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SCUOLA/ Tfa, i sindacati tirano per la giacchetta il Ministro. Fino a quando?

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (Imagoeconomica)

Un cavillo giuridico, l’ennesimo, impedisce ancora la partenza del Tfa transitorio, l’unico possibile percorso abilitante dopo l’entrata in vigore del Regolamento sulla formazione iniziale, che consentirebbe a tanti giovani insegnanti neolaureati o in servizio senza l’idoneità prevista per insegnare, di potere conseguire l’ambito titolo necessario per accedere alla professione.

Nel frattempo i sindacati della scuola approfittano della inevitabile sospensione dei ritmi amministrativi dovuti all’assestamento del nuovo governo per porre le loro condizioni. Vediamo di riassumere gli ultimi tratti di questa storia che assomiglia ormai ad un romanzo russo: ad ogni svolta nuovi personaggi, nuovi paesaggi, esasperante lentezza dei tempi.

Dopo l’appello L’Italia è un paese per vecchi? e le oltre 14mila adesioni raccolte in pochi giorni all’inizio di settembre, Gianni Letta e il vicepresidente della Camera Lupi mediarono, il 10 settembre, tra il ministro Gelmini e alcuni tra i primi firmatari del manifesto, portando il Miur ad attestarsi sulle seguenti posizioni: i posti disponibili per il Tfa transitorio nelle scuole secondarie di I e II grado passavano da 10mila a 13mila; nel contempo, l’Amministrazione si impegnava a diramare una indicazione all’università sollecitandola a fornire una offerta formativa in vista di una eventuale ulteriore implementazione dei posti.

Di seguito, con nota congiunta del 12 settembre, i vertici amministrativi dell’Istruzione e dell’Università invitavano gli atenei a indicare entro il 7 ottobre, per ciascuna classe di abilitazione, la loro offerta formativa, in termini di disponibilità di studenti iscrivibili ai corsi di Tfa e di Laurea magistrale per l’insegnamento nella secondaria di I grado in rapporto alle capacità ricettive, e suggerivano alle direzioni scolastiche regionali di collaborare con le università nella determinazione di richieste plausibili.

Trascorso il tempo stabilito, il 14 ottobre il Miur pubblicava l’offerta formativa delle università (oltre 26mila posti complessivi per il Tfa di I e II grado), facendola precedere da una precisazione relativa ai criteri di cui avrebbe tenuto conto al momento di incrociare i numeri delle università e il proprio calcolo del fabbisogno, in cui richiamava la coerenza con il decreto attuativo n. 139 del 4 aprile 2011: quello stesso decreto che restringeva notevolmente il campo di azione dei posti prevedendolo “esiguo”. In effetti, pareva scontato che il “lodo Letta” dovesse aprire ad un incremento delle disponibilità da accordare alle università, ben oltre il numero dei 13mila posti, ma così non era, a causa del richiamo al “vincolo” del fabbisogno.



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COMMENTI
05/12/2011 - Cavillo giuridico? (Franco Labella)

Fra i tanti guasti dell'era Gelmini c'è pure quello che ha colpito anche Foschi. Arrivare a scrivere di "cavillo giuridico" per un iter irregolare significa veramente non avere cultura amministrativa. In questo Foschi va d'accordissimo (quando si dicono i casi strani della vita) con l'ex giovane Ministro che era abituato a determinare gli organici senza emanare i relativi D.M. o che arrivava ad ipotizzare i pareri ex post. Sarà il caso di far sapere all'attivissimo Foschi (che credo sia al 5° o 6° articolo sul tema) che Tar e Consiglio di Stato sui "cavilli giuridici", come li chiama lui uomo di lettere, hanno ripetutamente dato torto alla Gelmini. Quindi se il nuovo deve avanzare facciamo avanzare la cultura della normalità giuridica. Sarebbe già un grande passo in avanti dopo l'ubriacatura del "liberalismo" senza regole. In fondo c'è già stato un illustre collaboratore dell'ex giovane Ministro che aveva teorizzato la educazione alla legalità senza le leggi. O che non teneva conto dei poteri delle Regioni in materia di dimensionamento e lo scriveva pure non solo nel suo blog... Ma era un altro letterato pure lui... e pure estimatore di Verdi. Insomma arte e creatività, niente a che vedere col rigore giuridico.

 
05/12/2011 - È DA ATTENDERSI COERENZA (Giorgio Israel)

Abbiamo sentito tutti la conferenza stampa di Monti, ieri. Ha spiegato che, a suo avviso, la concertazione deve aversi soltanto sulle tematiche del lavoro, in quanto sulle altre (persino su quelle economiche) si prefigura una lesione dei diritti del parlamento. Ebbene, qui stiamo parlando di FORMAZIONE degli insegnanti, neppure di reclutamento. Cosa diamine c'entrano i tavoli Ministero-Sindacati sul tema della formazione degli insegnanti? È da attendersi coerenza, ovvero non tanto che la mano destra sappia quel che fa la sinistra, quanto che le mani agiscano in conformità alle indicazioni della testa.

 
05/12/2011 - Urge correzione del sistema incoerente (Chiara Esse)

Il vincolo del fabbisogno si inquadra in un sistema in cui l’abilitazione comporti il “diritto” alla cattedra statale. Esso sarebbe stato coerente, e necessario, in tutti i sistemi che si sono susseguiti in Italia, eppure non è mai stato considerato e per questo le cattedre sono “prenotate” per i decenni futuri (unicum mondiale). Che senso ha introdurlo nel momento in cui l’abilitazione è sganciata dal reclutamento? Se l’abilitazione è idoneità all’insegnamento, allora, fatta salva la disponibilità delle università, quanti dimostreranno di raggiungere, nelle prove di accesso, la soglia, fissata dal ministero per accedere al percorso abilitante, dovranno poterlo intraprendere. Il ministero si limiti alle sue competenze, che sono di alto profilo. Elevando la soglia, da applicare a tutti gli aspiranti, si garantiranno ad un tempo abilitandi preparati e contenimemento dei numeri. Potrebbero persino restare scoperti dei posti, ma non si escluderanno i meritevoli. Il contenimento dei numeri può essere di carattere meritocratico. Viceversa l’ipotetico, e indimostrato, calcolo del fabbisogno regionale esiguo (sic) calcolato a Roma per ogni regione è fallace. Esso non collima con le possibilità constatate di insegnare nella scuola pubblica da non abilitati ed è irrazionale in quanto "misurato" su scala regionale quando l’abilitazione varrà in tutta Italia e nell’UE. Il sistema non sta in piedi: i suoi principi sono contradditori e non è coerente con i suoi presupposti.