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SCUOLA/ I Colloqui Fiorentini: se la conoscenza è un incontro, cambia tutto

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A Firenze si respira un'aria nuova? (Imagoeconomica)  A Firenze si respira un'aria nuova? (Imagoeconomica)

Questo incontro è diventato una storia e, quando si è presentata un’occasione favorevole, ha generato la sua proposizione pubblica, permettendoci di incontrare il bisogno di conoscenza e di insegnamento nuovi presente in quanti hanno poi accolto le nostre proposte.  

 

2. Accade ai nostri Convegni, perché accade nelle nostre classi e scuole in cui il bisogno di conoscenza dei nostri studenti impatta una “presenza che si impone” alla loro curiosità, alla loro attenzione, al loro desiderio, e si impone, perché ricca di realtà amata e conosciuta, proprio per un rapporto nuovo con la realtà. Ne consegue la proposta non di una conoscenza qualsiasi, quella solita delle scuole o università, ma di una conoscenza nuova. Essa:

 

a) provoca l’io ad essere protagonista necessitato e ad aprirsi a tutto. Le lezioni in classe, e i convegni pubblici, diventano così il regno dell’io, perché coinvolgono la totalità della persona e la totalità del suo bisogno, come documenta questo intervento di una studentessa della terza classe di un Istituto Tecnico per il Turismo di Firenze: “Sentivo che alla mia vita mancava qualcosa, ma non sapendo cosa le mancasse, neanche lo cercavo. Poi ho iniziato la Terza e ho capito cosa cercavo: l’ho capito attraverso l’insegnamento e lo studio di letteratura e storia. Prima non lo capivo bene, ma ciò che cercavo era un senso per la mia vita. Ora mi sono messa al lavoro. Sicuramente non posso dire di aver capito tutto, ma ora mi sono messa al lavoro ed è un’esperienza che ti porta a stupirti di essere stata cieca così a lungo, un’esperienza che ti spinge a cambiare il tuo modo di conoscere, di vedere le cose, di vivere. Più ci penso […] più mi rendo conto di non voler diventare una persona superficiale. Voglio vedere ciò che sta dietro ai gesti, agli sguardi, alle parole delle persone, vedere quello che adesso non vedo, capire quello che adesso non capisco. Chi ha vissuto un’esperienza del genere va oltre le apparenze, vede la bellezza che la superficialità non riesce a percepire e che quindi crede di dover creare lui, non accorgendosi invece che il problema sta solo nel riconoscerla. Durante le lezioni mi sono sentita ‘tirata in causa’, provocata e ho sentito, e sento, il dovere di capire e rispondere, sapendo quello che dico. Il mio scetticismo iniziale si è trasformato in interesse e curiosità di capire, di conoscere, di imparare a vedere con un’altra sensibilità. Per concludere cito la frase che più mi è rimasta impressa nella mente e che mi ha fatto pensare all’eccezionalità e alla singolarità di questa esperienza: La persona si apre alla abissale verità della sua natura umana ed è scoperta esplosiva, deflagrante, che non lascia più niente come prima, perché prima l’io, senza questa coscienza, quasi non esisteva”.



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