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SCUOLA/ Festa o non festa, il "dibattito" sul 17 marzo è una Babele di perdenti

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Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)  Il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini (Imagoeconomica)

Fare la festa a qualcosa o a qualcuno non è poi tanto facile. Bisogna innanzitutto scegliere a quale dei due significati dell’espressione idiomatica ci vogliamo riferire. Infatti si può essere felici, gioire insieme e quindi “festeggiare” una persona o una ricorrenza. Ciò comporta, per antica tradizione, l’astensione dalle normali attività lavorative. Il contadino non va in campagna, l’operaio non entra in fabbrica e il negoziante tiene abbassata la claire. Ci si ritrova altrove, tutti insieme: in chiesa, allo stadio, al centro commerciale, al parco...

Il mio vecchio e squinternato “Zingarelli”, testimone di tanti sudori, sotto la voce “festa” recita infatti “pubblica dimostrazione di gioia, solennità per lieta ricorrenza”. E più avanti azzarda persino: “giorno di astensione dal lavoro... vacanza... esser liberato dal lavoro, dalla scuola”. Ma fare la festa a qualcosa o a qualcuno vuol dire anche: “giustiziare”, raccogliersi intorno al patibolo, per l’appunto, “in festa” per assistere alla fine miseranda di un condannato! Vuol dire: fare in modo che l’essere odiato scompaia, che da quel momento non esista più, che non se ne parli più o almeno per un bel po’.

Facevo tra me e me queste riflessioni davanti alla Tv, guardando, per la verità un po’ sbigottito, lo spot che la Rai, che pure è stata linguisticamente la “mamma degli italiani”, ha dedicato al 150° dell’Unità d’Italia. Vi si vede una sorta di Torre di Babele, nella quale più nessuno capisce il linguaggio dell’altro. In Mesopotamia fu per punizione divina. Dio disse: “Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro”. Parole da meditare. Non si sa bene perché, ma gli italiani non si capiscono più. Così passa, a me pare, il messaggio Rai. Immaginate, per capirci,  una coppia di sposi che festeggia il proprio ennesimo anniversario di matrimonio e alzando il calice di champagne non dice “ci siamo tanto amati”, ma “quante beghe, quante botte ci siamo dati”.

È un altro segno, io credo, della confusione generale e diffusa sul tema dell’Unità. Ricordo il centenario, quello del ‘61. Fu un evento straordinario. Torino tornò ad essere ancora per un po’ capitale d’Italia. Comuni, Province, scuole, tutti parteciparono con grande entusiasmo. La mia Provincia, nel senso di amministrazione, pubblicò un grosso libro, promosse un sacco di iniziative. Oggi è completamente assente sulla scena del 150°. È una sorta di tabù. Non se ne può parlare, nemmeno sottovoce.
 



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COMMENTI
17/02/2011 - Se il dibattito è solo per un giorno... (Franco Labella)

Vorrei aggiungere alle sagge e come sempre condivisibili riflessioni di Comensoli solo un accenno ad un tema che mi è caro come potete verificare anche su Repubblica di oggi. La discussione sul valore da attribuire al 17 marzo può prescindere dalla conoscenza della storia costituzionale italiana? C'è stata una ricerca di qualche mese di Proteo Fare Sapere e prima ancora un lavoro di alcuni consiglieri regionali piemontesi sul livello di conoscenza della Costituzione e dei suoi valori e contenuti da parte degli studenti italiani. Se ne è parlato poco forse perchè non è funzionale a certe recenti scelte (l'abolizione dello studio del Diritto) del Ministro Gelmini. Il Ministro, nel suo intervento sul tema, ha perfino trovato modo di parlare di "valorizzazione" di quello non c'è. La famosa "Cittadinanza e Costituzione" mai assurta a dignità di disciplina autonoma con valutazione autonoma. Oggi perfino uno dei padri nobili di questa disciplina inesistente ma strombazzata come esistente persino in Convegni internazionali ne parla come di un "bluff". Allora la mia proposta: perchè il 17 marzo il Ministro Gelmini non presenta un ddl che istituisce la disciplina "Cittadinanza e Costituzione"? Quando si festeggia ci sono anche i regali. Se il Ministro crede veramente all'importanza della ricorrenza per gli studenti italiani, ha modo di dimostrare l'effettività delle sue convinzioni. Così ci convincerà che la difesa televisiva del cotè "bunga bunga" non è il meglio che può dare di sè.