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SCUOLA/ Marco: vi spiego perché in Libano "puntiamo" tutto sulla scuola pubblica

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A scuola in Libano (foto Marco Perini)  A scuola in Libano (foto Marco Perini)

Scelta che non passa solo attraverso il contributo a integrare le rette scolastiche - o ad alleviare i debiti che le famiglie contraggono pur di garantire un certo livello ai loro figli -, ma anche a mettere in moto un meccanismo di presa di coscienza del valore “educazione”. Ecco perché la formazione di centinaia di insegnanti di scuole pubbliche o l’equipaggiamento di laboratori e classi diventa una sfida a lungo termine che non può non essere presa in considerazione.

L’anno scorso un direttore di una scuola del Sud del Libano pianse davanti a tutti raccontando di come per i primi 30 anni di insegnamento avesse ritenuto il bastone il miglior strumento pedagogico a disposizione e ora, durante la sua prima formazione, gli era sorto un dubbio circa l’efficacia del suo metodo. Storie magnifiche dal volto umano raccontate nel docufilm “Sur les chemins de la Plaine”, diretto da Michèle Tyan e finanziato dalla Cooperazione italiana allo sviluppo del Ministero degli Affari esteri, che ha vinto un premio alla recente 28° edizione di Agrofilm, il festival cinematografico di Nitra, nella Repubblica Slovacca, organizzato anche dalla Fao. Una pellicola delicata che con grazia e rispetto racconta una pace possibile nel Libano al confine con Israele, nella Piana di Marjayoun, dove i bambini del sostegno a distanza, da beneficiari, sono gli attori protagonisti.

Ma queste storie positive non possono bastare, la scommessa sulla scuola pubblica libanese è la base per un Paese che corre velocissimo in termini di Pil, ma esclude sempre di più chi non ha gli strumenti per competere. “L’educazione è il nostro primo dovere di dirigenti di questo Paese” ripete sovente un prete oggi alla testa delle scuole private cattoliche, e non investire anche nel pubblico vuol dire lasciar fuori dalla porta del conoscere migliaia di giovani che hanno invece fame di sapere.

Perché quest’ultimo aspetto è forse una delle differenze più grandi tra molti studenti italiani e i loro omologhi del Medio oriente: “Qui si studia ancora per il gusto di imparare, con la consapevolezza del sacrificio che i genitori fanno per permettercelo” dice con orgoglio e tristezza Claude, un giovanotto appena rientrato dall’Europa, con il suo dottorato di ricerca in tasca e tante buone speranze.

 

(Marco Perini, responsabile Avsi in Libano)

 



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