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SCUOLA/ 10 nodi da sciogliere (e in fretta) per non dire addio all’istruzione degli adulti

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La fase finale della gestione Gelmini al Miur è stata caratterizzata da una certa inefficienza relativamente al rispetto dei tempi nell’emanazione di provvedimenti (problematiche della valutazione, decreti connessi all’attuazione del riordino del II ciclo, riordino delle classi di concorso, norme sul reclutamento dei docenti, riordino dei corsi serali e problematiche di attuazione dei Cpia – Centri provinciali per l’istruzione degli adulti). Tratterò di quest’ultimo punto perché il ritardo sta diventando intollerabile visto che, nel prossimo anno scolastico, il riordino investe le classi III e dunque non saranno più possibili aggiustamenti alla buona.

I corsi serali della secondaria superiore funzionano in larga misura sulla base della sperimentazione Sirio, una sperimentazione nazionale che si caratterizza per i seguenti elementi:

– scansione su 5 anni,

– accorciamento a 25 o 28 ore del profilo orario settimanale (originariamente di 34 o 36 ore) con eliminazione di alcune materie e accorpamento di altre,

– valorizzazione dei crediti didattici acquisiti sia in contesti scolastici, sia in ambito lavorativo, con possibilità di esenzione totale o parziale della frequenza di alcune discipline; possibilità in caso di non promozione di ottenere l’esonero per le materie già risultate sufficienti,

– timida introduzione della formazione a distanza,

– personalizzazione dei percorsi.

Si tratta di una sperimentazione che ha consentito di raccogliere indicazioni importanti sulla modalità con cui impostare la riforma dei corsi di Educazione degli adulti nella secondaria superiore, ma come tutte le sperimentazioni, essa è arrivata al capolinea con il progetto Fioroni di istituzione dei Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti) e con il successivo riordino dell’istruzione tecnica  e di quella professionale.

Il governo è stato delegato ad emanare un regolamento e di anno in anno si sono succedute proposte sempre meno innovative e sempre più realistiche, sempre e comunque caratterizzate da mancato completamento dell’iter.

Con il prossimo anno scolastico la situazione diventa però kafkiana e alcune decisioni andranno prese, perché il riordino coinvolge i trienni e non si potrà certamente dire a studenti e istituzioni scolastiche che (in attesa del riordino dei Cpia) si attuano i nuovi ordinamenti e dunque:

– si fanno 32 ore settimanali di scuola serale,

– si prevede un triennio che dura tre anni scolastici,

– si elimina il riconoscimento dei crediti acquisiti in contesti non necessariamente formali.

Farlo, anche per un breve periodo, porterebbe al disastro.



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COMMENTI
28/12/2011 - Come non avere a cuore l'istruzione degli adulti! (Maria Rizzuto)

Penso che tra tutte le vicende che riguardano il mondo della scuola, quella che riguarda l'istruzione degli adulti, sia la più assurda e indescrivibile. Io, se fossi il MIUR, mi vergognerei! Il ritardo è già inaccettabile, l'anno prossimo ci sarà il problema delle classi terze, ma da due anni c'è il problema del biennio. Non è stata data nessuna indicazione e ogni scuola si è "autogestita". Come sia possibile tutto ciò, per me rimane un mistero!