BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Rigotti: cari prof, non si insegna (e non si impara) nulla senza libertà

Pubblicazione:

Conoscere esige come oggetto qualcosa di reale  Conoscere esige come oggetto qualcosa di reale

L’insegnamento è possibile se, oltre l’insegnante, c’è qualcuno che impara e qualcosa che è imparato. Anzi, chi impara e la cosa imparata sono, a ben vedere, i fattori costitutivi della vicenda dell’insegnamento. Impariamo, infatti, infinite cose senza che nessuno propriamente ce le insegni: imparare la nostra lingua (che magari è il nostro dialetto) dai genitori non è come imparare la grammatica o l’ortografia dall’insegnante. Imparare la lingua dai genitori è imparare dall’esperienza, dal rapporto diretto con la realtà umana e non umana che ci circonda, interagendo nell’esperienza mediata dalla comunicazione con i nostri genitori e gli altri adulti. È così che impariamo, talvolta a nostre spese e comunque a nostro vantaggio, che l’acqua può scottare o raggelare, che i fichi sono più dolci delle mele, che il coltello taglia e che la rosa può anche pungere (e la camelia invece no), che, se c’è un sotto, deve necessariamente esserci anche un sopra, e che la neve, prima o poi, si scioglie. L’evento che segna il successo dell’insegnamento è, in ogni caso, al di là dell’insegnante.

 

Mi paiono importanti due messe a fuoco:

a) Per un soggetto, imparare o, forse meglio, apprendere, è cominciare a conoscere qualcos’altro. Oggetto  di conoscenza può essere solo ciò che è reale. Questo spiega il non-senso di una frase come

Giovanni sa che Luigi è arrivato, ma io so che Luigi è rimasto a casa

mentre sono possibili sia

Giovanni crede che Luigi sia arrivato, ma io so che Luigi è rimasto a casa

e

Giovanni crede che Luigi sia arrivato, ma io credo che Luigi sia rimasto a casa.

Posso parlare di conoscenza solo in rapporto alla realtà: per la sua struttura semantica e ontologica il conoscere presuppone (esige) come oggetto qualcosa di reale, ossia presuppone la verità del suo oggetto.

 

b) Il fatto che il nesso fondamentale sia quello fra chi impara e la cosa imparata, non significa che il ruolo dell’adulto nell’apprendimento scompaia e nemmeno che sia di poco conto. Come vedremo, l’adulto è presente, ma non è un “travasatore” di contenuti secondo programmi preconfezionati. Il suo ruolo è più delicato ed incisivo.

 

Approfondiamo brevemente sul primo punto. Apprendere come fare “conoscenza di” non è acquisire un’informazione, sia pure materialmente vera. L’informazione diventa conoscenza solo quando diventa rilevante per il soggetto, quando assume significato per il suo destino. Acquista interesse in quanto il rapporto del soggetto con la cosa che l’acquisizione della conoscenza porta in luce, conduce il soggetto alla consapevolezza della rilevanza che questa cosa ha per lui, della pertinenza della cosa al suo destino.

È diverso inquadrare la presenza degli umani sulla terra come un incidente increscioso di cui l’etica e l’ecologia suggeriscono di delimitare il più possibile le implicazioni perverse, o come lo sbocciare sorprendente, misterioso di un’autocoscienza capace di interrogarsi sul senso di sé, cioè capax Dei.



  PAG. SUCC. >