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SCUOLA/ I Colloqui Fiorentini: se la conoscenza è un incontro, cambia tutto

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A Firenze si respira un'aria nuova? (Imagoeconomica)  A Firenze si respira un'aria nuova? (Imagoeconomica)

4. La ricaduta nell’attività didattica ordinaria si può documentare:

a) A livello del lavoro del singolo insegnante. Un’insegnante di Istituto Professionale di Firenze ci scrive: “Vi scrivo per ringraziarvi del Convegno su Caproni, perché vedo già dei frutti inaspettati: 1. la gioia della mia collega e di alcuni alunni in particolare. 2. la bellezza di aver scoperto un autore tanto affascinante. 3. il lavoro che è nato: ho trascritto tutti gli appunti del convegno, li ho fotocopiati e distribuiti, ho ripreso punto per punto la lezione, leggendo i testi proposti, analizzandoli, mettendolo (Caproni) in programma, facendoci sopra, da domani, le interrogazioni e inserendolo nel prossimo compito scritto (tipologia A dell'esame di stato - analisi del testo - poesia di Caproni non studiata in classe). Sono colpita perché non avevo certo pensato che  potesse nascere tutto ciò e devo dire che i ragazzi sono contenti; incredibilmente hanno imparato che cosa è la  prosopopea, sentono i suoni simili, trovano rime interne al verso. E alcuni con vero gusto”.

 

b) A livello del lavoro di istituto. “Le Vie d'Europa - dice il prof di un istituto comprensivo fiorentino - sono una possibilità per me, insegnante di lingue di sfidare la mia professionalità e rimettere in moto il mio desiderio di incontro con il reale, nella fattispecie con un autore anche nel particolare dell'espressione linguistica originale. Proponendo il progetto delle Vie d’Europa a scuola mia, ho suggerito, in consiglio di classe, che le tematiche affrontate attraverso l'autore potessero essere uno spunto anche per il lavoro che tutta la sezione a indirizzo musicale svolge e che si conclude poi in un concerto finale. La proposta fatta si è concretizzata in un lavoro fra i vari docenti (italiano, lingue straniere e strumento) per quattro anni consecutivi, cosa che ha permesso agli studenti e, nel concerto di fine anno anche a tutti i genitori, di verificare cosa significhi introdurre i propri alunni ad una idea di unitarietà del sapere attraverso le varie espressioni dell'uomo. Il progetto Le Vie d'Europa si è, nei quattro anni, allargato, tanto che su 21 classi della nostra scuola (7 sezioni) ben 4 terze e 2 seconde hanno preso parte al Convegno. Il metodo che è nato dal lavoro su Le Vie d'Europa ha segnato anche una possibilità di confronto per tutti i docenti della scuola; nel consiglio di presidenza esso è stato preso come modello con cui confrontare gli altri progetti o impostarne di nuovi”.

 

(Gilberto Baroni, Diesse Firenze)

 



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