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UNIVERSITA’/ L’esperto: più o meno tasse? Ecco la "formula" migliore

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«Non ci sono le condizioni per aumentare le tasse universitarie»: dichiarazioni rivoluzionarie, se si pensa che provengono da un ministro del governo Monti; e che appaiono ancor più controcorrente, dato che a farle è proprio il titolare dell’università, Francesco Profumo. Certo, come ricorda a ilSussidiario.net Annamaria Poggi, professoressa di Diritto costituzionale nell’Università di Torino, «aumentare o meno le tasse universitarie non è prerogativa del ministro, ma del singolo ateneo che decide autonomamente se aumentarle o meno». Sta di fatto che è da parecchio che non sentivamo dichiarazioni di questo genere da un membro del governo. «Credo – continua – che la sostanza del suo messaggio sia consistita in un invito alla prudenza, da parte delle istituzioni accademiche, a procedere verso l’innalzamento in questa fase. Le famiglie italiane, infatti, sono già decisamente penalizzate dalla manovra. E, tra reintroduzione dell’Ici, caro vita, addizionali regionali e via dicendo, è del tutto evidente che chi patirà di più non saranno di certo i ricchi, ma il ceto medio».

Alla luce di quanto sta avvenendo, quindi, aumentare adesso le tasse potrebbe determinare un rischio enorme: «alcuni genitori, pur avendo deciso di far proseguire gli studi ai propri figli, potrebbero non essere in grado di farlo. Ci saranno, tuttavia, delle università che, a causa della riduzione costante del finanziamento ordinario, non potranno permettersi il lusso di non determinare un aggravio per le famiglie degli studenti. Per loro, la scelta sarà inevitabile». Profumo, a tal proposito, ha parlato anche della necessità di incentivare i prestiti di onore. «Credo che la formula migliore debba consistere in una mix tra prestito e borsa di studio, tale per cui vengano richiesti indietro i soldi prestati – o parte di essi – solo a chi non sia eccelso per merito». Altra questione toccata dal ministro è quella relativa all’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente, adottato per identificare la situazione reddituale e patrimoniale delle famiglie per poi stabilire in quale fascia di pagamento debbano essere inserite. Ebbene, secondo Profumo, non sempre fornisce una fotografia reale delle condizioni economiche di una famiglia. «Il problema non è tanto l’indicatore, di per sé; anche perché al momento risulta lo strumento migliore a disposizione».



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