in cattedra. Non è proprio un maxi concorso ciò di cui ha bisogno la scuola oggi, è invece di un nuovo sistema di reclutamento che sappia premiare chi è appassionato al destino dei suoi studenti e ha le capacità di realizzare questa sua passione insegnando una disciplina. Urge lavorare per restituire a famiglie e studenti il diritto di avere gli insegnanti migliori che ci siano e la strada non è il maxi concorso bensì la libertà di scegliere. Perchè non si lavora in questa direzione? Perchè non si dà a chi va a scuola la possibilità di scelta? Un maxi concorso riporterebbe indietro la scuola nelle secche di una neutralità goffa e inefficace, un maxi concorso finirebbe con l'impoverimento della professione docente, che ha bisogno più che mai di forze giovani, all'attacco dell'educazione. Piuttosto di fare annunci come quello che ha fatto, il ministro Profumo lavori ad un nuovo e moderno sistema di reclutamento, la scuola e i giovani ne hanno bisogno.