BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Rigotti: cari prof, non si insegna (e non si impara) nulla senza libertà

Pubblicazione:

Conoscere esige come oggetto qualcosa di reale  Conoscere esige come oggetto qualcosa di reale

Così prende tempo. Credo che questa insegnante abbia davvero trovato un modo adeguato per fare argomentazione nella scuola: non si tratta di introdurre una materia in più allestendo una piccola teoria dell’argomentazione, ma di insegnare argomentando, ossia di insegnare dando le ragioni. Il primo passo nell’argomentazione, che è una messa alla prova della propria posizione davanti alla ragione dell’altro, è il riconoscimento e la stima della ragione dell’altro. Il bisogno di verifica manifestato dall’allievo viene così incoraggiato. Al tempo stesso la disponibilità dell’insegnante fa cogliere all’allievo l’importanza e la serietà dell’impegno argomentativo.

 

So per certo che questa insegnante, tornata a casa, parlò del suo problema con alcune amiche e ne discusse a lungo anche con suo marito. Era importante anzitutto chiarire il punto: non si trattava di mostrare che la scienza, almeno finora, non aveva falsificato la religione, ma che non avrebbe mai potuto né potrebbe mai farlo e questo perché scienza e religione, pur contribuendo ambedue, in quanto forme di conoscenza, alla nostra comprensione della realtà, lo fanno per aspetti diversi. In altre parole, scienza e religione hanno oggetti formali diversi e non possono dunque contraddirsi. Si trattava di esprimer tutto questo attraverso la categorialità dell’allievo. Ebbene proprio il riferimento agli infiniti perché dell’argomentazione nella sua primissima fase offrì in quell’occasione all’insegnante lo strumento categoriale adeguato. Al ritorno in classe si espresse grosso modo così:

La scienza e la religione ci servono a capire noi e la realtà in cui viviamo e capire significa saper dire perché. Ci sono dei perché a cui risponde la religione (perché esistiamo, perché non si  può uccidere?) e dei perché a cui risponde la scienza (perché d’inverno è più freddo? perché ci sono le maree?). Scienza e religione sono ambedue necessarie per capire la realtà e dare senso alla vita.

Naturalmente tutti in classe andarono a gara a portare esempi dei perché più svariati chiedendo se fossero perché scientifici o religiosi.

 

Ma veniamo ora al punto b): qual è il ruolo dell’adulto nell’apprendimento, cioè nell’acquisizione di conoscenza?

Insegnare non è un verbo causativo in senso stretto, non equivale a causare che un altro impari perché l’oggetto indiretto, cioè quest’altro, è un essere umano, dunque libero: perciò l’evento dell’apprendimento non può essere l’effetto scontato di nessun intervento dell’adulto. Inevitabilmente, quando l’insegnamento opera prescindendo dalla libertà, dall’interesse e dalla ragione dell’apprendente, esso può dare luogo solo a un addestramento, anzi, a una manipolazione.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >