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FUORICLASSE/ La fine di una fiction che ha "tradito" il cuore dei giovani

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Luciana Littizzetto in una scena di Fuoriclasse (Foto Ansa)  Luciana Littizzetto in una scena di Fuoriclasse (Foto Ansa)

Possiamo piuttosto dire che non importa se giovani o adulti, i protagonisti sono tutti accomunati da un unico grande tema, cui restano sottesi dal primo all’ultimo episodio: l’innamoramento. Verrebbe da dire che Fuoriclasse non sia una fiction sulla scuola, come dichiarato, ma un vero e proprio trattato sull’innamoramento. Tutti si innamorano di tutti con un assortimento di combinazioni il più variegato possibile: ragazzo-ragazza, ragazzo-ragazzo, ragazzo-professoressa, ragazzo-professore, ragazza-professore, professore-professoressa, genitore-professore, professore-ragazza. Variazioni dello stesso tema in cui il primato va allo sguardo, non alla parola e al dialogo. Sono infatti frequentissime e innumerevoli le scene in cui l’oggetto dell’innamoramento di turno si trova al centro dell’inquadratura con davanti e dietro due altri soggetti che sospirano per lui/lei. Il regista ha lavorato molto sulla profondità di campo, ma assai poco sulla profondità degli affetti. L’azione si riduce così ad un grande gioco a specchi in cui chi guarda è a sua volta guardato da un altro.

L’amore non sta di casa in questa fiction, essenzialmente perché - a differenza dell’innamoramento che è im-mediato (il colpo di fulmine!) - richiede un lavoro per darsi e mantenersi. E raramente i nostri protagonisti si mettono al lavoro nei rapporti; si agitano invece, preda di sentimenti spesso ingovernabili, ma non pensano, non riflettono, tendono a non concludere. Parlano tanto, e non si dicono niente.
Chi ha sceneggiato e diretto Fuoriclasse non ha certo dimostrato amore per il pensiero dei ragazzi, vera loro risorsa nella strada per diventare grandi. Purtroppo un vizio di partenza che ha corrotto l’intera narrazione impoverendo la credibilità e lo spessore dei personaggi.

Ma noi non ci perdiamo d’animo: attendiamo con pazienza qualche (vero) fuoriclasse che trovi il coraggio di parlare diversamente di scuola e ragazzi. Dimostrando che lo si può fare anche in televisione, in una fiction popolare.
Intanto loro, i ragazzi veri, per fortuna continuano a riempire le scuole delle loro domande, magari non riconosciute e mal poste, ma non per questo inesistenti. In fin dei conti è per loro che, ogni mattina, i Passamaglia di carne prendono sottobraccio il registro e si incamminano lungo i corridoi. E’ per loro che entrano in classe tirandosi la porta dietro le spalle, con l’intuizione, più o meno consapevole, di non trovarsi affatto in una stanza chiusa, ma di fronte a una finestra spalancata sull’universo. 




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