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SCUOLA/ 1. Tropea (Andis): non usiamo i dati Invalsi per creare una falsa meritocrazia

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Anche le singole scuole, nel quadro dei processi di autovalutazione, possono e debbono operare “dal basso” con quella struttura di rete, comprendente statali e paritarie, cui accennava il preside Pierantoni e che mi sembra comunque indispensabile come interfaccia della valutazione esterna e come spinta verso le condizioni (carriera dei docenti, ma anche concezione del profilo professionale del dirigente scolastico, non assimilabile tout court con quello amministrativo) che fanno vivere l’autonomia.

Se invece qualcuno pensasse di utilizzare la pubblicazione dei dati come chiave di volta per una campagna a favore di una “meritocrazia” fondata sugli esiti grezzi, allora non renderebbe un servizio né al sistema, né agli operatori, né, in ultima analisi,  alle famiglie, che finirebbero per allinearsi (quelle che lo possono) per gruppi omogenei in base alla provenienza sociale, economica e culturale.



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COMMENTI
22/02/2011 - Finalmente (Franco Labella)

Finalmente un intervento equilibrato e che restituisce senso e valore alla discussione, per molti versi finora finta, sulla meritocrazia.

 
21/02/2011 - Sei politico (Davide Sartori)

E sono anche moltissimi gli insegnanti che concedevano il "sei politico", e i loro figli: chi lo ha riconosciuto agli altri, lo vuole riconosciuto a sé stesso.

 
21/02/2011 - Tecnocrazia alla vaccinara (Sergio Palazzi)

In effetti, viene da tremare pensando a come una cosa necessaria ed intelligente come una valutazione sistematica possa incarnarsi in un Sistema intrinsecamente ottuso come quello che tiene in piedi la nostra scuola (fondato sui vizi d'origine del "titolo", del "programma" e del valore legale; che vive con la burocrazia delle circolari che richiedono note esplicative ed esegesi anche solo per essere obbedite; che rinuncia di default ad una progressione della carriera docente basata sui meriti dimostrati, trovando poi addirittura ridicola la semplice idea di puntare sulle potenzialità - quel che invece un professionista o un'azienda fanno affidando responsabilità forti ad un giovane, o quella banale di cacciar via non dico i farabutti ma nemmeno gli incompetenti, o almeno spostarli dove non possono fare danno). I testi delle prove Invalsi sono malvisti proprio perché, pur senza essere oggettivamente rivoluzionari, sono destabilizzanti di fronte ad una scuola che è la continua fotocopia di una fotocopia di qualcosa di vecchio che, forse non era un granchè nemmeno nell'originale. Il Sistema, che sarebbe nobilitante perfino chiamare "gattopardesco", quanto potrebbe stravolgere questi criteri innovativi se alle spalle non c'è una autorità (autorevole) che possa sostenerli? E dire che sarebbero tanti gli insegnanti che sognano il risveglio in un'alba radiosa...