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SCUOLA/ Aveva ragione Gramsci: siamo una generazione meschina

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A questa urgenza non risponde certo l’enfasi, anch’essa opprimente, iperprotettiva che difende, giustifica e preserva i figli da tutti gli orchi cattivi che popolano il pianeta (chi ha voglia può leggersi Lo schiaffo, romanzo del greco-australiano Tsiolkas Christos) o l’ostentata finzione di una complicità amicale piuttosto che la riduzione dell’educazione a psicologia o a pratica normativa-sanzionatoria.

Viceversa è necessario che gli adulti facciano gli adulti, mettano in campo la loro consistenza di uomini, che non è né economica né muscolare, ma è in primo luogo la consistenza della loro speranza; quella che non si alimenta della presunzione di aver capito tutto, ma dall’ideale che si segue. Per questo abbiamo la necessità di un posto dove poter seguire uomini che seguono l’Ideale: insomma, abbiamo bisogno che ci sia la Chiesa.

Ho vivo nella memoria un momento del funerale copto per una bimba egiziana, compagna di classe di mia figlia Anna, quando l’autorità più anziana si chinava verso il bimbo più piccolo, che, cantando, lo interrogava, per rispondere, con il canto, alle sue domande. Mi sembra una buona raffigurazione dell’autorità, che non poggia su se stessa, ma è sicura in virtù della tradizione, solida, duratura e viva, che ha ricevuto e fatto propria. Come  ha scritto Gramsci: “Una generazione che deprime la generazione precedente, che non riesce a vederne le grandezze e il significato necessario, non può che essere meschina e senza fiducia in se stessa. (...) Nella svalutazione del passato è implicita una giustificazione della nullità del presente”. 

Verso la fine del romanzo La strada di Cormac McCarthy, in cui si narra del rapporto tra un padre e un figlio in un mondo devastato da una tragedia che ha ridotto tutto in cenere, dove la vita animale è scomparsa e molti uomini sono regrediti verso una forma bestiale di cannibalismo, il figlio chiede al padre, morente, notizia di un bambino incontrato sulla strada e mai più rivisto: “Ma chi lo troverà se si è perso? Chi lo troverà quel bambino?” Questa la risposta del padre: “Lo troverà la bontà. È sempre stato così. E lo sarà ancora”.



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