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SCUOLA/ Il "padre" di tutti i mali? L’orario fisso dei docenti

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Completamente diversa è la situazione dei docenti regionali o delle scuole non statali dove l’orario di servizio è superiore alle 30 ore settimanali spalmato su tutte le settimane dell’anno salvo le ferie. Qualche scuola comunale ha invece adottato lo schema statale, ad esempio a Milano, acquisendo subito le dinamiche della scuola di Stato. Con la sola differenza che il trasferimento e quindi il pendolarismo sud-nord-sud non è ancora possibile e questo rende le scuole comunali meno appetibili delle statali per il nomadismo docente, il fatidico carosello dei docenti.

Proprio la riforma del contratto di lavoro dei docenti è secondo me la base di una maggiore flessibilità dell’insegnamento e dell’apprendimento e solo se si vedrà una volontà in quella direzione si potrà sperare. Subito dopo o durante la riforma dei contratti di lavoro (tempo pieno o part time per i docenti e servizio tutto l’anno sganciato dalle lezioni) potrebbe avvenire la scissione tra tempo classe e tempo scuola. Oggi le due cose coincidono. L’alunno se è a scuola è in classe. Per assurdo se due studenti volessero fermarsi a scuola a studiare dopo il termine delle lezioni non sarebbe possibile.

Oggi l’alunno italiano, sembra un paradosso, sta troppo in classe (il massimo di tempo scuola in Europa con 1000 ore l’anno contro le 750-800 dei paesi col più alto successo formativo) e contemporaneamente poco a scuola. Separando le due cose, riducendo drasticamente il lavoro a classe intera, 3-4 ore al giorno, meglio 3, si potrebbe dilatare a parità di costi l’apertura dell’istituto scolastico, che oggi viene chiuso appena terminano le lezioni e che invece così facendo potrebbe restare aperto da mane a sera e trasformarsi in un centro di svariate attività opzionali tra le quali ogni alunno – spontaneamente o consigliato – potrebbe circolare per arricchire il proprio zaino.

L’eliminazione immediata del lavoro a classe intera secondo me è impossibile anche se evocata varie volte. Non è compatibile con le abitudini del corpo docente e degli alunni stessi. Servirà una fase non so quanto lunga di coesistenza tra lavoro a classe intera e lavoro mirato nella quale potrà variare gradualmente la funzione docente con tutto ciò che consegue o precede, il contratto, la formazione iniziale, la formazione in itinere, la carriera, le regole di assunzione, i criteri di valutazione del lavoro svolto e dei risultati.

Con una pressione costante ed uniforme, in una decina di anni si potrebbe cambiare la faccia della scuola. Ma c’è questa volontà? Per ora non la vedo. Vedo il sindacato fermo a difendere lo status quo ed i commentatori e gli analisti, sempre più disperati, intenti a lanciare visioni e speranze nella palude. Situazione tragica.



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COMMENTI
31/12/2011 - Tanto pe' parlà 2 (Valentina Timillero)

Ottimo articolo, perché tocca un problema fondamentale: l'ingessatura di un sistema che - nonostante la bravura e la disponibilità di tanti bravi docenti che lavorano nella scuola di Stato - è il portato di 60 anni di statalismo e di dirigismo centralistico. C'è chi, come Maranzana, continua a riempirsi la bocca di normative disattese e di "visione sistemica", senza sospettare neanche per una frazione di secondo che i problemi non stiano affatto da quella parte. Perorare il rispetto di circolari e normative, senza chiedersi di QUALI leggi stiamo parlando e senza capire che la scuola finora è andata avanti malgrado queste stesse leggi, è esattamente - questo sì - tinteggiare di bianca vernice una casa fatiscente.

 
31/12/2011 - orario fisso dei docenti (Giovanni Battista Siffredi)

Verrebbe da dire; che scuola avete visto? Se ne parlate per sentito dire o se ci siete stati. Se dite del successo scolastico sulla base di qualche dato o sulla base ancora del sentito dire. Se tutto quanto è in quest'articolo, o in quelli simili che capita di leggere altre volte, è stato scritto sulla base di una communis opinio da bar sport, nulla res; se invece avete dei dati partiamo da quelli. A me capita di insegnare in un liceo di provincia, per nulla all'avanguardia, ma la mia scuola è aperta fino alle 19.30 di sera, gli studenti ci stanno da soli e con i professori, per studiare, per stare insieme e per il recupero, da anni (dai tempi di Berlinguer, che ha dato le premesse normative). Del resto di tutto la scuola ha bisogno fuorchè di gente che continua a dire che non c'è niente di buono. Anche sulla bocca di tanti non c'è niente di buono. Speriamo che con l'anno nuovo si cominci a dire che cosa funziona per partire da lì. Con tanti auguri

 
31/12/2011 - Tanto pe' parlà .. (enrico maranzana)

“Guai a chi modifica l’orario solenne delle lezioni” perché tutto deve rimanere immutato, tutto come all’inizio del 900. Sarebbe stata buona cosa inquadrare questo problema di poco conto all’interno del conservatorismo imperante: la scuola non si è ancora aperta alla cultura contemporanea! La visione sistemica è assente! La progettualità, fondamento dell’autonomia, non è praticata! Il lavoro d’équipe, essenziale per conseguire la finalità istituzionale, è prassi ignota e i vincoli posti dalla legge elusi! Che senso ha riflettere sulla flessibilità del lavoro dei docenti se non si sa dove si vuole andare? L’affermazione: il cambiamento degli impegni “Non è compatibile con le abitudini del corpo docente e degli alunni stessi” è pretestuosa proprio come lo è la tinteggiatura di casa non senza fondamenta.

RISPOSTA:

Conosco molto bene la logica dei sistemici, di quelli che collegano sempre tutto in una visione organica. Sembra che siano ai margini della vita scolastica ed invece sono la ciliegina sulla torta diabolica del sindacalismo e dell'autogestione del corpo docente. Un'alleanza potentissima che mantiene da decenni lo status quo oppure procede nell'unica direzione in cui convergono sempre torta e ciliegia: l'aumento degli organici e quindi degli stipendi erogati. Ma questo gioco non può più funzionare perché santa crisi ci costringe a ritornare in terra sia con i piedi che con la testa. Ed allora tutto quelle cosette "banali" che abbiamo cancellato per decenni tornano fuori e chiedono di parlare. L'alunno e le sue reali inclinazioni, la famiglia, il territorio, i conti della spesa, il lavoro, la competenza dei docenti e anche lo sfinimento degli stessi, la competenza dei dirigenti ed anche la loro solitudine, la lontananza dei ministri ed anche la loro impotenza, lo strapotere sindacale ed anche il coltello alla gola che lo minaccia costantemente ecc. Ma la risposta a questo guazzabuglio sempre più doloroso non è la grande pensata organicistica che mai sarà approvata da tutti ed anche se lo fosse sarebbe poi stravolta nell'applicazione. Secondo me bisogna affondare il bisturi in maniera inequivocabile in un punto e da li far partire la purificazione e la riorganizzazione. Grazie comunque a tutti per il contributo. Grazie anche a Cominelli. Preciso che purtroppo per la mia vita ho fatto 22 anni il PRESIDE. SB