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SCUOLA/ Figli dello sviluppo high-tech? No, dell’infinito

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La struttura del nostro cervello comprende la nozione di infinito  La struttura del nostro cervello comprende la nozione di infinito

C’è un aspetto, tuttavia, nel quale la tecnologia ha certamente cambiato profondamente l’uso del linguaggio, anche se non la sua struttura. Mi spiego con un esempio personale ma che non penso sia isolato. Ho rivisto di recente una puntata della riduzione televisiva di un caso del commissario Maigret: in quella puntata, il grande Gino Cervi si fece portare una birra in studio. Ho calcolato il tempo che ci ha messo a berla: più di cinque minuti. Sorseggiandola, senza dire una parola. Lo stesso tempo nel quale, su certi “documentari” trasmessi oggi, ti bombardano con un montaggio parossistico di immagini rapidissime, slegate, ripetitive, spesso inframmezzate da stacchi pubblicitari. Quella birra di Maigret mi sembrava di averla bevuta anch’io: oggi non son nemmeno sicuro di ricordare la sequenza delle immagini del documentario.

Prima esisteva un periodare lento e copioso come un fiume; oggi, spesso, siamo esposti a innocui rigagnoli incattiviti. Questa sì è una differenza portata dalla tecnologia: la narrazione su testo, il romanzo insomma, difficilmente permetteva questo incedere zoppicante e frammentato e ti responsabilizzava all’ascolto, anche solo per mantenere la trama. Le abbreviazioni che fanno danno, dunque - almeno a mio modesto parere - non sono quelle che bistrattano l’ortografia ma quelle che frammentano l’attenzione. Certo, non ho mai visto una lettera spedita come sms, ma lì il problema non è la grammatica né la tecnologia. Quello che manca in quel caso è quello che mancava anche tremila anni fa: è la grazia di avere un lev shomea, come chiedeva Re Salomone, cioè un cuore in ascolto.
 



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COMMENTI
11/02/2011 - più velocità significa più possibilità (Gianni MEREGHETTI)

E' aumentata la velocità delle informazioni, sono cambiate certe modalità del linguaggio, ma la questione rimane quella di sempre, che l'uomo ha bisogno di qualcosa di grande per poter percorrere gli orizzonti che gli si aprono dentro la vita. Non è meglio quello che c'era prima, niente di tutto questo, non è proprio meglio, anzi questa velocità ci apre prospettive sempre nuove, sempre più incalzanti. Questo è il senso del periodo che stiamo vivendo, un momento appassionante, perchè ci permette di cogliere la bellezza dell'infinito e di trovare nel linguaggio le pieghe del suo abbraccio. Ha ragione Andrea Moro, ha ragione a sfidarci ad una positività nel guardare il mondo dell'informatica.