BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Figli dello sviluppo high-tech? No, dell’infinito

Pubblicazione:

La struttura del nostro cervello comprende la nozione di infinito  La struttura del nostro cervello comprende la nozione di infinito

In altri termini, i nostri figli sono sì stimolati da nuove condizioni ma non c’è ragione per pensare che siano cambiate le loro potenzialità, tantomeno i loro cervelli. Questo ovviamente non vuol dire che non sia buona cosa stimolare i bambini con nuovi contesti di apprendimento, inclusi quelli che impiegano nuove tecnologie, ma che non ci si può aspettare niente di più di quanto non potesse aspettarsi dal figlio di un contadino in una cascina: se viene stimolato nel modo giusto, posto di fronte ad attrezzi complicati, anche quel bambino sorprenderà gli adulti come fanno i bambini e le bambine di oggi, con la sola differenza, ma non irrilevante, che spesso la tecnologia lascia soli e fa quindi mancare l’interazione sociale, uno dei propulsori principali dell’intelligenza.

Cosa diversa invece è la valutazione delle possibilità di accesso al sapere rispetto al passato. Se un tempo in salotto si riusciva a trovare a malapena un’enciclopedia decente oggi con in mano un portatile connesso in rete puoi entrare nella Biblioteca del Congresso di Washington e scaricarti l’edizione integrale di un manuale di teoria dei quaternioni. Il problema dell’accesso alla cultura, ovviamente, è cambiato ma c’è ancora, anzi è più subdolo: ora occorre rendersi conto che si deve scegliere e che per scegliere occorre fidarsi di qualcuno che indichi un percorso, non si può immaginare più di farcela da soli. La biblioteca della famiglia di Leopardi, basata sui classici, dove Giacomo poteva esplorare da solo non c’è più: non è scomparsa, è ancora tutta lì ma è diluita in un mare vertiginoso di offerte nel quale Giacomo farebbe esperienza di ben altri infiniti.

Quanto all’imputazione di corruzione dell’italiano recente a carico dei cellulari e delle chat, la partita sembra facile, ma non sarei così d’accordo. Intanto le impressioni, come sempre nella scienza, non bastano: occorrerebbe un metro di valutazione oggettivo del degrado, che ora non c’è (la fonte più autorevole in questo senso rimane senza ombra di dubbio il lavoro svolto dall’Accademia della Crusca); inoltre, chi l’ha detto che le abbreviazioni siano segno di decadenza? Avete mai provato a leggere un epigrafe latina? Ce ne sono alcune che non lasciano intatta nemmeno una parola: è un susseguirsi di abbreviazioni a catena. Ma non credo che sia per questo che è crollato l’impero romano.
 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
11/02/2011 - più velocità significa più possibilità (Gianni MEREGHETTI)

E' aumentata la velocità delle informazioni, sono cambiate certe modalità del linguaggio, ma la questione rimane quella di sempre, che l'uomo ha bisogno di qualcosa di grande per poter percorrere gli orizzonti che gli si aprono dentro la vita. Non è meglio quello che c'era prima, niente di tutto questo, non è proprio meglio, anzi questa velocità ci apre prospettive sempre nuove, sempre più incalzanti. Questo è il senso del periodo che stiamo vivendo, un momento appassionante, perchè ci permette di cogliere la bellezza dell'infinito e di trovare nel linguaggio le pieghe del suo abbraccio. Ha ragione Andrea Moro, ha ragione a sfidarci ad una positività nel guardare il mondo dell'informatica.