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SCUOLA/ Un nuovo concorso? Il sistema migliore per moltiplicare i mali della scuola

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L’autonomia scolastica deve diventare, in questo contesto, la vera cerniera tra cittadini e istituzioni: perché non pensare a reti locali di scuole che mettono a bando posti di docenti, presidi, ata, con una commissione mista scuola-territorio?

Le scuole, in poche parole, devono diventare “scuole delle comunità locali”, cioè scuole dello Stato inteso, però, come incarnazione in loco delle istituzioni, non più staccate, lontane, autoreferenti, come è oggi. In più: noi dobbiamo fare in modo che i giovani bravi scelgano la scuola come professione, come prima opzione, e con stipendi adeguati, se giudicati bravi.

Se qualcuno ha qualche dubbio, vada a vedere la situazione nelle province di Trento e Bolzano.

C’è il rischio reale di scuole ed enti locali che, in stile mafioso, imbroglino le carte? Qui deve essere chiaro il ruolo del corpo “terzo” degli ispettori, ed i cittadini vanno poi aiutati perché possano pretendere qualità e trasparenza anche del servizio scolastico.

Ha ancora senso regalare tanti cento e lode a maturità, se poi queste votazioni non sono accompagnate da una reale preparazione, da competenze accertabili? Ha ancora senso vedere tanti giovani con titoli di studio senza mercato del lavoro? Perché non intervenire più concretamente nel reale orientamento scolastico, cosa che solo le reti di scuole possono realizzare, con un POF condiviso e multi-facce?

Una cosa che ritroviamo poi in tutte le scuole d’Italia è questa: nelle scuole tutti sanno chi sono i bravi docenti e quali non funzionano, e tutti sanno se alcune scuole hanno buona o cattiva reputazione. La trasparenza e il principio di responsabilità anche in questi casi sono il cuore della democrazia reale, non quella decantata a parole, ma negata nei fatti dei tanti statalisti di turno.

Questa è la “buona politica” che manca all'Italia. Non hanno più senso le obiezioni del tipo: “ma le scuole garantiranno un cattivo servizio, se lasciate agli enti locali...”. Allora verrà fuori la differenza tra buona scuola e cattiva scuola, e prima o poi saranno gli stessi cittadini che si rifiuteranno di mandare i propri figli in queste scuole. Ognuno, come e' giusto, sia un po' artefice del proprio destino. Cioè la sana etica della responsabilità personale. Che vale per tutti, per il Nord come per il Sud.

I docenti quindi andranno assunti a livello regionale e locale, con un sistema di valutazione. Lo stesso per i presidi e per il personale non docente. Mentre ricordo bene la statalizzazione dei bidelli più di dieci anni fa. Una vera follia. E non dovrà più esserci separazione tra direzione regionale dipendente dal ministero e la stessa Regione...



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