BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Perché genitori e prof hanno paura che un giovane dica "io"?

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Si conosce solo per avvenimento (A. Finkielkraut)  Si conosce solo per avvenimento (A. Finkielkraut)

3. Si può insegnare introducendo i propri allievi alla conoscenza di qualcosa senza covare in sé una attesa del nuovo?

«Si conosce solo per avvenimento» (Finkielkraut). Conoscere inizia soltanto laddove l’uomo si trova di fronte a un nuovo, a qualcosa di reale, di non costruito da sé, di altro da sé.
Facendo nostra questa affermazione ci situiamo in opposizione a Petrarca - il vero “padre” della mentalità moderna - il quale, in una sua lettera al monaco benedettino Pierre Bersuire, scrive: «A chi è esperto di ogni cosa non accade nulla di nuovo e [perciò] nulla di spaventevole» (Familiares 22). Facendo nostra questa affermazione diamo però ragione all’esperienza nostra, in cui si fa trasparente che «è una irruzione del nuovo ciò che rompe gli ingranaggi [la gabbia del già saputo, delle definizioni già date], ciò che mette in moto il processo» (Finkielkraut) di conoscenza.

D’altra parte, l’uomo che sta percorrendo un cammino conoscitivo sa molto bene che «c’è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d’antico» (Pascoli): la vera novità, pur essendo imprevista, perché imprevedibile, risponde sempre a un’attesa - non ad una immagine - che da tempo cova nel proprio animo.

Perciò la risposta a questa terza domanda è sì, se uno riduce il suo compito a quello di divulgatore, che si limita - e vuole limitare - alla descrizione e alla classificazione.
Esiste una grande differenza tra l’insegnante come ricercatore del Vero (e dell’Uno) e l’insegnante come colui che “spezza il pane della scienza” ai suoi studenti.

Non si può dare lo stesso peso a Lavoisier, a Proust e a Dalton: tutti sono stati, in qualche modo, fondatori della Chimica (facendole fare il salto dall’alchimia al suo assetto moderno), ma Dalton non si è limitato ad osservare e a descrivere la realtà, si è impegnato fino a formulare un’ipotesi sul perché delle Leggi ponderali: ha rischiato l’ipotesi atomica (prima di lui avevano parlato di atomi solo filosofi e poeti) permettendoci di scoprire così aspetti e dimensioni della realtà che immediatamente si nascondono alla nostra osservazione e che però spiegano ciò che noi osserviamo.

Ripetendo quello che già si sa si induce inevitabilmente nello studente la coscienza di una mancanza, di un vuoto che deve essere riempito, di un’assenza. Proprio su questa assenza si innesta il “potere” di chi dovrebbe educare. Altro che autonomia, altro che criticità: il riconoscimento della dignità del giovane, pur ripetuto come discorso, resta divaricato dall’atteggiamento reale dell’educatore.
 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
20/02/2011 - grazie (cinzia billa)

Lo so che è una parola misera, eppure mi viene da dire grazie. Questo articolo ha suscitato una gratitudine in me... perché mi restituisce la mia vocazione per quella cosa grande che è e apre uno squarcio nuovo sui miei confusi, sedati disagi quotidiani che sono materia preziosa per il lavoro della mia vita e che innanzitutto mi dicono: da sola non puoi nulla. Grazie ancora.