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SCUOLA/ 2. E ora "liberalizziamo" Dante e Manzoni contro i maestri della noia

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L’obiettivo dell’insegnamento non deve essere più quello di formare dei critici letterari in miniatura (obiettivo peraltro destinato al fallimento), ma quello di aprire lo sguardo e la mente dei discenti alla strordinarietà della letteratura: “Uno degli errori d’impostazione dell’attuale generale modo di insegnare la poesia e la letteratura è il tentativo di fare dei ragazzi degli esperti. Invece che degli amanti” (Contro la letteratura, pag. 29). E la formazione universitaria di noi docenti, inevitabilmente anche tecnica (storica, linguistica o filologica che sia), a che serve, a questo punto? A sottrarre l’interpretazione (altra parola chiave rondoniana) dello studente all’arbitrio e all’immediatezza della reazione emotiva, è la risposta di Rondoni.

Ma perché rendere facoltativo questo insegnamento? Perché, spiega Rondoni citando Pennac, il verbo “leggere” non sopporta imperativi, così come il verbo amare: a differenza di altri oggetti di conoscenza - esempio quelli della cosiddette scienze esatte - l’arte non può prescindere, per essere conosciuta, dalla libertà di chi vi si pone davanti. Il ragazzo deve trovare in sé e da sé la motivazione per studiare letteratura, e la trova se capisce, anche per merito dell’insegnante, ma non solo, che quelle parole hanno qualcosa a che vedere con lui, hanno e avranno sempre, ogni volta che egli le rileggerà, qualcosa da dirgli. La facoltatività dell’insegnamento sarà anche (e sottolineo anche, perché c’è sempre di mezzo la libertà dello studente) una prova della validità e bontà dei metodi impiegati da chi la insegna, cioè sarà una sfida ed un rischio per l’insegnante (nel libro si parla anche del problema della formazione e del reclutamento dei docenti).
 
Le domande degli insegnanti presenti in sala hanno espresso da una parte un certo sconcerto, soprattutto per le parti meno realizzabili nell’immediato della proposta (vedi facoltatività dell’ora di letteratura), dall’altra il desiderio di poter valorizzare e rendere prevalente nel proprio insegnamento quanto di quello che Rondoni propone già vi si trova.
Sì, giovedì sera è stato un avvenimento: venerdì mattina il mio modo di leggere e spiegare in classe I Promessi Sposi è stato diverso.
 



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COMMENTI
21/02/2011 - non condivido (laura cioni)

per niente i giudizi espressi su Benigni, su Fo e sulla Littizzetto, ma in queste cose le opinioni differenti sono una risorsa. Piuttosto mi stupisce che gli insegnanti (io non lo sono più) non perdano l'occasione di disistimare i propri colleghi. Andiamo, la scuola è piena di gente che fa dignitosamente il proprio mestiere. Non tutti sono dei geni o dei santi educatori. A che serve martellarsi sulle dita? Non certo a migliorarsi o a far migliorare, a riprendere fiducia e respiro. Il moralismo è veramente controproducente, in ogni campo.

 
21/02/2011 - D'accordo sia sulla difficoltà sia sulla necesstà (Sergio Palazzi)

Bellissimo resoconto, Daniela. Mi spiace di non esserci stato. Condivido spirito e forma di quanto detto da te e di quanto riporti di Rondoni, e mi sembra ancora più vero dal mio punto di vista di mestierante della chimica, non della letteratura. Quanto sono utopiche le posizioni di Pennac da cui si parte? ovvero, quanto una scuola può rinunciare a "fare qualcosa per forza" trascurando che almeno in 1 discente su 20 quella forzatura può essere l'unico stimolo che lo porta a iniziare un percorso che poi diventerà proprio il suo, o comunque sarà importante? Credo che la scuola, che in ogni sua forma organizzata è una istituzione intrinsecamente coercitiva, non possa rinunciare a far fare qualcosa "per forza" senza smettere di esistere. Il problema è invece quanto infinitamente mediocri ed ordinari siamo "noi" docenti (per stavolta parlo di voi letterati, di solito parlo di noi scienziati!) nel non saper dare senso e scopo all'insegnamento. Vedi, il successo di letture e commenti di Benigni, geniali solo in minima parte e perlopiù banali e grossolani (lo stesso Fo è due spanne sopra, ma pensa a che bella invece la letteratura della prof. Litizzetto!) dimostra che il medium "usuale" di trasmissione delle lettere, cioè l'insegnante pagato per farlo, è veramente troppo al di sotto delle aspettative. Cominciamo spazzando via dalle antologie TUTTO l'apparato critico-menatologico salvo al più le note lessicali, e diciamo di cercare le biografie su wikipedia e le critiche in biblioteca?