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SCUOLA/ Le "confessioni" di un pedagogista: ecco dove abbiamo sbagliato

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In compenso leggo della pédagogie différenciée, in Francia e in Belgio, che dice più o meno così: stiamo attenti perché, avendo voluto da 40 anni perseguire l’uguaglianza con una scuola uniforme, in realtà alimentiamo a dismisura le ineguaglianze. E finiamola di pensare che possiamo “individualizzare” con un po’ più di tempo o un po’ meno di contenuto, senza comprendere che questo è un ottimo sistema per alimentare l’effetto diffrazione scolastica, vale a dire la mancata attribuzione di senso da parte dell’allievo al sapere scolastico e, di conseguenza, il suo allontanamento dalla scuola e dai suoi codici.

Leggo anche di Watkins che in Gran Bretagna, con  altri studiosi, si interroga su come tradurre in prassi operativa, senza distorsioni efficientistiche, l’idea che la diversità personale sia il punto di partenza per un insegnamento che mira ad un apprendimento di qualità, capace di migliorare la coesione sociale e l’equità. Leggo delle ricerche sull’apprendimento personalizzato in Australia che si gioca in gran parte sul cambiamento dell’azione didattica e, di conseguenza, della formazione iniziale e in servizio dei docenti. Come dire: se vuoi realizzare un’idea di scuola, devi avere i docenti preparati per realizzarla (a proposito, che idea di scuola media sostiene il DM 249/10 che ne formerà i futuri docenti dei prossimi 30 anni?)

Noi, tutto questo patrimonio di idee, l’avevamo. Lo abbiamo buttato via. E adesso, per non far nemmeno i conti con una colpa che dovremmo invece confessare, Fondazione Agnelli o sindacati, opinionisti o pedagogisti (?), ne rimuovono perfino il ricordo e fanno un tabù dell’impiego di certe parole che ricordano quella stagione (docente tutor, docente coordinatore, portfolio delle competenze, piani di studio personalizzati, unità di apprendimento). Come se quelle opportunità non fossero esistite. E si ricomincia a riscoprire come innovativa l’acqua tiepida di soluzioni che erano già morte almeno tre volte (tipo quella dell’apertura delle scuole al pomeriggio per le Lac). Reincarnazione orientale. Pur di non riconoscere: abbiamo sbagliato. Ricominciamo di là.

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COMMENTI
08/12/2011 - La scuola: un mondo…irreale (Enrico Mella)

Quanta vita in questo bellissimo articolo! La scuola possibile, talmente logica nella sua semplicità, autonoma e flessibile per dare un senso all’apprendimento reale, capace di divenire uno spazio di crescita e di benessere per gli allievi, persa per l’incapacità di superare pregiudizi e contrapposizioni ideologiche. Mi chiedo per quali strani motivi insegnanti che si lamentano sempre più per l’indisciplina e la scarsa preparazione degli allievi, stretti tra bullismo e indifferenza, impegnati più a scrivere note sul registro che ad accompagnare i loro studenti nei percorsi dell’apprendimento, non accolgano con entusiasmo nuove proposte e non desiderino fortemente sperimentare modelli organizzativi che rompono schemi consolidati che non funzionano. Al contrario, scelgono di rincarare le dosi di quella medicina spesso amara per gli allievi senza accorgersi che è amara anche per loro. Nel mondo reale se una cosa non funziona si cambia … nell’irreale mondo della scuola anche il più sensato dei cambiamento sembra impossibile! Complimenti all’autrice.

 
07/12/2011 - La mediocrità fatta scuola (Sergio Palazzi)

Ho fatto in tempo a vedere quella scuola media in cui c'erano le tre materie facoltative, anch'io le facevo tutte e tre ed erano tra quelle che preferivo. Cominciando dal latino, che continuavo a frequentare anche dopo aver deciso che avrei proseguto con l'Istituto Tecnico e non con il Classico. Avevo la sensazione che le medie servissero a crescere, a capire quale fosse la propria strada. Non ho certo la stessa impressione adesso che alle medie ho mia figlia, che le giro per orientare alla prosecuzione degli studi i figli degli altri, e che al biennio vedo arrivare ragazzi promossi magari brillantemente ma che non sanno impostare un problema di geometria e che nemmeno si chiedono "come fa a funzionare" un telefono, un pc, un detersivo. Degli errori di ortografia e sintassi, ne parliamo dopo. Ma in compenso sono colpito dalla sicumera di più di un preside o docente delle medie nel ritenere che le loro scuole tetre e burocratiche offrano la migliore delle didattiche possibili. E quando si tratta di orientare alla prosecuzione degli studi, non sia mai che ad uno studente che ha più di "sette" in buona parte delle materie consiglino qualcosa che non sia un liceo... Splendido articolo, da proporre a tutti coloro che hanno delle responsabilità nelle prossime scelte.

 
07/12/2011 - il lavoro d'equipe: questo sconosciuto (enrico maranzana)

Osservazioni puntuali, che non consentono, pero', di "rivedere le stelle". Se il punto di vista rimane all'interno del sistema, il relativo orientamento è impossibile. La situazione in cui è immersa la scuola è del tutto analoga a quella che vive una squadra d'operai che collabora alla realizzazione di un progetto senza aver concordato strategie e piani d'intervento.