BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ 1. Tropea (Andis): non usiamo i dati Invalsi per creare una falsa meritocrazia

Pubblicazione:

Foto: Fotolia  Foto: Fotolia

La pubblicazione degli esiti delle singole scuole metterebbe in crisi questo prudente equilibrio? Certo se lo scopo fosse quello di creare una graduatoria delle istituzioni scolastiche basata unicamente sui risultati grezzi, ignorando quegli elementi di contesto che pure le grandi indagini internazionali ed adesso anche l’Invalsi hanno cominciato a scandagliare, l’operazione sarebbe scorretta ed imbarazzante. È una cosa molto semplice: come dice benissimo Pierantoni, il confronto tra scuole diverse è assai delicato, richiederebbe di depurare i risultati dalle variabili ambientali e soprattutto può essere fatto solo o soprattutto sul valore aggiunto tra livello di entrata e livello di uscita e non sui valori assoluti.

Se non si tiene conto di questi elementi - magari nell’illusione che la “graduatoria” potrebbe spontaneamente spingere le famiglie a scegliere le migliori abbandonando le altre e per questa via migliorare il sistema - si otterrebbe il risultato opposto di approfondire la frattura sociale da cui derivano le differenze dei risultati “grezzi”.

Dunque, è utile e necessario che la pubblicazione degli esiti delle singole scuole sia accompagnata da quella relativa ai dati di contesto relativi ai condizionamenti socio-ambientali di ciascuna e -  quando sarà possibile - del miglioramento rispetto alle rilevazioni precedenti. Queste, del resto, sono le indicazioni realmente utili per orientare le decisioni dell’Amministrazione e della stessa utenza nel quadro di una strategia tesa a garantire a tutti i cittadini i livelli indispensabili di prestazione. Altrimenti si constata solo l’ovvio: le scuole “meglio frequentate” ottengono gli esiti migliori, secondo la tradizionale e mai scalfita gerarchia: licei, tecnici, professionali, agenzie di FP.

Fare un’operazione di questo genere non è semplice. Occorrono risorse (e davvero l’Invalsi ha fatto miracoli con ciò di cui dispone) e ci sarà sempre qualcuno che chiederà di più. Ma - poiché l’ottimo è nemico del bene - cominciamo a fare ciò che è possibile oggi con i dati disponibili, intanto che si  raffinano gli strumenti di indagine.
 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
22/02/2011 - Finalmente (Franco Labella)

Finalmente un intervento equilibrato e che restituisce senso e valore alla discussione, per molti versi finora finta, sulla meritocrazia.

 
21/02/2011 - Sei politico (Davide Sartori)

E sono anche moltissimi gli insegnanti che concedevano il "sei politico", e i loro figli: chi lo ha riconosciuto agli altri, lo vuole riconosciuto a sé stesso.

 
21/02/2011 - Tecnocrazia alla vaccinara (Sergio Palazzi)

In effetti, viene da tremare pensando a come una cosa necessaria ed intelligente come una valutazione sistematica possa incarnarsi in un Sistema intrinsecamente ottuso come quello che tiene in piedi la nostra scuola (fondato sui vizi d'origine del "titolo", del "programma" e del valore legale; che vive con la burocrazia delle circolari che richiedono note esplicative ed esegesi anche solo per essere obbedite; che rinuncia di default ad una progressione della carriera docente basata sui meriti dimostrati, trovando poi addirittura ridicola la semplice idea di puntare sulle potenzialità - quel che invece un professionista o un'azienda fanno affidando responsabilità forti ad un giovane, o quella banale di cacciar via non dico i farabutti ma nemmeno gli incompetenti, o almeno spostarli dove non possono fare danno). I testi delle prove Invalsi sono malvisti proprio perché, pur senza essere oggettivamente rivoluzionari, sono destabilizzanti di fronte ad una scuola che è la continua fotocopia di una fotocopia di qualcosa di vecchio che, forse non era un granchè nemmeno nell'originale. Il Sistema, che sarebbe nobilitante perfino chiamare "gattopardesco", quanto potrebbe stravolgere questi criteri innovativi se alle spalle non c'è una autorità (autorevole) che possa sostenerli? E dire che sarebbero tanti gli insegnanti che sognano il risveglio in un'alba radiosa...