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SCUOLA/ Amare la letteratura? L'emozione non ha mai educato nessuno

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Per favore, ritorniamo coi piedi per terra. Non per la difesa dello status quo, né per quella dell’italiano, ma per quella educazione di cui tanto si parla senza riempirla di contenuti, per quella umanità che vorremmo per noi e per i più giovani capace di tenacia, di determinazione, di sacrificio nell’affrontare le difficoltà costituite anche solo da una ostica versione di latino, lieve allenamento alle ben altre avversità della vita.

Non esperti, ma amanti, dice Rondoni. Ma l’amore non è solo innamoramento, è anche vita comune, con tutta la minuziosa gamma di azioni, silenzi, ansie, rabbie, pazienze che essa comporta.
“L’amore delle lettere e il desiderio di Dio”: è il titolo di un famoso saggio, di recente ricordato anche su ilsussidiario.net; parla della cultura umanistica nella vita monastica. Quanto monaci hanno ricopiato per secoli il De Amicitia di Cicerone affinché poi nel XII secolo la scuola cistercense ne traesse la dottrina dell’amicizia spirituale, origine lontana ma reale della poesia romanza? E i grandi maestri di quella dottrina non si saranno forse sforzati di imparare la retorica di Cicerone prima di scrivere come hanno scritto? Non avranno dovuto leggersi Ovidio prima di rifiutarlo come un cattivo maestro? Quanti avvenimenti avranno vissuto in questo lavoro incessante nei loro scriptoria bui e freddi?

Per favore, abbiamo l’umiltà di imparare dai grandi, il pudore di non usare parole vere per comunicare una emotività impura perché momentanea, non sedimentata, sempre alla ricerca di conferme, sempre smaniosa di iterazioni. Mi sembra che la parola avvenimento sia una di queste. E si sciupa così. Con che cosa la sostituiremo, quando ci sarà venuta a noia del tutto?
Grazie per avermi ascoltato.



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