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SCUOLA/ L'esperto: senza l'autonomia non si imparano le lingue

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Sull’insegnamento delle lingue spesso i giornali e la stampa specializzata riciclano luoghi comuni. Da un lato lo studio del cinese si starebbe diffondendo a macchia d’olio, dall’altro il nostro paese, ignorante in inglese, sarebbe ancora relegato a fanalino di coda di un’Europa poliglotta. Senza poter smentire del tutto questo dato, è anche vero che progressi importanti sono stati fatti, dice a Ilsussidiario.net Gisella Langé, esperta di didattica della lingua e ispettore tecnico di lingue straniere del Miur-Usr per la Lombardia.

È vero che l’insegnamento delle lingue nella nostra scuola non gode di buona salute?


Le cose non stanno proprio così: negli ultimi dieci anni, grazie a progetti finanziati dal Ministero, le scuole italiane hanno fatti nuovi progressi. È risultato decisivo arrivare alla definizione di standard di riferimento per le lingue: porsi obiettivi precisi da raggiungere e certificare le competenze linguistiche acquisite. Dal punto di vista culturale, il passo in più è stato quello di superare una metodologia di insegnamento di tipo grammatico-traduttivo, basata più sull’elemento prescrittivo che su quello comunicativo.

A chi va il merito di questo cambiamento?

Alla fine degli anni novanta, con i fondi dedicati all’autonomia scolastica, si finanziò un progetto, il Progetto Lingue 2000, che è stato all’origine di ogni evoluzione successiva. Si comprese che occorreva focalizzare gli sforzi sulle abilità orali dei nostri studenti: sulle capacità ricettive, quindi l’ascolto, e produttive, e cioè il parlato. Per la prima volta si finanziò la formazione massiccia di formatori a livello nazionale, 400 docenti di inglese, francese, tedesco e spagnolo, che a cascata fecero formazione ad altri docenti. Poi è stato fondamentale lo sviluppo di certificazioni linguistiche per la verifica delle competenze.

Parla di enti certificatori riconosciuti?

Sì. Questo consentì di superare l’autoreferenzialità delle singole scuole. Il Ministero definì un protocollo di intesa con enti certificatori riconosciuti a livello internazionale che offriva finanziamenti alle scuole che si attivavano per far esaminare i propri studenti da questi enti esterni.

Ma è vero che si deve agire soprattutto nell’infanzia e nella primaria, altrimenti tutto è perduto?



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COMMENTI
09/12/2011 - Un titolo fuorviante (enrico maranzana)

L’autonomia, intesa nel suo autentico significato, ha scarsa attinenza con l’oggetto dell’intervista. L’autonomia, infatti, implica la visione sistemica, l’assunzione di decisioni atte a approssimare la finalità isituzionale, la gestione unitaria, coordinata dei processi d’apprendimento. L’intervista, invece, affronta questoni squisitamente tecniche, aspetti importanti ma secondari rispetto alla progettazione formativa, educativa e dell’istruzione.