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SCUOLA/ Aveva ragione Gramsci: siamo una generazione meschina

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V’è da dire che questa risposta viene da un uomo che, sorpreso dalla naturale inclinazione del bimbo verso il bene, non l’ha mortificata, giudicandola una fantasia infantile, ma l’ha assecondata, guidata, fatta crescere, riconoscendo nella natura del figlio l’unica possibilità di salvaguardare l’umanità non solo del fanciullo, ma anche propria, fino al lascito speranzoso delle parole che ho riportato, che si dimostreranno vere e affidabili.

Emerge un’immagine dell’educazione che non consiste nel riempire il bambino delle proprie opinioni, ma che si compie nel servizio alla sua natura, per farla crescere e darle quella sicurezza che il bimbo come il giovane è spinto a cercare nella persona e nella vita dell’adulto.

D’altra parte, mi pare che si possa dire che il movimento amoroso di Dio che si china su di noi facendosi uomo nasca come dall’urgenza di assicurarci che ciò che siamo è destinato a compiersi: in virtù della resurrezione possiamo dire con la stessa convinzione di Paolo e Timoteo: “sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù”. 

L’urgenza che i tempi pongono a noi adulti di essere tali, cioè capaci di generare, educare, far crescere nella vita coloro che mettiamo al mondo mi pare decisiva.



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