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SCUOLA/ Marco: vi spiego perché in Libano "puntiamo" tutto sulla scuola pubblica

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A scuola in Libano (foto Marco Perini)  A scuola in Libano (foto Marco Perini)

BEIRUT – Supermarket pieni di zaini, quaderni di tutte le forme e Bic colorate per ogni tasca; cartelli stradali che gareggiano per offrire il miglior pc scolastico per alcune centinaia di dollari e la faccia sorridente di un bambino che lo tiene orgogliosamente in mano. Si potrebbe dire che non ci sono differenze con i paesi occidentali più avanzati, ma nel Paese dei Cedri le cose vanno poi diversamente.

In Libano non si può parlare di un sistema scuola, si deve invece distinguere tra scuole private e pubbliche e dunque tra chi un giorno dirigerà qualche multinazionale in giro per il mondo (come il direttore generale di Lancia-Chrysler nominato da Marchionne nell’estate scorsa) e chi invece a malapena firmerà con mano incerta un assegno.

La scuola pubblica libanese è un ferrovecchio sempre più arrugginito fatto di insegnanti mal pagati (e quindi quasi tutti distratti da un secondo lavoro) e di aule disadorne e abbandonate: è praticamente gratuita ma è frequentata solo da chi davvero non ha alternative. Tutti, ma proprio tutti i genitori con bambini in età scolare vivono alla ricerca della scuola privata più abbordabile ai loro stipendi.

Storicamente le prime scuole private libanesi vennero istituite da congregazioni religiose cristiane e, nel Paese del multiconfessionalismo praticato, questo significava che anche le élites musulmane studiavano dai preti e dalle suore. Oggi ci sono ottime scuole sunnite, sciite, ortodosse, eccetera. Il grande discrimine che le unisce tutte sono i soldi: da 500/600 dollari all’anno di iscrizione a 10/15mila (lo stipendio medio libanese si aggira sui 600 al mese). Ai livelli più alti, strutturati con sistemi d’insegnamento americani o francesi, il passaggio universitario non è complicato e molti dei fortunati finiscono le loro carriere accademiche con dottorati in Europa o negli Stati Uniti.

Ma la sfida del Libano di oggi si gioca invece per quelli che non possono permettersi investimenti di centinaia di migliaia di dollari per la “vita scolastica” dei loro figli: e sono la maggioranza. Se ne sono accorti tutti: dal nuovo governo libanese ai finanziatori, Unione europea in testa. 

Era facile capirlo: Avsi, presente in Libano dal 1996 e con un’attenzione particolare all’educazione è in prima linea nella “battaglia educativa”. Il progetto di sostegno a distanza di 1.500 bambini e ragazzi libanesi ha come cardine e faro la loro educazione.



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