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SCUOLA/ Tonna (Apef): serve una riforma dei docenti per rendere "utili" i dati Invalsi

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Si fa presto a dire autovalutazione  Si fa presto a dire autovalutazione

Il recente intervento sull’opportunità di rendere pubblici i dati Invalsi focalizza il centro della questione che andava affrontata nel Progetto sperimentale sulla Valutazione degli Istituti.

Si parla della necessità di una valutazione di sistema degli istituti da quando è nata l’Autonomia con “l’obbligo di adottare procedure e strumenti di verifica e valutazione della produttività scolastica e del raggiungimento degli obiettivi”. Questo, molto prima della ventata valutativa del ministro Brunetta. Valutazione e autonomia sarebbero dovute andare di pari passo almeno dal 2000. Inoltre, come per la valutazione dei docenti, non siamo all’anno zero poiché ci sono dei precedenti: il ministro Moratti aveva avviato fin dal 2002 i Progetti pilota per la valutazione degli istituti che, nell’ultimo dei tre anni di realizzazione, avevano visto l’adesione volontaria della quasi totalità delle scuole. Che fine hanno fatto quei risultati e perché ricominciare ogni volta da capo? Cambi di governo, commissariamenti e una buona dose di miopia politica hanno accumulato colpevoli ritardi con i risultati che sappiamo in termini di efficienza ed efficacia del nostro sistema istruzione. Ad onor del vero l’Invalsi sta recuperando rapidamente terreno, ma l’imperativo è fare presto poiché nei due terzi dei paesi europei le amministrazioni centrali richiedono alle scuole un processo interno di analisi della qualità sulla base dei test nazionali.
Inoltre, diversamente da noi, i nostri partner europei sono impegnati fin dai primi anni ’90 anche nella Valutazione esterna.

Noi riteniamo che si debba favorire una cultura della valutazione e autovalutazione e della qualità degli istituti, sensibilizzando concretamente le scuole a praticarla. Vi sono esempi, esigui per la verità, di scuole che hanno eletto, là dove c’erano le competenze tra i docenti, funzioni strumentali per l’autovalutazione d’istituto che a fine anno è stata oggetto di riflessione da parte dei collegi. Buone pratiche insomma, a cui si sarebbe dovuto dare la massima considerazione e diffusione. Ma andavano sensibilizzati i dirigenti prima di tutto e quella leadership professionale di docenti, coordinatori della didattica, di dipartimento, funzioni strumentali che realizzano questo tipo di azioni nelle scuole.
 



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COMMENTI
17/02/2011 - La patente (luisella martin)

D'accordo con l'autrice dell'articolo, prendo spunto dal titolo di un commento. Presa la patente, comincia a muoversi il veicolo: Dov'è diretto? Basta la benzina che abbiamo, o l'auto va a gas? La mia patente è di tipo A o per muovere il veicolo ci vuole un altro tipo di patente? Ho fatto salire a bordo il numero previsto di passeggeri? Vado in giro seguendo un itinerario che mi piace,oppure quel percorso è indispensabile per raggiungere l'obiettivo? Ho spiegato ai passeggeri dove andiamo e perché? Ho distribuito i compiti a ciascun passeggero (chi fotografa, chi annota, chi prende i biglietti..)? Sono in contatto continuo con il mio superiore e con i parenti dei passeggeri? Ho fatto sedere davanti chi soffre il mal d'auto? Ho con me i rimedi contro piccoli infortuni? ...A queste domande bisogna che qualcuno sappia rispondere. Le leggi non bastano e non bastano nemmeno la buona volontà di alcuni presidi. E' urgente davvero che gli insegnanti siano educatori (e quindi disposti ad autovalutarsi, a correggersi, come si fa con i figli). Io ci ho provato, anche prima del 2000, dopo aver partecipato a molti corsi di aggiornamento. Ero appoggiata dalla preside, ma non sono riuscita a cambiare nulla, nemmeno le tradizionali verifiche di matematica all'esame di terza media. Forse era troppo presto, ma ora, insegnanti italiane, fate che non sia troppo tardi!

 
17/02/2011 - Stiamo tornando indietro.... (PAOLA CORRADI)

Ricordo tante promesse, il metodo Gordon Brown, l'autonomia delle scuole, la privatizzazione, e invece in Lombardia cosa succede? Non basta evidentemente che ciascun lombardo versi allo stato più di quello che riceve in termini di servizi, ma ora dobbiamo rinunciare sicuramente ad una parte del buono scuola, sì perchè ammesso che si rientri nella fascia economica, comunque il buono appare dimezzato. E nessuno dice nulla, tutto più o meno in sordina.... merito del salasso della finanziaria restituito poi con il decreto mille proroghe secondo logiche di partito e di favoritismo opportunistico. E' questo chiedo il bene comune, forse sì perché si distribuisce il bene un po' qui e un po' là, in modo estremamente democratico ma purtroppo senza criterio e lungimiranza!

 
17/02/2011 - Per guidare ci vuole la patente (enrico maranzana)

Il problema della scuola non è stato inquadrato correttamente. Si consideri l’asserzione “per la valutazione dei docenti, non siamo all’anno zero poiché ci sono dei precedenti: il ministro Moratti aveva avviato fin dal 2002 i Progetti pilota per la valutazione degli istituti”, in cui si sovrappongono, confondendole, le responsabilità della dirigenza scolastica (valutazione degli istituti) con le responsabilità dei docenti (si veda quanto ho scritto su questo giornale il 7/3/2010). Non a caso la legge parla di “sistema educativo di formazione e di istruzione” : il riferimento è un apparato unitario, strutturato in organismi strategici, tattici e operativi [CFR. TU 297/94]. Se gli organismi di governo non assolvono il mandato loro conferito che senso ha valutare i docenti? Che senso ha focalizzare il lavoro dei docenti se nelle scuole la progettazione formativa e la progettazione educativa sono pratiche sconosciute? (CFR art. 1 DPR sull’autonomia). Ma la questione non si chiude qui. L’attuale situazione scolastica è originata soprattutto da documenti ministeriali confusi che, negli anni, non hanno mai interpretato correttamente la volontà del legislatore. (Cfr. sul web, Competenze: poche idee ben confuse).