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SCUOLA/ Alcuni consigli (non richiesti) per "salvare" le Indicazioni Fioroni

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Le famiglie italiane sono alle prese con la compilazione del Censimento promosso dall’Istat. Le scuole, dall’infanzia alla primaria e alla secondaria di primo grado, hanno ricevuto, tramite Circolare ministeriale del 4 novembre, il compito di rispondere ad un questionario relativo alle Indicazioni per le scuole dell’infanzia e del primo ciclo.

È, questo, il primo atto di un’azione di monitoraggio che riguarda l’attuazione delle Indicazioni da parte delle scuole. Operazione corretta ed auspicata, dal momento che le Indicazioni del 2007 recanti la firma dell’ex ministro Fioroni avevano il carattere della sperimentazione biennale. Nel frattempo presso il Ministero si è costituito un “Gruppo tecnico per la revisione delle Indicazioni del 2007”, gruppo che sta operando da qualche mese. Questi fatti non possono che essere accolti con interesse e compiacenza. Qualcosa si muove, a fronte di un biennio in cui le scuole, in regime di autonomia e di creatività, si sono misurate con le Indicazioni del Ministero in variegati modi e con operazioni più o meno prossime all’innovazione prevista dai testi ufficiali. Ora è tempo che il Ministero indaghi e conosca le azioni delle scuole nella loro quantità e qualità e che le scuole che si sono interrogate ed hanno attuato cambiamenti abbiano una sorta di “valutazione” anche esterna del loro operato.

Un’operazione di monitoraggio dell’incidenza delle Indicazioni nell’innovazione dentro le scuole è di interesse per il Centro e per le scuole stesse. Al  Ministero serve conoscere l’impatto che hanno avuto i testi legislativi sull’immagine in essere delle scuole. Alle scuole serve avere un ritorno circa le innovazioni accolte e messe in pratica e la rispondenza tra innovazioni e legislazione, considerato che le “Indicazioni” del 2007 in quanto tali – come “indicazioni” – propongono percorsi, metodologia e conoscenze a maglie molto larghe.

Ma le scuole che hanno seriamente fatto i conti con il testo ministeriale devono avere la possibilità di raccontare e documentare azioni ed esiti di un agire organizzativo e culturale. In questo senso tranquillizza un poco l’informazione presente nella Circolare 101 della Direzione Generale del Miur che precisa che detta Direzione “ha allo studio ulteriori iniziative-focus per raccogliere dalle scuole significative esperienze sull’applicazione delle Indicazioni, al fine di disporre di una qualificata base di riferimento per l’eventuale revisione”. Torna alla memoria l’operazione di monitoraggio in profondità e capillarmente attuato a suo tempo relativo alle Indicazioni del 2004 (ministro Moratti) gestito congiuntamente  dal Ministero e dagli Irre di tutte le regioni.



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COMMENTI
07/12/2011 - Che delusione! (Khan Kubla)

Il Collegio docenti della mia scuola ha accolto con entusismo la possibilità che veniva offerta di partecipare attivamente al monitoraggio delle Indicazioni nazionali. La lettura dei quesiti è stata però un'enorme delusione: è risultato chiaro a tutti che al Ministero non interessava affatto venire a conoscenza dello stato reale delle scuole, né delle "buone pratiche" nate con tanta fatica al loro interno. Il questionario, incomprensibile nelle sue finalità, era solo l'ennesima presa in giro di un APPARATO incompetente, disinteressato e distante. Si parla tanto della valutazione delle scuole e dei docenti, ma i dirigenti del MIUR, con i loro stipendi e privilegi, da cui discendono scelte che la politica ha loro delegato, saranno mai oggetto di una seria selezione e valutatazione?