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SCUOLA/ 1. Tropea (Andis): non usiamo i dati Invalsi per creare una falsa meritocrazia

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Pubblicare o meno gli esiti delle prove Invalsi può sembrare una questione banale. È già stato rilevato come, dalla data di emanazione del regolamento dell’autonomia, le scuole possono e debbono valutare i risultati del servizio svolto, ed è - o dovrebbe - essere evidente che metterli a confronto con quelli di altre scuole a livello nazionale o regionale o locale rappresenta un elemento essenziale di tale analisi.

In questo dovere, tra l’altro, c’è una responsabilità specifica del dirigente scolastico, sia nel senso che deve garantire la correttezza dei comportamenti dei docenti in sede di somministrazione delle prove, sia nel senso che la comparazione - diacronica e sincronica - deve rappresentare una costante di qualunque piano di miglioramento. Non l’unica, ovviamente, poiché la scuola è fatta di processi e di relazioni, che anch’essi vanno tenuti sotto controllo, poiché spesso incidono profondamente sugli esiti.

Eppure persiste una storica diffidenza verso ogni tipo di valutazione esterna degli apprendimenti, quasi che essa implicasse una diminuzione della credibilità professionale dei docenti, anche a costo di ignorare ciò che appare oggi chiarissimo. Poiché, per esempio, alla differenza riscontrata tra zone geografiche del paese nei livelli delle rilevazioni Pisa non corrisponde un’analoga differenza nelle votazioni degli esami di stato, emerge una disparità dei criteri di  giudizio tra i commissari d’esame che alla lunga non può non mettere in discussione lo stesso valore legale del titolo di studio.

Dunque, non solo le valutazioni esterne condotte su tutti gli istituti e non a campione sono utili alle scuole per la loro autovalutazione, ma forniscono strumenti essenziali ai decisori per prendere i necessari provvedimenti in termini di perequazione, ossia di investimenti e di sanzioni. L’Invalsi sotto la presidenza di Piero Cipollone non solo ha fatto passi importantissimi nell’organizzazione tecnica delle prove - che arrivano quest’anno finalmente a toccare gli istituti di istruzione secondaria di secondo grado - ma ha mostrato grande equilibrio nel loro utilizzo, non prestandosi a strumentalizzazioni di alcun genere.

Equilibrio vuol dire non concedere nulla ad una concezione unilaterale della valutazione esterna come panacea dei mali della scuola, ma anche non nascondere la realtà certo non piacevole che le rilevazioni mettono in chiaro: prima fra tutte, l’inaccettabile grado di iniquità di un sistema come il nostro fortemente centralizzato, che dovrebbe garantire il massimo di omogeneità dei risultati.



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COMMENTI
22/02/2011 - Finalmente (Franco Labella)

Finalmente un intervento equilibrato e che restituisce senso e valore alla discussione, per molti versi finora finta, sulla meritocrazia.

 
21/02/2011 - Sei politico (Davide Sartori)

E sono anche moltissimi gli insegnanti che concedevano il "sei politico", e i loro figli: chi lo ha riconosciuto agli altri, lo vuole riconosciuto a sé stesso.

 
21/02/2011 - Tecnocrazia alla vaccinara (Sergio Palazzi)

In effetti, viene da tremare pensando a come una cosa necessaria ed intelligente come una valutazione sistematica possa incarnarsi in un Sistema intrinsecamente ottuso come quello che tiene in piedi la nostra scuola (fondato sui vizi d'origine del "titolo", del "programma" e del valore legale; che vive con la burocrazia delle circolari che richiedono note esplicative ed esegesi anche solo per essere obbedite; che rinuncia di default ad una progressione della carriera docente basata sui meriti dimostrati, trovando poi addirittura ridicola la semplice idea di puntare sulle potenzialità - quel che invece un professionista o un'azienda fanno affidando responsabilità forti ad un giovane, o quella banale di cacciar via non dico i farabutti ma nemmeno gli incompetenti, o almeno spostarli dove non possono fare danno). I testi delle prove Invalsi sono malvisti proprio perché, pur senza essere oggettivamente rivoluzionari, sono destabilizzanti di fronte ad una scuola che è la continua fotocopia di una fotocopia di qualcosa di vecchio che, forse non era un granchè nemmeno nell'originale. Il Sistema, che sarebbe nobilitante perfino chiamare "gattopardesco", quanto potrebbe stravolgere questi criteri innovativi se alle spalle non c'è una autorità (autorevole) che possa sostenerli? E dire che sarebbero tanti gli insegnanti che sognano il risveglio in un'alba radiosa...