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SCUOLA/ Tfa, 7 mosse per uscire dal pantano

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Sarebbe come dire che il “malato” è in gravi condizioni, che c’è una terapia che pare assicurare una sua ripresa, e decidere di procedere ad ulteriori accertamenti. Fuor di metafora, una sciagura per la scuola: studenti e famiglie per primi. Già alcune graduatorie per le supplenze, infatti, sono esaurite, ed è legittimo domandarsi chi manderanno in classe i dirigenti scolastici per assicurare il servizio: studenti e famiglie hanno il legittimo diritto di avere professionisti dell’insegnamento e non unicamente giovani laureati, magari di buona volontà, ma senza competenze didattiche e di gestione delle classi. Gli anni in cui i neolaureati venivano inviati “allo sbaraglio” appartengono ad un passato di cui non possiamo andare troppo orgogliosi. A chi ha nostalgia dei “tempi che furono”, in virtù della convinzione che le cose, a scuola, andassero meglio, consigliamo di confrontarsi seriamente con tutti quei dirigenti scolastici che hanno avuto l’opportunità di avere a che fare con la nuova generazione di insegnanti formati nelle scuole di specializzazione. Si aggiunga poi che per una “funzione” complessa come quella sociale, è estremamente approssimativo, se non strumentale, attribuire significati a fenomeni senza disporre di dati di misurazione certi. Per sapere se gli insegnanti formati con un determinato percorso sono “migliori” o “peggiori” è necessario, infatti, procedere con metodi di ricerca rigorosi. In tal senso ci risulta solo una ricerca condotta dal Cirdfa di Venezia e presentata a Bari lo scorso 5 dicembre durante una giornata di studio organizzata dall’Anfis. Se ci sono altri dati, si rendano noti, altrimenti ci si attrezzi per raccoglierli ed averli a disposizione per le necessarie valutazioni e decisioni. 

Aggiungiamo: il cielo ci scampi dal ripetere l’errore dei passati “concorsi abilitanti”. Non è più possibile che sia un esame a determinare se un laureato in una disciplina sia in possesso di requisiti e delle competenze per entrare in classe. Lo ha decretato l’Europa e lo sanno coloro che si occupano professionalmente di sistemi di formazione; ma lo hanno intuito anche gli studenti e le loro famiglie. Guai a noi, quindi, se i concorsi preannunciati dal ministro Profumo dovessero essere rivolti a laureati non specializzati in insegnamento. Ci aspettiamo che su questo punto si faccia presto chiarezza. 

Le rassicurazioni sull’avvio dei TFA che il ministro ha comunicato pubblicamente in occasione dell’incontro avuto con i sindacati il 22 dicembre scorso, sembrano fugare questi timori, ma riterremmo più utile, rispetto alle dichiarazioni informali, una nota ufficiale, o ancora meglio, l’emanazione dei decreti in attesa.

Ciò non significa che i “concorsi” per reclutare insegnanti, previsti dalla Costituzione, non siano una strada da percorrere, e da percorrere con preordinata periodicità. Significa al contrario avere ben chiaro che in questa prospettiva una cosa è la formazione alla professione docente nella scuola, altra sono le procedure di assunzione del personale in servizio. Coordinare questi due aspetti è un dovere, confonderli una grave colpa. 

 

Ci pare doveroso, infine, avanzare alcune proposte concrete che a nostro parere potrebbero costituire risposte efficaci alle legittime domande che molti di noi si pongono in questa fase incerta. Alcune sono a nostro giudizio indifferibili. Una prima categoria di proposte riguarda l’avvio dei percorsi di formazione degli insegnanti.

1. Blindare una qualificata task force ministeriale per lavorare giorno e notte alla determinazione dei fabbisogni di insegnanti. Se si è già provveduto in tal senso tanto meglio, ma se non lo si è ancora fatto, si abbia cura di comprare panini e bevande per tutti e di chiudere in un ufficio, feste o non feste, coloro che devono sfornare i dati necessari, dando un tempo definito per farlo. Se non è possibile si spieghi perché: di fronte a motivazioni fondate saremo in grado di comprendere. In questo senso sarebbe auspicabile che l’incontro con i sindacati, previsto per il 10 gennaio, sia concludente e seguito al massimo da un’ulteriore settimana per “rifinire” eventuali aspetti marginali.

2. Analizzare ed emanare subito i decreti già pronti (stesso approccio d’emergenza “chiuditi in ufficio e butta le chiavi”), che siano coerenti con le altre decisioni prese e/o da prendere; ci pare ad esempio che potrebbe essere emanato il decreto sui docenti con compiti tutoriali, sul quale Max Bruschi, in un pubblico seminario tenuto a Bergamo il 28 ottobre scorso, affermò che fosse già sul punto di essere emanato. Auspicabile comunque che entro gennaio, tutti e tre i decreti siano pubblicati e che i TFA possano partire al più presto.



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COMMENTI
31/12/2011 - Non si può (Max Bruschi)

Caro Riccardo, ribadisco il punto: un titolo di accesso o si possiede o non si possiede. Il Consiglio di Stato non potrebbe MAI dare il via libera a una norma del genere. Meglio tenere i nervi saldi e perseguire una strada possibile...

 
30/12/2011 - Includere chi scommette subito sull'insegnamento (Riccardo Scaglioni)

Max Bruschi, che ringrazio per il contributo - insieme agli altri intervenuti - fa un rilievo assolutamente fondato: sappiamo bene quali siano i rischi delle procedure di ammissione "con riserva". Concordo sul fatto che rischierebbero di aprire capitoli che invece andrebbero conclusi, ma credo si debba considerare che non si possono far ricadere le conseguenze del ritardo nell'avvio delle procedure di abilitazione su chi ha atteso 4 anni(scuola secondaria) per accedere a percorsi di formazione all'insegnamento. Credo inoltre che si debbano ristabilire con ogni mezzo praticabile le condizioni di pari opportunità fra gli aspiranti docenti della scuola secondaria e quelli della scuola dell'infanzia e primaria, che hanno potuto acquisire in questi anni titolo di abilitazione, e quindi di accesso all'eventuale concorso. Sono certo che sia possibile prevedere, sul piano amministrativo e in fase di decretazione, una qualche forma che includa (studiando anche bene i tempi) coloro che "scommettono" sulla scuola intraprendendo i TFA, e superano la severa selezione prevista per l'ammissione. Su questo specifico punto (requisiti di ammissione al concorso) vorrei che la discussione si sviluppasse tenendo presenti questi rilievi. L'accordo sui principi non sarà difficile e la ricerca di soluzioni, sebbene complessa, meno difficile.

 
30/12/2011 - Unico appunto... (Max Bruschi)

Concordo in larga parte con Scaglioni, che del resto ben conosco e che è stato aggiornato, sino all'ultimo istante, delle vicende relative alla Formazione Iniziale, visto che mi sono avvalso più volte della sua esperienza. Sono solo contrarissimo a qualsivoglia ammissione con riserva che sarebbe il "piede di porco" per riserve ben più gravi. Propendo invece per una scelta più coraggiosa: partire subito con l'iter regolamentare sul reclutamento (esiste una bozza, ampiamente condivisa, pronta da due anni, che potrebbe essere comunque modificata in seguito ai pareri); a seconda dei tempi di approvazione, bandire un primo concorso per quei settori (SFP, A077) in cui il percorso di abilitazione NON è stato sospeso; un secondo concorso, l'anno dopo, per tutte le altre classi di concorso. Si avrebbe così modo di rodare la macchina; di dimostrare che la periodicità concorsuale, per la prima volta dagli anni 70, non è carta straccia; di dare l'accesso a "classi" di laureati che non hanno avuto la possibilità effettiva di concorrere per l'abilitazione.

 
29/12/2011 - Articolo lucido e lungimirante (Fabio Milito Pagliara)

Condivido le parole e le proposte del Prof. Scaglioni

 
29/12/2011 - Il ruolo del Miur (Chiara Esse)

Si rileva un equivoco di fondo a proposito del rapporto tra formazione iniziale degli insegnanti e reclutamento. Gli scenari possibili sono due: il Miur O inserirà i futuri abilitati del Tfa nelle GaE, mantenendo il malefico intreccio della formazione iniziale con il reclutamento, all’origine dell’anomalia italica della “prenotazione” della cattedra, O sceglierà di separare il reclutamento dalla formazione iniziale. Se è vera, come è vera, la seconda, che cos’è il “calcolo del fabbisogno” applicato al canale abilitante? Peraltro, considerando, oltre al passato canale abilitante (Ssis), altri settori che non afferiscono alla scuola, si constata che, ogniqualvolta il Ministero si cimenta nel calcolo di un ‘fabbisogno’, si dimostra inadeguato e anche asservito a logiche ‘indecifrabili’. Da qui una serie di sperequazioni che alimentano infiniti contenziosi. Il ministero non deve calcolare alcun fabbisogno nell’accesso al Tfa. Definisca rigorosi requisiti in ingresso (nessuno dovrà essere dispensato dalle prove) e in uscita, perché l’abilitazione all’insegnamento abbia un valore. Come ha ben scritto nella sua recente lettera Gianni Zen “Non ha più senso un maxi-apparato come il nostro Miur”. Rectius ha un senso, ed anche nobile ed elevato, ma deve recuperarlo: il ministero, scorrendo entro il suo alveo, cerchi di espletare correttamente i compiti che gli sono propri, invece di cercare di svolgere indebitamente compiti impropri; e garantisca la cadenza regolare delle procedure.

 
28/12/2011 - TFA per LA SCIENZA a scuola (NICOLA SPANO')

Il TFA, come commentato in modo egregio da R. Scaglioni Presidente Anfis potrebbe rappresentare l'aspetto nuovo della modernizzazione necessaria nella scuola italiana. Essendo un docente di chimica, credo che l'insegnamento delle SCIENZE come Matematica, Chimica, Fisica, Scienze naturali e biologiche ed altre, oggi sia ancora troppo vecchio e legato agli stereotipi degli anni 70. La formula a memoria, i compitini per casa, uno studio sempre mnemonico poco partecipativo, acritico, non storico. Come è possibile che gli studenti ci ascoltino? La scienza è entusiasmo, avventura, ricerca di azioni innovative, stupore che molti insegnanti di scienze sono incapaci di diffondere. Come può un docente di chimica avere autorevolezza se con fare da cantilena snocciola nomi e simboli che neanche lui ha codificato nel corso dei suoi studi? Ecco nell'insegnamento delle scienze non vi è stato alcun rinnovamento "se non formale" con uno studio tutto incentrato sul libro di testo (che è utile) ma non è il solo strumento che il docente di scienze deve usare. La scuola italiana ancora pensa di essere una campana di vetro all'interno della quale deve svilupparsi il sapere e la competenza. Oggi ciò non solo non è più vero ma è sbagliato solo pensare che sia così. Le "agenzie formative" di qualche anno fa sono anche fuori dalla scuola. Una rete di competenze generata con rapporti e progetti con il "fare" della piccola e media impresa può essere un mezzo per ricostruire l'autorevolezza perduta.