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SCUOLA/ Quando la dislessia mette più in difficoltà le famiglie che i bambini

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L’esperienza  aiuta a riconoscere chi esce dal ritmo della classe, è necessario però capire meglio la fatica del bambino, fornire informazioni descrittive alla famiglia, iniziare un dialogo che permetta ad entrambi di giungere ad una decisione, se necessario di chiedere a un terzo di valutare o anche solo di riprendere la propria specificità pedagogica.

La famiglia, sempre più spesso, vive come un esame queste comunicazioni, come se difficoltà, lentezza ed errori fossero un marchio fluorescente per il suo bambino, così si ferma in attesa e spesso confonde le segnalazioni con il malessere del bambino che inizia a perdersi tra codifica e decodifica, linea dei numeri, decine e tabella pitagorica.

La legge indica la necessità di una équipe multi professionale: il Npi, lo psicologo e il logopedista, per distinguere un disturbo specifico da una fatica aspecifica: tre figure per valutare con modalità differenti lo sviluppo dell’apprendimento che è multiforme, con una grande valenza affettiva e caratteristiche evolutive peculiari in ogni fascia d’età. Occorre una  diagnosi multidisciplinare per non perdere i tempi personali dello sviluppo, dell’evoluzione, dell’autostima, per limitare gli oneri economici a volte insostenibili, vista le lunghe liste d’attesa dei servizi pubblici, per potenziare il recupero anche nell’ambito scolastico attingendo all’energia e all’esempio del gruppo dei pari, o per valorizzare la mediazione  famigliare dove possibile.

La Regione Lombardia nel tentativo di rispondere ai bisogni del cittadino e di applicare la legge, ha istituito un tavolo di lavoro che nel 2012 cercherà di descrivere chi fa cosa e come, ribadire i tempi, non tanto della diagnosi ma anche della presa in carico. La Consensus Conference indica tempi così brevi di intervento (20-25 sedute) che possono servire solo a stimolare abilità peculiari o indicare input da approfondire in altri ambiti.

E’ di nuovo una questione di tempi e, tornando alla metafora, bisogna rendere un minestrone surgelato degno della tradizione culinaria italiana.



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COMMENTI
30/12/2011 - passi avanti e passi indietro (Antonio Servadio)

Concordo con il lettore Israel. Allargherei, invitando a "opporci con ogni mezzo alla trasformazione" dell'esistenza in un'enorme occasione di medicalizzazione. Anche perché il confine tra "malattia" e "salute" non è come quello tra un bianco e un nero: esso è sfumato, oltre che ampio, variegato e mutevole. Il cervello è plastico, specialmente durante lo sviluppo. Esistono forme che richiedono una certo tipo di assistenza, tempestiva, qualificata, ed altre non "classificabili", che rientrano nell'ampio e multidimensionale quadro di variabilità della nostra natura. Vero altresì che in un passato non lontano la dislessia era cosa ignota ai più, da cui i troppi casi di fanciulli che hanno sofferto serie conseguenze per la totale ignoranza di genitori e insegnanti. Necessario assicurare che tali lacune (inconsapevolezza) siano colmate. Ma, "cum grano salis".

 
29/12/2011 - Una vergogna nazionale (Giorgio Israel)

L'idea che un Npi, un logopedista e uno psicologo abbiano le competenze per decidere se un bambino ha problemi di apprendimento è una delle più grandi indecenze di questa legge indecente, una vera vergogna nazionale. Basta leggere le "elaborazioni teoriche" sulla "discalculia" per rendersi conto sulla base di quali inconsistenti fondamenti si pretenda di procedere. Chiunque abbia un minimo di cognizione in materia si rende conto che possono essere classificati come DSA bambini che non hanno il minimo problema. Famiglie e maestri degni di questo nome dovrebbero opporsi con ogni mezzo alla trasformazione della scuola in un'enorme clinica di malattie mentali.