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SCUOLA/ 10 nodi da sciogliere (e in fretta) per non dire addio all’istruzione degli adulti

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L’istruzione degli adulti si svolge attualmente in due ambiti: (1) i Centri territoriali permanenti (Ctp) appoggiati solitamente su scuole del primo ciclo, dotati di un ridotto organico autonomo e che si dedicano a tre attività: corsi a durata ridotta per il titolo di scuola media inferiore rivolti prevalentemente ad alunni stranieri (ma non solo); corsi finalizzati al rilascio di un titolo di raggiungimento dell’obbligo (biennio di scuola media superiore) svolti spesso in un solo anno scolastico grazie al riconoscimento di crediti formativi pregressi; corsi liberi di specializzazione di vario genere rivolti ad adulti; e (2) Istituzioni scolastiche di secondaria superiore (in larga misura istruzione tecnica e istruzione professionale) che storicamente hanno ospitato al loro interno corsi serali (dalla prima alla quinta) e che ormai si limitano ad ospitare trienni non sempre completi.

I Cpia, pensati come nuove istituzioni scolastiche autonome con una propria sede e un proprio organico e con l’obiettivo di occuparsi dell’intera problematica della’istruzione degli adulti, sono stati istituiti in alcuni contesti e poi l’esperienza si è fermata sia per questioni connesse al dimensionamento delle istituzioni scolastiche (si fa una cosa nuova solo se se ne chiude una vecchia), sia per il nodo irrisolto del chi fa cosa. È infatti evidente che nella’istruzione tecnica e professionale servono laboratori e docenti con professionalità ad alta specializzazione e ciò mal si concilia con l’idea che tutto ciò possa esistere in un’unica sede.

Tutto si è fermato e sono uscite dal Consiglio dei Ministri diverse versioni di regolamento, l’ultima nel 2010 diceva che i corsi serali pre-esistenti cessavano di funzionare il 31 agosto 2011: appunto.

Ammesso che sia opportuno andare ad una nuova istituzione scolastica dotata di una sua autonomia in cui si garantiscano corsi sino al raggiungimento dell’obbligo, è comunque necessario sciogliere i seguenti nodi:

1.   Il modello di governance non può essere quello delle normali istituzioni scolastiche con il Consiglio di istituto, il Collegio docenti, i Consigli di classe e il Ds. Meglio pensare ad un Consiglio di amministrazione legato al contesto territoriale, ad un Ds fortemente responsabilizzato nella gestione dell’organico e ad un organo tecnico, non assembleare ma opportunamente strutturato, sulle questioni legate alla didattica.



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COMMENTI
28/12/2011 - Come non avere a cuore l'istruzione degli adulti! (Maria Rizzuto)

Penso che tra tutte le vicende che riguardano il mondo della scuola, quella che riguarda l'istruzione degli adulti, sia la più assurda e indescrivibile. Io, se fossi il MIUR, mi vergognerei! Il ritardo è già inaccettabile, l'anno prossimo ci sarà il problema delle classi terze, ma da due anni c'è il problema del biennio. Non è stata data nessuna indicazione e ogni scuola si è "autogestita". Come sia possibile tutto ciò, per me rimane un mistero!