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SCUOLA/ Imparare a memoria salva i giovani dal labirinto del nichilismo

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Forse è anche un modo per espungerne la portata sovversiva: le parole di Dante e Leopardi, infatti, le vicende del Rinascimento o del Risorgimento possiedono una forza che obbliga il ricordo a evolversi in azione, in interrogazione su sé e sul proprio destino.

Non è più tanto o solo questione di imparare a memoria A Zacinto o La cavalla storna. Il problema è che l’impazienza e la distrazione scolastiche producono inesperienza della vita. Leggere e ricordare un libro (una storia di carta: I promessi sposi, per esempio) è, all’opposto, un’occasione formativa: fornisce modelli, schemi di classificazione, paradigmi di bellezza, che consentono di interpretare il futuro. Ricordare le avventure di Ulisse, l’Azzeccagarbugli manzoniano o I demoni di Dostoevskij non è una fuga dalla realtà: al contrario, offre i termini di confronto per cui la realtà attuale si disvela nella sua urgenza e profondità.

Quante volte il ricordo del Castello di Kafka ha permesso di riconoscere la cifra autentica di una situazione presente? Come non sentire che la parabola del signor Ryder (protagonista del romanzo Gli inconsolabili di Ishiguro) intimamente ci riguarda, così che, grazie a essa, non dimentichiamo il bisogno di salvezza e conforto da cui è tramato il nostro labirintico mondo, vertiginosamente carente d’amore?

Tutti potrebbero augurarsi quel che Primo Levi bramava, recitando a memoria Dante al compagno di prigionia. «Forse ha ricevuto il messaggio, ha sentito che lo riguarda, che riguarda tutti gli uomini in travaglio, e noi in specie; e che riguarda noi due, che osiamo ragionare di queste cose con le stanghe della zuppa sulle spalle». Osare è il verbo chiave: osare ricordare Petrarca o Ariosto, Manzoni o Pascoli, perché le loro parole e i loro gesti sono indispensabili al nostro bisogno attuale di significato, al nostro desiderio di dare un nome e un volto al reale.

L’incontro, che la memoria assicura, si risolve in esperienza di rigenerazione. Qualcosa - dice Levi - di umano e necessario, che ci consente di intuire «il perché del nostro destino, del nostro essere qui oggi». In tale chiave la memoria del passato non lascia la sfida del nichilismo senza una risposta. Lo ha spiegato molto bene il filosofo Richard Rorty: le grandi opere letterarie hanno la forza di «far credere alla gente che questa vita vale più di quanto abbiamo mai immaginato».
 



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COMMENTI
03/02/2011 - Lucido ed efficace (Guido Cariboni)

Grazie, spero che mio figlio incontri un insegnante così.

 
02/02/2011 - Complimenti (Giorgio Israel)

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