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SCUOLA/ Le "confessioni" di un pedagogista: ecco dove abbiamo sbagliato

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Tre scene della mia vita nella scuola media. Forse possono spiegare perché, quando nel 2001, ad autonomia ormai vigente, lessi di una proposta che ipotizzava di una scuola secondaria di I grado che prevedeva un tempo scuola obbligatorio per tutti (800 ore) e un tempo scuola opzionale (300 ore) che ciascuna istituzione era chiamata a progettare in base alle diverse esigenze educative dei suoi allievi e delle sue famiglie, pensai: forse ci siamo, possiamo scardinare l’idea che su cui neanche don Milani ce l’aveva fatta. Dare parti uguali a diseguali, infatti, non è giustizia, ma ingiustizia. Non mi scoraggiai nemmeno di fronte al fatto che nel 2004 quel rivoluzionario percorso opzionale fosse diventato, tra i meandri di Viale Trastevere, un pugno di ore. Ormai allenata al realismo, pensai: si comincia così e poco per volta anche i risultati (i ragazzi imparano meglio e più volentieri, le famiglie vengono coinvolte in prima persona e, con i docenti, hanno un punto di riferimento nel docente tutor ...) confermeranno che siamo sulla strada corretta. 

Un’altra questione mi convinceva della proposta del 2001: quella delle competenze. Ora lo sappiamo, ce l’ha scritto l’Europa: comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale. Anche allora lessi una definizione simile e pensai: come si farà mai a comprovare che un allievo è competente in lingua italiana se non chiedendogli di parlare/scrivere autonomamente, in modo efficace, in una situazione in cui ha un problema di lavoro, di studio (di vita?) da risolvere? E come si farà mai a dire che è competente in arte se non mettendolo davanti ad un monastero del Trecento e chiedendogli di tirar fuori, in libertà e responsabilità, tutto ciò che può dare spiegazione e senso a quel che vede? E se gioca una partita bene, rispettando tecniche sportive e  regole con i compagni e gli avversari, non avrò forse la dimostrazione che è competente, che in quella situazione ha saputo agire con “giudizio” (non sono proprio le parole dei documenti europei, ma qualche licenza “prosaica” me la concedo)? E così via. La didattica cambierà, per forza – continuavo a pensare – altrimenti che significato potremo mai dare a questa parola: cum-petere, cercare di raggiungere, nell’unità della propria persona e con gli altri, il meglio delle proprie capacità? Ho smesso di pensare quando, in virtù del politicamente corretto, dell’emergenza economica (c’è anche quella educativa, ma vien dopo, molto dopo!), del quieto vivere sindacale, nel 2008 l’opzionalità è diventata una ridicola ora aggiuntiva di “italiano”. Cosicché, con buona pace di tutti, nella scuola secondaria di I grado c’è ben poco da scegliere. La flessibilità è per le ore che i docenti infliggono agli studenti, non uno spazio nel quale gli studenti provano le loro scelte e ne rispondono, accompagnati  da famiglia e docenti.



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COMMENTI
08/12/2011 - La scuola: un mondo…irreale (Enrico Mella)

Quanta vita in questo bellissimo articolo! La scuola possibile, talmente logica nella sua semplicità, autonoma e flessibile per dare un senso all’apprendimento reale, capace di divenire uno spazio di crescita e di benessere per gli allievi, persa per l’incapacità di superare pregiudizi e contrapposizioni ideologiche. Mi chiedo per quali strani motivi insegnanti che si lamentano sempre più per l’indisciplina e la scarsa preparazione degli allievi, stretti tra bullismo e indifferenza, impegnati più a scrivere note sul registro che ad accompagnare i loro studenti nei percorsi dell’apprendimento, non accolgano con entusiasmo nuove proposte e non desiderino fortemente sperimentare modelli organizzativi che rompono schemi consolidati che non funzionano. Al contrario, scelgono di rincarare le dosi di quella medicina spesso amara per gli allievi senza accorgersi che è amara anche per loro. Nel mondo reale se una cosa non funziona si cambia … nell’irreale mondo della scuola anche il più sensato dei cambiamento sembra impossibile! Complimenti all’autrice.

 
07/12/2011 - La mediocrità fatta scuola (Sergio Palazzi)

Ho fatto in tempo a vedere quella scuola media in cui c'erano le tre materie facoltative, anch'io le facevo tutte e tre ed erano tra quelle che preferivo. Cominciando dal latino, che continuavo a frequentare anche dopo aver deciso che avrei proseguto con l'Istituto Tecnico e non con il Classico. Avevo la sensazione che le medie servissero a crescere, a capire quale fosse la propria strada. Non ho certo la stessa impressione adesso che alle medie ho mia figlia, che le giro per orientare alla prosecuzione degli studi i figli degli altri, e che al biennio vedo arrivare ragazzi promossi magari brillantemente ma che non sanno impostare un problema di geometria e che nemmeno si chiedono "come fa a funzionare" un telefono, un pc, un detersivo. Degli errori di ortografia e sintassi, ne parliamo dopo. Ma in compenso sono colpito dalla sicumera di più di un preside o docente delle medie nel ritenere che le loro scuole tetre e burocratiche offrano la migliore delle didattiche possibili. E quando si tratta di orientare alla prosecuzione degli studi, non sia mai che ad uno studente che ha più di "sette" in buona parte delle materie consiglino qualcosa che non sia un liceo... Splendido articolo, da proporre a tutti coloro che hanno delle responsabilità nelle prossime scelte.

 
07/12/2011 - il lavoro d'equipe: questo sconosciuto (enrico maranzana)

Osservazioni puntuali, che non consentono, pero', di "rivedere le stelle". Se il punto di vista rimane all'interno del sistema, il relativo orientamento è impossibile. La situazione in cui è immersa la scuola è del tutto analoga a quella che vive una squadra d'operai che collabora alla realizzazione di un progetto senza aver concordato strategie e piani d'intervento.