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SCUOLA/ Il preside: ci sono buone ragioni per "usare" i dati Invalsi

Pubblicazione:

Cosa ne fanno le scuole dei dati Invalsi?  Cosa ne fanno le scuole dei dati Invalsi?

Tutto ciò premesso, perché abbiamo deciso di pubblicare i nostri risultati sul nostro sito (www.ibvm.it)? Per quattro ordini di considerazioni.

Anzitutto per rendere merito ai nostri alunni, ai loro insegnanti e ai loro genitori. Siccome i nostri risultati sono superiori (e non di poco) sia alla media nazionale sia a quella regionale, abbiamo di che essere soddisfatti e ci è sembrato giusto dirlo. Siamo una scuola molto nota nel nostro territorio per la serietà del lavoro scolastico (unita alla capacità di accoglienza delle differenze individuali) per cui non ci hanno sorpreso i nostri buoni risultati, ma ci è servito avere una verifica esterna oggettiva del nostro lavoro. Ovviamente nella logica del miglioramento continuo, per cui siamo ansiosi di vedere come saranno i nostri risultati del 2011.

In secondo luogo abbiamo pensato di lanciare alle scuole del territorio la proposta di fare anche loro lo stesso. Ne abbiamo iniziato a parlare alle altre scuole paritarie della nostra provincia, in quanto più omogenee alla nostra per quanto riguarda le tipologie socio-culturali dell’utenza, ma siamo apertissimi al confronto anche con la scuola statale, ovviamente nella consapevolezza - molto sottolineata dalla letteratura in materia - che il confronto tra scuole diverse è assai delicato, richiederebbe di depurare i risultati dalle variabili ambientali e soprattutto può essere fatto solo o soprattutto sul valore aggiunto tra livello di entrata e livello di uscita e non sui valori assoluti. La nostra speranza quindi è che altre scuole decidano di pubblicare i loro risultati, in modo che si possa fare un confronto paritetico che, partendo dai risultati, risalga anche alle strategie didattiche e organizzative messe in atto dalle diverse scuole, per innescare finalmente un arricchente scambio delle buone pratiche. Naturalmente l’invito potrebbe essere benissimo allargato a scuole di altri territori, desiderose di confrontarsi con noi, sia sui risultati, sia sulle strategie.

Infine abbiamo pensato che fosse opportuno dare il nostro contributo al dibattito (ripeto: troppo sommesso finora) sul significato delle prove Invalsi e ci è sembrato che il modo migliore fosse quello di metterci in gioco, di metterci la faccia, nella speranza che il dibattito venga ripreso nelle varie sedi e che si inizi finalmente a discutere del rapporto tra qualità della scuola e risultati di apprendimento, senza ridurre tutto alle prove oggettive, ma incominciando a tener conto anche dei dati quantitativi per misurare e quindi per progettare il cambiamento e il miglioramento.
 



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COMMENTI
15/02/2011 - I risultati delle paritarie (Paolo Fasce)

E' ammirevole la vocazione alla trasparenza indicata dal Dirigente autore di questo articolo, ha tuttavia il sapore della presenza di Costantino in paradiso. E' un po' meno ammirevole il fatto che di tutto il panorama che coinvolge le scuole paritarie, il Sussidiario focalizzi l'attenzione sulle eccellenze di questo sistema, senza mostrarne i limiti. I limiti emergono proprio dalle statistiche che mostrano che a fianco di questo buon esempio di eccellenza, il sistema delle scuole paritarie intercetta invero altre "esigenze" dell'utenza, quelle che con brutale sintesi vengono, forse semplicisticamente, etichettate col nome di "diplomifici". Convengo, ad ogni modo, con la necessità di pubblicare i risultati della propria scuola, purtroppo non ci sono ancora gli strumenti per misurarne il valore aggiunto, cosa che dovrebbe essere possibile con l'anagrafe degli studenti.